Dai Carabinieri del Nas alla Polizia: la sanità senza anticorpi si difende da irregolarità e abusi
I precedenti in Asl e ospedali ma anche gli ultimi fatti di cronaca confermano la tendenza del Servizio sanitario a delegare aspetti conflittuali o molto complessi che dovrebbero essere risolti “in house” a istituzioni che dovrebbero occuparsi di altre criticità
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Possiamo definirlo “militarizzazione della Sanità”: intendendo con ciò il ricorrente fenomeno di chiamare le forze dell’ordine in aiuto delle aziende sanitarie non per specifici compiti istituzionali delle forse dell’ordine stesse ma per fatti di natura gestionale rispetto ai quali le strutture aziendali a essi deputate non sono in grado di fornire soluzioni, sia per l’assoluta anomalia delle situazioni, sia - molto più spesso, purtroppo - per l’ incapacità di riuscire o volerle risolvere.
I precedenti
Possiamo citare, per il passato, i casi del protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e il Comando Carabinieri per la Tutela della Salute per una collaborazione operativa di controllo e monitoraggio sulle liste di attesa presso gli erogatori pubblici e privati. E risale al 2019 l’accordo tra La Regione Lazio e la Guardia di Finanza per presidiare le operazioni di sorteggio dei concorsi da primario. Si ricorda, inoltre, che nel novembre 2022 in tutta Italia si è svolta un’indagine dei Nas per verificare la regolarità nei contratti e nelle modalità di reclutamento da parte delle strutture del Ssn dei cosiddetti “gettonisti”.
Nei primi giorni di dicembre sulla stampa sono apparse due notizie che si ricollegano allo spiacevole fenomeno di cui di parlava sopra. Le vicende sono alquanto diverse perché luna ha una valenza assolutamente generale, mentre l’altra riguarda il caso di un singolo soggetto. Nondimeno, entrambe hanno avuto una grande risonanza mediatica e costituiscono agli occhi dell’opinione pubblica l’ennesima spallata, davvero non necessaria, al S.s.n.
Il Nas in campo
Il primo episodio riguarda una struttura accreditata della Regione Lombardia – peraltro molto famosa - dove mercoledì 10 dicembre i carabinieri del Nas sono intervenuti in un reparto dell’ospedale per approfondire quanto accaduto tra il 5 e il 7 dicembre, quando alcuni infermieri di una cooperativa esterna avrebbero commesso errori tali da mettere “a elevatissimo rischio i pazienti”. Da quanto riporta la stampa, la affidabilità professionale della cooperativa era molto bassa. E il commento politico che si tratta di una ”criticità fisiologica” non migliora certo l’imbarazzo che l’episodio ha generato. La professionalità e l’operato degli infermieri dovrebbero essere di competenza della Direzione sanitaria, dei coordinatori infermieristici e, a monte, degli uffici del personale; non certamente dei Carabinieri. La circostanza che si tratta di una struttura privata di proprietà del più grande gruppo ospedaliero privato italiano non cambia i termini della questione, perché per i cittadini e ai fini dell’assistenza è equiparata in tutto alle strutture pubbliche, in quanto l’ accreditamento sanitario è il provvedimento con il quale viene riconosciuto lo status di potenziali erogatori di prestazioni sanitarie nell’ambito e per conto del Ssn.
La polizia e l’Asl
L’altra notizia, davvero eclatante, concerne una dirigente ingegnere licenziata da una azienda sanitaria che il 5 dicembre si è presentata comunque, e indebitamente, al lavoro contestando la procedura di recesso. La Direzione strategica ha dovuto chiamare la polizia che ha accompagnato la dirigente fuori dagli uffici aziendali. È impensabile entrare nel merito di quello che è successo, perché è di tutta evidenza come la questione sia delicatissima e le narrazioni ricavate dai giornali sono giocoforza generiche o incomplete per poter conoscere le ragioni delle controparti.








