Iperammortamento

Dai bonus la spinta agli investimenti in macchinari

Produttori di impianti e studi di ingegneria segnalano la ripresa degli ordini. Ancora incompleto però l’iter normativo.

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«I primi dati in generale sono incoraggianti - spiega Riccardo Rosa - e se guardo a quello che succede nella mia azienda ho già visto la conferma di oltre tre milioni di ordini dall’Italia».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Risultato non isolato quello del presidente di Ucimu, con i costruttori di macchinari a ritrovare una parziale spinta delle commesse dopo lo sblocco dei nuovi bonus, svolta arrivata dopo mesi di attesa il 12 giugno, con le regole operative e l’apertura del portale Gse per depositare le prenotazioni degli investimenti. Svolta quanto mai auspicata, alla luce dei risultati recenti, impasse visibile nei numeri degli ordini raccolti in Italia nel primo semestre dell’anno. Deboli anzitutto per i costruttori di macchine utensili, che hanno vissuto un calo delle commesse nazionali di oltre il 30% tra gennaio e giugno, quasi del 40% nel secondo trimestre. Frenata che il settore dei beni strumentali ha visto anche in generale, a livello di Federmacchine, con una riduzione degli ordini sul mercato interno di più del 9%.

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«Questa nuova misura - spiega Rosa - darà sicuramente un rilancio agli investimenti in nuove tecnologie e in effetti gli ordini stanno arrivando e altri ne aspettiamo alla ripresa di settembre. Vedo fermento nel settore della difesa ma più in generale nella meccanica e nello stampo. Le prospettive? Va dato atto al Mimit di aver messo in campo una misura con durata pluriennale e questo per il settore è decisamente importante».

«Il mese di giugno, dopo il varo del decreto, in effetti per noi è stato molto buono - aggiunge il titolare della veneta Omera Massimo Carboniero - con lo sblocco di ordini “dormienti” per oltre tre milioni di euro. C’è un risveglio di investimenti che riguarda più comparti, tra riscaldamento e ventilazione, casalinghi. Ma anche nell’auto, tra chi lavora nei segmenti premium».

«Grazie a giugno e a luglio, dove lo scatto è stato del 20% - aggiunge Mauro Biglia, titolare dell’omonima azienda piemontese di torni - gli ordini italiani del 2026 sono oltre i livelli dello scorso anno di 6-7 punti. Il mercato si è mosso, anche se devo dire che lavorando con numerosi terzisti vediamo ancora parecchia cautela: l’incertezza globale frena i progetti e in molti casi i clienti dicono di voler aspettare settembre. Anche perché, avendo di fronte una misura pluriennale, per fortuna la corsa frenetica all’incentivo non c’è».

Scatto visibile anche tra le società di ingegneria che assistono le imprese nell’accesso ai bonus, come capita allo studio Quarenghi, 25 addetti e pratiche gestite per oltre mezzo miliardo di incentivi lo scorso anno. «Da quando il decreto è stato varato - spiega Sergio Quarenghi - riceviamo almeno 5-6 richieste al giorno da parte delle imprese e per la ripresa di settembre sono ottimista. Anche se le regole vanno ancora completate».

Se infatti dal 12 giugno è operativo il decreto che consente di prenotare l’investimento sul portale Gse e dal 21 luglio è attiva anche la piattaforma per l’invio delle comunicazioni di conferma dell’investimento, manca l’ultimo miglio legato alla comunicazione di completamento dell’operazione, provvedimento annunciato all’interno dell’ultimo decreto.

«Alcuni clienti hanno investito nel 2026 e già terminato l’installazione - spiega Quarenghi - ma la procedura non può essere completata proprio per questo motivo. C’è però da dire che gli sgravi saranno mediamente fruibili per le aziende solo dal prossimo anno e quindi c’è ancora tempo per intervenire». L’eccezione riguarda quanti chiudono l’esercizio al 30 giugno, imprese che al momento non possono avviare la deduzione delle quote già da tale esercizio.

«Dal 12 giugno c’è stata una forte crescita dei progetti - spiega Alessandro Di Raddo, titolare della società di ingegneria Diratec - con investimenti che spaziano da poche migliaia di euro a decine di milioni: ogni giorno tra mail e telefonate abbiamo 7-8 richieste di pratiche, spero di potermi fermare almeno nella settimana di ferragosto, ad oggi si fatica a star dietro ai preventivi».

I dati delle prenotazioni (9mila pratiche per tre miliardi negli ultimi dati resi disponibili dal Mimit il 15 luglio) sono incoraggianti, anche se per un rilancio vero servono numeri diversi: il solo dato dei consumi interni di Federmacchine per gli impianti vale 28 miliardi, che salgono a 170 se si allarga il perimetro alla classificazione Istat di macchinari e attrezzature (+armamenti). Sfogata la coda creatasi per l’attesa del provvedimento, il vero banco di prova sarà a partire da settembre, quando i flussi andranno a regime e si potrà misurare la voglia di investire delle imprese, che a questo punto sono nelle condizioni di poter pianificare.

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Grazie ad una misura che offre per gli investimenti fino a 2,5 milioni un beneficio di oltre il 43%, andando quindi quasi a dimezzare l’esborso per l’impresa. Misura che per una volta è stata resa stabile, con un orizzonte che arriva fino a settembre del 2028, scadenza che già qualche associazione industriale punterebbe comunque a spostare più in là di alcuni mesi, tenendo conto del semestre di ritardo accumulato tra varo della legge di Bilancio a fine 2025 e possibilità di prenotazione degli ordini, resa disponibile solo dal 12 giugno.

Questo tuttavia non è l’unico cambiamento auspicato da parte dei costruttori di impianti.

«Credo si debba tornare a chiedere con forza la tutela del Made in Europe - aggiunge Carboniero - cercando di arginare la concorrenza cinese, che per alcuni comparti dei macchinari sta diventando ingestibile, con produzioni sottocosto sovvenzionate da Pechino. A livello europeo si cerca una definizione condivisa per poter difendere la manifattura, spinta che arriva con forza ora anche dagli industriali tedeschi, il cui numero uno è presidente del consiglio di supervisione di Trumpf, il maggiore gruppo di macchine utensili del Paese».

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