Domani la premier negli Usa

Dagli investimenti negli Usa all’acquisto di gnl, ecco su che cosa punta Meloni per convincere Trump

La decisione improvvisa di Trump della scorsa settimana di sospendere la maggior parte dei dazi globali per 90 giorni ha alleggerito parte della pressione sulla leader di Fdi, il che significa che non sentirà il bisogno di tornare con un accordo, ma piuttosto di creare il giusto ambiente per un’intesa

di Redazione Roma

La foto ritrae l’incontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni del gennaio scorso nella residenza del tycoon al Mar-A-Lago Club, Palm Beach, Florida.

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Portare a casa un risultato sui dazi utile a Roma come a Bruxelles, difendendo l’interesse nazionale all’interno della cornice europea. È stretta e contornata di paletti la strada che domani, giovedì 17 aprile, porterà la premier Giorgia Meloni alla Casa Bianca. L’obiettivo è allentare le tensioni dei dazi statunitensi sulle merci europee e porsi come ponte tra Washington e Bruxelles. Una missione tutt’altro che facile.

Meloni è sotto pressione in patria per proteggere l’economia italiana trainata dalle esportazioni, che l’anno scorso ha registrato un surplus commerciale di 40 miliardi di euro (45,4 miliardi di dollari) con gli Stati Uniti, deve anche essere vista come una difesa degli interessi dell’intero blocco dell’Ue a 27 nazioni.

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La missione più attesa è dunque anche quella più insidiosa. Perché sono tutt’altro che distensivi i segnali inviati da Washington verso l’Europa a ridosso della visita della premier. La premier non nasconde le difficoltà del faccia a faccia con Trump, il presidente suo “amico” che ora deve convincere a dialogare con l’Ue per rinunciare alle barriere commerciali e valutare un accordo di libero mercato transatlantico, dopo due settimane di tensioni e mercati azionari in agitazione.

La premier: fase complessa e in rapida evoluzione, ora lucidità

«Abbiamo a cuore i produttori e che la nostra priorità è sempre stata quella di facilitare il loro accesso ai mercati, promuovere la qualità italiana e ridurre le barriere che ostacolano la nostra capacità di crescere - ha detto Meloni in un videomessaggio all’Assemblea Generale del Consorzio per la Tutela del Grana Padano -. Continueremo in questa direzione, anche e soprattutto in questa fase tanto complessa quanto in rapida evoluzione, nella quale è necessario ragionare con lucidità, lavorare con concretezza, lavorare con pragmatismo».

Interlocutore imprevedibile

Ma l’imprevedibilità dell’interlocutore è una delle variabili di una partita in cui la premier ha preparato diverse carte da giocare. Una può essere l’aumento di investimenti Oltreoceano da parte di gruppi italiani come Leonardo o Eni, o l’acquisto di materiale militare e gas naturale liquefatto. Sul tavolo c’è l’obiettivo minimo del 2% in chiave Nato, che nel governo considerano vicino grazie a un riordino dei capitoli di spesa da inserire alla voce Difesa. Il problema è andare oltre. Il ministro dell’Economia Giorgetti ha già chiarito che l’Italia punta a raggiungere l’obiettivo “senza attivare la clausola nazionale” per la sospensione del Patto di stabilità, parte del programma europeo Defence Readiness 2030.

Vengono così smentite seccamente dal governo le voci di un possibile scostamento sul tavolo del Consiglio dei ministri di venerdì, al ritorno della premier da Washington. Ogni scenario è oggetto di attente valutazioni, ancor di più dopo l’esito del colloquio nello Studio Ovale. Sempre venerdì sarà a Roma il vice di Trump, JD Vance, che vedrà Meloni, Salvini e Tajani, ma non ha in programma un incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricoverato al Santo Spirito di Roma per l’impianto di un pacemaker. E intanto ha riservato un nuovo affondo all’Europa, che non può essere «il vassallo permanente degli Stati Uniti in termini di sicurezza. La maggior parte delle nazioni europee - ha aggiunto Vance - non ha forze armate in grado di garantire una difesa ragionevole». Fra le eccezioni ha citato Gran Bretagna, Francia e Polonia. Non l’Italia.

Partita complessa

Una partita complessa quella del faccia a faccia con Trump, dunque, a cui si lavora da settimane a Palazzo Chigi, dove nel tardo pomeriggio di martedì 15 aprile la premier ha riunito i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e i ministri Giancarlo Giorgetti, Guido Crosetto e Tommaso Foti. Poco prima, davanti a una platea di imprenditori che da settimane sono in fibrillazione per i dazi annunciati e poi sospesi da Trump, la premier ha ammesso che «è un momento difficile, vediamo come va nelle prossime ore. Non sento alcuna pressione come potete immaginare per i miei prossimi due giorni...», ha aggiunto con una punta di forzata ironia pensando a quella che Tajani ha definito «una missione di pace commerciale».

La presidente del Consiglio si è detta «consapevole di quello che rappresento e sono consapevole di quello che sto difendendo». Da difendere ci sono l’export italiano ed europeo, che rischiano di pagare care le barriere commerciali americane, ma anche, secondo lei, l’unità dell’Occidente. Perché, resta la sua tesi, una guerra commerciale non conviene né agli Usa né all’Ue. «Con l’export produciamo ricchezza anche per gli altri - ha notato Meloni -, ed è bene per tutti continuare ad avere a che fare con l’Italia, perché l’Italia è in grado di produrre benessere, eccellenza e ricchezza». Gli imprenditori «sono con lei», ha assicurato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini alla premier, auspicando che con Trump «trovi una sintesi positiva per l’Europa».

La cornice europea

Ed è nella cornice europea, con una serie di contatti costanti in questi giorni con Ursula von der Leyen, che Meloni ha costruito la strategia per convincere Trump al dialogo. Anche se finora, dopo il primo round di confronti con il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic, la proposta europea di un mercato libero transatlantico è stata respinta dagli americani. Mentre è sempre più eclatante il braccio di ferro tra Usa e Cina.

L’aumento delle spese militari in ambito Nato

Sul dossier Nato, spiegano fonti di governo, è in corso una ricognizione tecnica per individuare nuovi capitoli di spesa che si possono includere per arrivare alla quota del 2% rispetto al Pil, ad esempio la cybersicurezza. I calcoli dovrebbero concludersi a breve, ma per raggiungere il risultato non è escluso che servano ulteriori stanziamenti. Il tema Nato è stato affrontato da Meloni anche nell’incontro con il primo ministro della Norvegia Jonas Gahr Store, che ha ricordato di aver già superato il 3%, e ha concordato con la premier italiana sul fatto che «come ci difendiamo e da cosa ci difendiamo debbano essere il punto di partenza, non solo cifre e percentuali». Meloni assicurerà al presidente Usa che l’Italia è pronta a raggiungere il traguardo del 2% mettendo nei prossimi mesi altri 10 miliardi per la difesa e sosterrà l’ulteriore aumento che stabilirà il vertice Nato presumibilmente fissandolo al 3,5%. Un ulteriore incremento di spesa che in Italia vale oggi oltre 30 miliardi.

L’acquisto di gas naturale liquefatto dagli Usa

Va capito in quale entità l’Italia può acquistare gas naturale liquefatto, che è una delle richieste di Trump per riequilibrare il deficit commerciale con la Ue, e armi dagli Stati Uniti, assecondando la strategia che sta prendendo corpo a Bruxelles per scongiurare una guerra commerciale. Sul fronte del Gnl, Bruxelles si è detta pronta a rafforzare la diversificazione delle fonti energetiche, dopo il progressivo distacco dal gas russo, e ha sottolineato che «gli Stati Uniti sono assolutamente una delle opzioni possibili».

Il rapporto con la Cina

Un altro tema è il delicato posizionamento dell’Europa tra i due grandi rivali: Usa e Cina. Su questo la missione di Meloni negli States viene letta come un chiaro indicatore delle spinte in atto. Pechino sta puntando a sfruttare il malcontento verso Trump per incunearsi tra le due sponde dell’Atlantico. Meloni potrebbe ribadire a Trump come l’Italia insisterà affinché la Commissione Ue riveda il Green Deal, a partire da un rinvio dello stop alla vendita delle auto a motore endotermico, fissato per il 2035. E, a sua volta, potrebbe essere chiamata a fornire spiegazioni sulla web-tax ed altre normative invise agli americani.

Il sostegno della Commissione Ue al viaggio di Meloni

I ministri del governo francese hanno avvertito che Meloni potrebbe minare l’unità dell’Unione europea andando da sola a Washington, ma la Commissione europea, che ha la responsabilità di negoziare gli accordi commerciali, ha accolto con favore il viaggio della Meloni. La decisione improvvisa di Trump della scorsa settimana di sospendere la maggior parte dei dazi globali per 90 giorni ha alleggerito parte della pressione sulla lader di Fdi, il che significa che non sentirà il bisogno di tornare con un accordo, ma piuttosto di creare il giusto ambiente per un’intesa.

I round successivi

Dopo l’incontro nello Studio Ovale del 17, Meloni tornerà subito in Italia, perché il 18 è atteso a Roma il vicepresidente americano J.D. Vance. Il terzo round sarà, quindi, il viaggio negli States del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per incontrare l’omologo a stelle e strisce.

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