Dagli accordi tra atenei una risposta alla sfida demografica e digitale
Mentre il Regno Unito sperimenta i merger (o quasi) tra istituzioni accademiche, l’Italia apre il cantiere sulla nuova governance
di Michele Meoli e Stefano Paleari*
3' di lettura
I punti chiave
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Un recente dibattito in Inghilterra tra i vice chancellor di alcuni atenei ha portato alla luce un monito condiviso: i sistemi universitari devono affrontare “troppi venti contrari” (There are too many headwinds). Un’affermazione che fa riflettere se riferita alle tre forze - demografia, tecnologia e finanza - che spingono verso un cambiamento inevitabile e che possono mettere a rischio la sostenibilità del sistema accademico. Nello stesso contesto, si discuteva di colloqui tra università come Kent e Greenwich per avviare una sorta di “quasi-merger”. Non proprio una fusione ma una condivisione di funzioni amministrative, didattiche e di ricerca.
Questo scenario, discusso in un perimetro particolare come quello britannico (dove le tasse studentesche, sebbene lontane dai livelli statunitensi, superano spesso i 10.000 euro annui), non è estraneo all’Europa continentale. Sul fronte demografico e tecnologico, anzi, la situazione è del tutto analoga.
La doppia sfida
Sul primo punto perché, rispetto a una previsione di una diminuzione degli immatricolati entro il 2040 all’incirca del 40%, risulterà difficile compensarla con più studenti internazionali o con un’impennata dei tassi di passaggio dalla scuola superiore all’università, oggi intorno al 50 per cento. A parità di altre condizioni, questo trend comporterà un sensibile aumento dei costi unitari per gli atenei e la perdita delle necessarie masse critiche.
Quanto al secondo fattore, va detto che la tecnologia non impatta solo sulla didattica, ma ancora più profondamente sui processi dell’organizzazione universitaria. I cambiamenti tecnologici stanno determinando modifiche radicali degli assetti organizzativi nelle industrie e nei servizi e l’idea che la pubblica amministrazione e le università statali possano proseguire come in passato è ormai impensabile. Molte delle procedure amministrative dovranno essere automatizzate grazie all’uso dell’intelligenza artificiale generativa e agentica. E molte funzioni dovranno rivedere le soglie necessarie per sostenersi.
L’università del futuro
È alla luce di questi cambiamenti, quindi, che occorre pensare all’università dei prossimi anni. Prima ancora delle singole proposte è importante riconoscere la necessità di un cambiamento e vincere l’inerzia, tanto comprensibile quanto fatale. Con obiettivi chiari: come difendere una qualità media senza frenare chi vuol fare di più; come costruire assetti organizzativi e di governance coerenti con le tre sfide sopra citate; come coniugare autonomia organizzativa e strategica e dipendenza finanziaria; come infine far corrispondere al potere la responsabilità delle scelte.
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