Il gruppo ha debuttato nelle elezioni europee del 2009 con 57 eurodeputati, salendo a 77 in quelle del 2014 e scendendo a 62 nel 2019, un calo impresso anche dall’uscita di scena dei Tories britannici: una delle rappresentanze più numerose del gruppo nell’ultima legislatura pre-Brexit, quella 2014-2019, con un totale di 20 deputati. Oggi la formazione si attesta come quinta forza dell’emiciclo di Bruxelles, dopo il Partito popolare europeo (176 deputati), il gruppo dei Socialisti&Democratici (144), Renew Europe (103) e Identità e democrazia (65), la famiglia di sigle nazionalista che ospita anche la Lega di Matteo Salvini.
Il caso di Varsavia e le polemiche su Vox
Il gruppo si definisce di «centro-destra» e respinge l’etichetta di euroscetticismo, preferendole quella di «eurorealisti». Ma non sono nuove le accuse di derive estremistiche interne alla formazione, se non di conflittualità aperta con le autorità europee. Il caso più controverso è rappresentato proprio da Diritto e giustizia, il partito che incide su un terzo dei deputati Ue ed esprime la forza di governo in Polonia.
L’esecutivo, guidato da Morawiecki, è finito più volte nel mirino dei vertici Ue per la violazione dei principi comunitari, soprattutto in riferimento alle sue riforme sulla magistratura e la violazione di diritti civili. L’escalation di tensioni fra Bruxelles e Varsavia è culminato, a inizio 2022, nella bocciatura del ricorso presentato da Polonia e un altro Stato membro, l’Ungheria, contro il cosiddetto meccanismo di condizionalità: il regolamento che vincola l’esborso dei soldi Ue al rispetto dello Stato di diritto, contestato dai due paesi perché ritenuto uno strumento di ingerenza rispetto alla sovranità nazionale.
Un altro membro che ha suscitato più di una polemica è Vox, partito spagnolo di destra radicale, noto soprattutto per la sua linea dura su immigrazione e una visione tradizionalista della società. Fra le ultime battaglie condotte in sede europea ci sono la richiesta a Bruxelles di indagare sulle Ong che «collaborano con la mafia dei migranti» e la polemica sulla scelta della Ue di rappresentare una giovane europea con lo hijab, condannata dall’eurodeputato Jorge Buxadé come una forma di «propaganda islamista». Lo stesso Buxadè ha manifestato il suo supporto a Meloni, in lotta contro la «soporifera agenda globalista». Santiago Abascal, il presidente del partito, si è congratulato con la leader di Fdi per aver «mostrato il cammino per un'Europa orgogliosa, libera e di nazioni sovrane, capace di cooperare per la sicurezza e la prosperità di tutti».
Il rapporto con l’Ungheria di Viktor Orbán
Altro rapporto di sintonia è quello creato con l’Ungheria di Viktor Orbán, il premier magiaro che viene considerato il leader più influente nella destra sovranista europea. Solo di recente i deputati Ue di Fratelli d’Italia si sono opposti a un rapporto del Parlamento comunitario per condannare gli «sforzi deliberati e sistematici del governo ungherese contro i valori Ue»: una presa di posizione sposata anche dalla Lega e il suo gruppo di riferimento all’Eurocamera, Identità e democrazia. Lo stesso partito di Orbán, Fidesz, ha rotto con il Partito popolare europeo nel marzo 2021 prima di rischiarne le espulsione.