Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Alberto Magnani
4' di lettura
4' di lettura
Uno dei primi a congratularsi con Giorgia Meloni, nella notte del 26 settembre, è stato Mateusz Morawiecki: premier della Polonia ed esponente di Diritto e giustizia, un partito polacco di intonazione nazionalista e conservatrice. Non è un caso.
Diritto e giustizia, in polacco Prawo i Sprawiedliwość, rientra nella stessa famiglia politica di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, lo European conservative and reformist group (Ecr): i Conservatori e riformisti europei, un gruppo che esprime 63 deputati da 15 Paesi e riunisce le forze di destra, con venature euroscettiche e un orizzonte ideologico che oscilla dalla libertà di impresa ai contrasti alla «immigrazione incontrollata».
La rosa dei suoi 19 partiti include formazioni diverse come gli stessi polacchi di Diritto e Giustizia, forza di traino con i suoi 24 parlamentari, i liberalconservatori cechi del Partito Democratico Civico, i nazionalisti spagnoli di Vox e la stessa compagine di Fratelli d’Italia: il secondo partito dell’alleanza con i suoi otto deputati a Bruxelles, incluso l’attuale presidente del gruppo ed esponente di Fdi Raffaele Fitto.
Il gruppo degli Ecr è nato nel 2009 con l’obiettivo di «riformare la Ue sulla base dell’eurorealismo, il rispetto della sovranità delle nazioni» e un’attenzione a «ripresa economica, crescita e competitività». I principi del gruppo sono fissati nella Prague Declaration, la dichiarazione di Praga, un manifesto valoriale scandito da 10 pilastri: dalla «libertà di impresa» agevolata da «regolazione minima, tasse basse e governi leggeri» alla «importanza della famiglia come colonna portante della società», dalla «sovrana integrità dello Stato nazione» in opposizione al federalismo Ue al controllo dell’immigrazione.
In politica estera, la collocazione del gruppo si rispecchia in quella mantenuta da Fratelli d’Italia. Il gruppo dei Conservatori e riformisti si schiera apertamente su una linea atlantista, proclamata anche nella Dichiarazione di Praga: nel testo si parla del «valore primario della sicurezza transatlantica» in una «Nato rivitalizzata» e «il supporto per le giovani democrazie in Europa». Il posizionamento si è acuito con la guerra in Ucraina, con l’intransigenza anti-russa e anti-putiniana dei leader di fatto del gruppo, Diritto e giustizia.