Market Mover

Titoli di Stato sotto tiro
Non si arresta l’ondata di vendite sul segmento dei governativi. Perché? Ne parliamo con Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet AM
Ascoltalo oradi Raoul de Forcade
3' di lettura
3' di lettura
Relife, gruppo genovese specializzato nella raccolta, nella trasformazione e nel riciclo dei rifiuti, si prepara a investire 100 milioni di euro nei prossimi due anni per nuove acquisizioni in Italia e all’estero. L’obiettivo è di trasformare l’azienda, che conta già quattro divisioni, 18 siti produttivi e sedi in cinque regioni (Liguria, Piemonte, Lombardia, Toscana e Veneto), in una multinazionale a tutti gli effetti.
«Nelle prossime settimane – spiega Enzo Scalia, direttore generale del gruppo – annunceremo due acquisizioni, una in Lombardia e una in Veneto: entreranno nella divisione recycling. Ma abbiamo progetti aperti, con tavoli avviati in Nordovest e centro Italia, anche per le altre tre divisioni. Poi guardiamo con interesse all’acquisto di aziende tra Spagna, Austria e Germania. Intendiamo farlo perché molti nostri clienti hanno sviluppato produzioni in quei Paesi e noi potremo così seguirli anche all’estero. Peraltro, specialmente in Austria e Germania, vi sono diverse realtà nel recycling che rispondono alle nostre esigenze. L’obiettivo è diventare una multinazionale nel riciclo di carta e plastica».
Ma per comprendere appieno il percorso illustrato da Scalia, occorre ripercorrere brevemente la strada che ha portato Relife all’attuale assetto societario. L’azienda è stata fondata dai fratelli Marco e Paolo Benfante insieme allo stesso Scalia: tutti e tre sono ancora azionisti del gruppo (rispettivamente, col 10% i fratelli e con lo 0,5% il direttore), insieme ad altri imprenditori e a due fondi: Xenon che controlla il 12% delle quote e F2i che ne possiede il 70%. Il gruppo è cresciuto attraverso una serie di merger & acquisition che ha consentito di inglobare altre imprese («padronali», le definisce Scalia), che sono entrate nella compagine, mantenendo però le loro caratteristiche e spesso anche la guida dei loro fondatori che, in diversi casi, sono entrati, a loro volta, con piccole quote in Relife.
In questo modo, il gruppo è arrivato a contare 650 addetti e a raggiungere, nel 2021, «un fatturato di 270 milioni di euro: nel 2020 era sceso a 170 milioni, ma per il peso delle incorporazioni fatte in quel periodo», precisa Scalia.
«Oggi - prosegue - di bello c’è che la sede della holding è a Genova e, da qui, stiamo lavorando per completare l’architettura organizzativa dell’azienda. Non è facile mantenere una struttura con padroni e padroncini che devono convivere con una grande realtà come F2i. Ma è anche gratificante accompagnare persone, che sono partite magari come dipendenti, nel percorso che li porta a diventare manager a 40 anni. E tutto questo è possibile proprio perché F2i ci ha dato fiducia».