Fiere

Da Pitti Uomo di Firenze una spinta per la ripresa

di Silivia Pieraccini

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

La notizia dell’accordo di pace tra Usa e Iran, che sarà firmato venerdì prossimo in Svizzera, porta una ventata di speranza (anche) nel settore moda, che da oggi è riunito a Firenze per l’edizione numero 110 di Pitti Uomo, la più importante rassegna al mondo di fashion maschile. A presentare le collezioni primavera-estate 2027 sono 740 marchi, per il 45% in arrivo dall’estero. Attesi compratori da tutto il mondo, con l’incognita di quelli orientali visto che Cina e Corea del sud sono stati i mercati più deludenti nel 2025 per l’industria italiana della moda maschile: -13,1% l’export verso la Cina (che è il quarto Paese di sbocco dopo Francia, Usa e Germania) e -18,7% le vendite in Corea del sud (12esimo mercato di sbocco).

I dati definitivi del settore uomo (fonte Confindustria Moda) indicano un fatturato 2025 a 11,1 miliardi di euro (-2,2%); export a 8,7 miliardi (-1,7%); import a 5,4 miliardi (+1,8%); saldo commerciale in contrazione a 3,2 miliardi di euro. Negativo anche il mercato italiano: gli acquisti di moda uomo delle famiglie segnano -2,3% in valore. Si tratta del secondo anno di debolezza del settore, anche se meno intensa del 2024. L’unico prodotto in crescita resta l’abbigliamento in pelle (+4,9%) mentre la flessione più marcata è quella delle camicie (-4,5%), sempre più spesso sostituite dalle tshirt. Come sempre, Confindustria Moda prova a stimare anche la produzione fatta in Italia (al netto della commercializzazione di prodotti importati) che si ferma a 4,6 miliardi, il 42% del fatturato totale.

Loading...

Il 2026 si è aperto senza inversione di tendenza: nel periodo gennaio-febbraio l’export di moda maschile (dati Istat) è arretrato del 2,9%, e anche l’import è sceso dell’8,3%. Il dato più sorprendente è il +17,2% segnato dalle vendite negli Emirati Arabi (pesano il 2,9% del totale), dato che si spiega col fatto che la guerra nel Golfo è cominciata alla fine di febbraio. I venti di pace che spirano da domenica scorsa potrebbero riaccendere l’export in quell’area. Tutti gli altri Paesi nel primo bimestre hanno il segno “meno” eccetto Spagna (+2,1%), Hong Kong (+6,8%) e Polonia (+7,1%). Ha dato qualche segnale di risveglio il mercato italiano - che per la moda uomo vale il 22-23% - col sell-out di moda maschile che nel periodo gennaio-febbraio è cresciuto del +3,9% rispetto allo stesso periodo del 2025 (dati Sita Ricerche per Confindustria Moda), trainato dalle cravatte (+20,8%), dall’abbigliamento in pelle (+5,7%) e dalla maglieria (+5,4%). Per il primo semestre «prevale un orientamento moderatamente positivo»: il 42% delle imprese intervistate prevede un miglioramento del fatturato rispetto allo stesso periodo 2025; il 33% si attende una contrazione; il restante 25% prevede sostanziale stabilità. Guardando all’intero 2026, la ripresa appare rimandata. Solo il 17% stima una crescita, mentre il 58% prevede un fatturato stabile e il 25% si attende una flessione. Come sempre, Pitti Uomo permetterà di capire meglio l’andamento del mercato e le aspettative degli operatori.

La società Pitti Immagine ha organizzato un’edizione ricca di eventi, presentazioni e sfilate (Simone Rocha, Dsm Kei Ninomiya, JiyongKim, Sunflower) e di collaborazioni internazionali con agenzie e associazioni coreane, giapponesi, cinesi, francesi e spagnole che porteranno in fiera una selezione di stilisti dei loro Paesi. Pitti Uomo resta anche il palcoscenico privilegiato per i nuovi progetti e nuovi lanci come quello della fiorentina Roy Roger’s che ha realizzato una mini-linea di abbigliamento col marchio Australian, reinterpretando l’estetica del tennis.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti