Immobiliare

Da patrimonio pubblico a leva di sviluppo: la nuova strategia del Mef per la valorizzazione

di Paola Pierotti

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«Trasformare il patrimonio immobiliare pubblico da elemento statico a strumento attivo di politica economica, a supporto di processi di rigenerazione e sviluppo, a beneficio delle esigenze della collettività, in una logica orientata alla creazione di valore pubblico». Con queste parole il sottosegretario al Mef, Lucia Albano, intervenendo il 16 aprile in audizione presso la commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali, definisce un cambio di impostazione della cabina di regia che si occupa della valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, fondato sui dati del censimento nazionale.

Una leva strutturale per politiche abitative e rigenerazione

Al centro, una governance integrata guidata dallo stesso Mef che, insieme ad Agenzia del demanio, Invimit sgr e Cdp real asset sgr (compresi gli stessi enti pubblici previdenziali) punta a mobilitare capitali pubblici e privati per creare valore durevole. Come? Intervenendo su immobili non utilizzati o sottoutilizzati, indirizzandoli verso funzioni di interesse collettivo, superando frammentazioni amministrative e ritardi operativi che ancora ne limitano il pieno potenziale.

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Il quadro dimensionale restituisce l’estensione del sistema. Dal 2010 sono stati raccolti dati relativi a circa 11mila amministrazioni, tra cui oltre 7mila Comuni. Per il 2024 risultano censiti più di 3 milioni di immobili: circa 1,3 milioni di fabbricati e 1,7 milioni di terreni. La distribuzione evidenzia una prevalenza numerica di immobili a destinazione residenziale e commerciale, che rappresentano circa tre quarti del totale ma incidono solo per il 15% della superficie complessiva; la restante quota riguarda immobili a uso istituzionale, come scuole, strutture sanitarie, caserme e uffici pubblici. La proprietà è concentrata nelle amministrazioni locali, che detengono circa il 69% delle unità immobiliari e l’83% della superficie. All’interno di questo dato, i Comuni rappresentano la componente principale, con il 64% delle unità e circa il 61% della superficie. È su questo livello che si concentra una parte rilevante dell’azione pubblica, con l’obiettivo di rafforzare la capacità amministrativa e gestionale.

E in questa direzione, la cabina di regia istituita dal Mef – operativa dal 2023 – svolge una funzione di indirizzo e coordinamento in un contesto caratterizzato da pluralità di soggetti e competenze. Dopo una prima fase dedicata alla raccolta e organizzazione dei dati, l’attività si orienta verso la semplificazione normativa e la definizione di modelli operativi. Tra le priorità, la costruzione di strumenti che consentano agli stessi enti territoriali di operare con maggiore autonomia, “delineando – commenta Albano - nell’ambito del sistema di governance, un riferimento concreto per rispondere alle necessità operative derivanti da potenziali progettualità o iniziative concrete”.

L’importanza del partenariato col privato

Il partenariato con soggetti privati costituisce uno degli strumenti attivabili, in particolare attraverso operazioni di finanza immobiliare basate sul co-investimento. In questo ambito si inserisce, per la prma volta, la collaborazione tra Invimit sgr e Cdp real asset sgr, finalizzata a intervenire su immobili non destinati a funzioni istituzionali. Le operazioni sono impostate secondo criteri di rischio, rendimento e impatto, in complementarità con il mercato e in continuità con esperienze precedenti come il Fondo Investimenti per l’Abitare (Fia).

Per lo sviluppo delle attività, il Mef provvede all’individuazione del patrimonio immobiliare pubblico da inserire nell’operazione attraverso interlocuzioni istituzionali con enti territoriali, enti previdenziali e gli altri enti pubblici di riferimento, nonché con le associazioni di categoria per specifiche iniziative, garantendo, in stretta collaborazione con la cabina di regia, il coordinamento operativo con un approccio di sistema sinergico. Al co-finanziamento si affianca il rifinanziamento dei fondi gestiti da Invimit, che convogliano risorse istituzionali di lungo periodo verso interventi immobiliari, con l’obiettivo di garantire stabilità finanziaria, coerenza con le finalità previdenziali e ricadute economico-sociali. Tra gli strumenti attivati rientra anche il fondo i3-Mef, fondo di fondi gestito da Invimit sgr, con una dotazione complessiva di 170 milioni di euro, destinato a sostenere operazioni di valorizzazione del patrimonio pubblico.

Un ulteriore ambito di intervento riguarda il supporto agli enti locali, anche attraverso il modello del Piano Città degli immobili pubblici promosso dall’Agenzia del Demanio, che accompagna i processi di razionalizzazione e valorizzazione in raccordo con le amministrazioni, in particolare nei contesti urbani metropolitani. E tra i temi indicati per le prossime fasi, l’emergenza abitativa (con il Piano Casa in dirittura d’arrivo) e la definizione di criteri condivisi per la misurazione degli impatti degli interventi sui territori, inclusi quelli sociali, culturali e ambientali. Ecco che in questo quadro, l’immobile pubblico viene considerato come componente delle politiche pubbliche: un apporto diretto della pubblica amministrazione alle strategie di riqualificazione e sviluppo.

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