Da Oristano a Piscinas fino a Carloforte: la Sardegna in bici (fuori stagione)
L’isola sarda offre uno scenario incantevole per le due ruote, una volta esaurita l’aggressione del turismo di massa. Sono possibili infiniti itinerari, tra mare e montagne, miniere e dune di sabbia. Ma senza grandi protezioni…
di Manlio Pisu
6' di lettura
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La Sardegna in bici, in primavera o in autunno, è un premio. Mare, vento, mirto e rosmarino. Luci, colori, profumi. Silenzio. Spiagge deserte. Né caldo né freddo. Sull’asfalto traffico rarefatto. Nelle macchie semplicemente nessuno.
Per un cicloviaggio condizioni ideali. In piena estate quegli stessi luoghi vengono sfigurati dall’aggressione del turismo di massa. E allora non c’è paradiso che tenga. Tutto si trasforma e si degrada. Ma la grande frenesia dura un paio di mesi. Poi torna la quiete. Il territorio, offeso, riprende fiato e di nuovo tira fuori il meglio di sé.
Se ne riparla a fine estate, quando il solleone è un ricordo e i grandi flussi turistici hanno fatto ritorno in “Continente”, come i sardi chiamano l’Italia peninsulare.
Attenzione al calendario!
Dunque se volete farvi un regalo, scegliete bene le date sul calendario. Mettete una croce sul periodo estivo. Troppa gente, troppo caldo, paesaggi oltraggiati. Aprile-maggio e settembre-ottobre sono certamente i periodi migliori per godersi a pieno le meraviglie di un’isola che vanta tra i suoi punti di forza una densità della popolazione per chilometro quadrato tra le più basse d’Italia e quindi una pressione antropica molto contenuta.
Per definire l’itinerario, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Costa orientale, costa occidentale, Gallura e Asinara, le zone interne, la Barbagia, il Gennargentu, il distretto delle miniere abbandonate nel Sulcis-Iglesiente.








