Da Maiorca al Mali: la passione per l’Africa e i suoi talenti
Ha iniziato a collezionare grazie al pittore Miquel Barceló e ad amare la fotografia nello studio di Malick Sidibé. Mercedes Vilar siede nei board dei più importanti musei internazionali ed è sponsor dei Rencontres di Bamako.
di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo
3' di lettura
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La collezionista e mecenate maiorchina Mercedes Vilardell ha studiato Legge all’università di Barcellona, iniziando la propria carriera professionale tra Madrid e Londra, prima di dedicarsi completamente alla passione per l’arte. Vent’anni dopo la laurea, ha conseguito un master in Arte Contemporanea nella stessa università e ha approfondito l’arte asiatica e africana alla School of Oriental and African Studies (SOAS), London university. Ha lavorato per un periodo in una galleria di Milano e poi al Centre d’Art Contemporain di Ginevra, dove ha affiancato il direttore, durante la sua nomina alla guida della Biennale di Istanbul. Nel corso degli anni, Mercedes ha consolidato il suo ruolo nel panorama culturale internazionale, ricoprendo incarichi in varie istituzioni come la Tate, dove è chair dell’African Acquisitions Committee e membro dell’International Council della Tate Modern, il Centre Pompidou e il Palais de Tokyo di Parigi e il Museo Reina Sofía di Madrid, oltre a essere trustee di Gasworks London. Ci conosciamo da molti anni e ho avuto il privilegio di lavorare con lei nei board di alcune di queste realtà. Mercedes è particolarmente impegnata nel sostegno all’arte africana e promuove artisti, curatori, professionisti museali del continente attraverso borse di studio e programmi di residenza. È nel board della NESR Art Foundation a Luanda, in Angola, dell’Ong Earshot fondata da Lawrence Abu Hamdan ed è sponsor dei Rencontres di Bamako in Mali e della Biennale di Lubumbashi in Congo.
QUAL È STATA LA TUA PRIMA ACQUISIZIONE? Le mie prime due acquisizioni sono state un’opera di Moshekwa Langa e un disegno di Francis Alÿs. Entrambi erano invitati alla Biennale di Istanbul ed esponevano anche al Centre d’Art Contemporain di Ginevra.
QUANDO E COME HAI INIZIATO A COLLEZIONARE ARTE? Sono quasi trent’anni: ho iniziato intorno al 1998 e per molti anni mi sono concentrata quasi esclusivamente su opere su carta.
PUOI INDICARCI QUALI SONO GLI ARTISTI DEL PASSATO DA RISCOPRIRE E QUALI GLI ARTISTI EMERGENTI DA SOSTENERE OGGI? Tra gli artisti del passato, penso che gli spagnoli Susana Solano e José María Sicilia, lei scultrice, lui pittore, entrambi molto noti negli anni Ottanta, meriterebbero oggi una rinnovata attenzione. Tra gli emergenti, mi piacerebbe segnalare Felix Shumba (Zimbabwe), Sandra Paulson (Angola) e Claudia Pagès (Spagna).
CI RACCONTI LE RAGIONI DEL TUO IMPEGNO VERSO L’ARTE AFRICANA E ORIENTALE? Il mio amore per l’arte africana è iniziato indirettamente grazie al pittore maiorchino Miquel Barceló, che mi ha aperto le porte della sua casa. Ho fatto diversi viaggi in Africa, un continente che mi ha subito affascinata, e lì ho iniziato a scoprire la fotografia, visitando lo studio di Malick Sidibé e partecipando ai Rencontres di Bamako, in Mali. Quando mi sono trasferita a Londra, la Tate aveva appena fondato il suo comitato di acquisizioni per l’Africa, al quale mi sono unita principalmente per imparare. Da lì è iniziato il mio coinvolgimento con spazi indipendenti, progetti e biennali nel continente africano, realtà interessanti che spesso ricevono pochissimo sostegno.









