Economia Digitale

Da LLama a Muse Spark. Meta prova a rientrare nella corsa all’AI

Dopo le difficoltà di Llama e la pressione su costi, social e crescita, Meta lancia Muse Spark. Obiettivo: trasformare l’enorme patrimonio di contenuti, utenti e creator in un vantaggio competitivo contro OpenAI e Google.

di Luca Tremolada

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Per anni Meta ha avuto un vantaggio che nessun Big dell’AI poteva comprare: miliardi di utenti, miliardi di contenuti, miliardi di segnali. Facebook, Instagram, Threads, WhatsApp. Ma nell’intelligenza artificiale generativa quel tesoro non è bastato. Ora Mark Zuckerberg ci riprova. Il nuovo nome è Muse Spark. Il messaggio è semplice: basta inseguire l’onda con modelli generici, Meta vuole costruire un’AI cucita addosso ai suoi prodotti. Non un cervello da vetrina, ma un motore da catena di montaggio. Muse Spark, ha spiegato l’azienda, è il primo modello della nuova serie sviluppata da Meta Superintelligence Labs, oggi alimenta già la app Meta AI e il sito meta.ai, e nelle prossime settimane arriverà su WhatsApp, Instagram, Facebook, Messenger e sugli occhiali intelligenti del gruppo.

Come è Muse Spark ?

Meta sostiene che Muse Spark abbia battuto modelli di Google, OpenAI e Anthropic in alcuni benchmark selezionati, ma ammette anche di avere ancora gap su sistemi agentici di lungo orizzonte e coding workflows. È una confessione utile: significa che il gruppo non è ancora arrivato alla frontiera, ma vuole convincere il mercato di avere ritrovato una traiettoria. Da quanto si legge non punta solo sui benchmark, ma sull’integrazione. In questo la scelta sembra seguire quella quella di Google. Meta promette risposte più visive e personalizzate, con contenuti pubblici da Instagram, Facebook e Threads inseriti direttamente nelle risposte e attribuiti ai creator. Introduce una modalità di ragionamento con più “sub-agenti” in parallelo, una modalità shopping alimentata da creator e community, e funzioni multimodali per capire immagini, prodotti, scaffali, cibo, ambienti. L’obiettivo non è stupire in laboratorio ma trattenere l’utente nell’app, dentro il recinto Meta, più a lungo e con più intenzione commerciale.

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Quali sono le tappe? 

Muse Spark è già disponibile sull’app Meta AI e su meta.ai. Le modalità Istantanea e Riflessione sono disponibili a livello globale Le funzionalità Acquisti, Locale e MetaSearch sono attualmente disponibili negli Stati Uniti. Nelle prossime settimane, Meta AI basata su Muse Spark verrà progressivamente introdotta anche su WhatsApp, Instagram, Facebook, Messenger e sugli AI glasses negli Stati Uniti.

La strategia di Meta.

Meta sta smontando e rimontando la sua strategia AI. Llama era il manifesto dell’open source. Muse Spark sembra invece un modello più piccolo, più rapido e per ora anche più chiuso: accesso in “private preview” via API per partner selezionati, con la promessa di aprire versioni future. Tradotto: Zuckerberg ha capito che, per rientrare in partita, prima deve tornare competitivo. La filosofia aperta resta, ma non più come religione. Più come opzione. Llama 4 non ha rispettato le attese interne, in particolare su ragionamento e matematica, e il lancio è stato rinviato più volte. Per questo il nuovo corso ha anche un volto: Alexandr Wang, il fondatore di Scale AI che ha sostituito Yann LeCun, ex capo dell’Ai che una volta uscito ha raccolto oltre 1 miliardo di dollari per la sua startup di intelligenza artificiale. Meta avrebbe investito 14,3 miliardi di dollari per acquisire il 49% della società e portare Wang al timone della nuova divisione superintelligence.

Con Alexandr Wang, Zuckerberg sembra avere scelto un costruttore di infrastrutture e dati, non soltanto uno scienziato. Il gruppo di Zuck prevede un esborso in conto capitale fino a 135 miliardi di dollari nel 2026, circa il doppio dell’anno precedente, mentre a marzo circolavano anche piani di taglio del personale per compensare la corsa agli investimenti sull’AI. È il paradosso delle piattaforme mature: i social generano ancora cassa, ma quella cassa viene immediatamente divorata dalla nuova corsa all’oro computazionale. La galassia social continua a contare su oltre 3,5 miliardi di utenti nelle sue piattaforme, ma il suo ecosistema vive da anni tra antitrust, contestazioni sulla gestione dei dati e una concorrenza che ha spostato l’attenzione dagli amici agli algoritmi. TikTok ha insegnato che il feed non è più una piazza, è una slot machine statistica. Meta lo ha capito prima di molti, ma ora vuole fare un passo ulteriore: usare quel patrimonio di contenuti e relazioni come benzina per l’assistente AI.

E poi ci sono gli occhiali intelligenti.

C’è poi il tassello degli smartglass che Meta considera il ponte tra assistente e mondo fisico. Le capacità multimodali di Muse Spark saranno cruciali quando il modello arriverà sui loro dispositivi: l’assistente potrà “vedere” e capire meglio ciò che l’utente ha davanti. Qui si intravede il vero orizzonte strategico di Zuckerberg. Non solo chatbot dentro uno schermo, ma AI che accompagna l’utente nello spazio reale. Una specie di Google Maps cognitivo con memoria sociale incorporata.

Riproduzione riservata ©
  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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