Collezionare

Da Ferrari a Pagani: un anno vivace per le aste d’auto da collezione

L’Yearbook rivela un mercato Usa forte e la domanda di auto con meno di 20 anni

di Giovanni Gasparini

2014 Pagani Zonda LM Roadster, venduta da RM Sotheby’s per 11.086.250 $

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La fiera Auto e Moto d’Epoca a Bologna dal 23 al 26 0ttobre non è stata solo l’occasione per trovare l’auto dei desideri grazie all’offerta di decine di operatori a livello internazionale, ma ha permesso anche di fare il punto sulla stagione appena conclusasi con le aste americane di metà agosto a Pebble Beach.

L’appuntamento più atteso da chi vive il mercato come intermediario o grande collezionista si è tenuto la sera di giovedì 23, quando Adolfo Orsi, memoria storica della Maserati e Giudice internazionale di Concorsi d’Eleganza, ha presentato il suo «Classic Car Auction Yearbook 2024-25», edito da Historica Selecta e sponsorizzato da UBS.

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Giunto alla sua 30ª edizione, questa pubblicazione in inglese si è affermata come il punto di riferimento per le dinamiche di mercato e i prezzi, raccogliendo i dati delle case d’asta e analizzando le serie storiche di oltre 140.000 auto vendute nel corso dei decenni.

L’affermarsi delle aste online che ora valgono quasi un terzo del totale, ha visto il mercato raddoppiare l’offerta nell’ultimo quinquennio, e con essa il fatturato complessivo, che oggi si attesta a quasi 12mila auto proposte di cui il 73% vendute per un valore di 2,2 miliardi di dollari, e un presso medio di 255mila dollari, ritornato al livello del 2020-21 a causa della flessione del 10% delle auto milionarie, attestata a 281 unità. Come già da alcuni anni, la crescita online si accompagna con l’offerta di lotti Senza Riserva per un quarto del totale per numero e valore, elemento favorevole ai compratori ma che si riflette in molti casi in una flessione dei prezzi. Andando oltre questi dati di fondo, una lettura più approfondita fa emergere la progressiva divaricazione del mercato secondo due linee di frattura, sempre più distinguibili.

Predominio americano

La prima è di natura geografica, politica, regolamentare ed economica, che vede da un lato la realtà nordamericana rinforzare il dominio sul mercato, mentre il vecchio continente e soprattutto il Regno Unito arrancano. La concentrazione di ricchezza negli Usa e la mano leggera del regolatore che si estende ai regimi fiscali sono senza rivali, anche se la situazione di incertezza globale, in particolare su dazi e import/export suggerisco cautela nel medio periodo.

Le aste nordamericane americane valgono il 76,5% del mercato, quelle inglesi meno del 6% (un terzo del valore pre-Brexit), mentre la Francia guida il 15% europeo superando il 6%, e l’Italia si ferma poco oltre il 2% a 52 milioni di dollari di transazioni. I principali operatori online sono basati in Usa, e le vendite online sotto la soglia dei 200mila dollari coinvolgono 2mila auto e oltre 250 milioni di dollari di ricavi. Degna di nota l’assenza dei paesi asiatici che sono invece protagonisti degli altri mercati collezionistici, come arte, gioielli e orologi.

Ferrari 250GT California TOP4 GC Mathieu Heurtault

La competizione fra case d’asta

La frammentazione del mercato si riflette nella accresciuta competizione fra aste. La notizia dell’anno è il ritorno nel mercato di Christie’s, che ha acquisito la californiana Gooding & Co e debutterà in Europa a Parigi RetroMobile ad inizio 2026, rinfocolando lo scontro duopolistico con Sotheby’s da tempo presente tramite la canadese RM. Anche le rivali Bonhams, Broad Arrow e Artcurial non stanno alla finestra, e già affollano il periodo autunnale ed invernale con una raffica di eventi europei.

Fra ottobre e novembre si sono tenute due vendite in Svizzera per un totale di 92 milioni di franchi svizzeri, grazie soprattutto ad una collezione di supercars recenti da RM Sotheby’s, una a Londra per un realizzo di oltre 22 milioni di sterline, e tre fra Germania e Belgio per oltre 65 milioni di euro, con percentuali di venduto oltre 80%, mentre il 7 dicembre la francese Artcurial terrà una importante e controversa asta milionaria dedicata ad auto della collezione Renault.

Le nuove generazioni di acquirenti

La seconda frattura è generazionale: mentre la ‘vecchia guardia’ progressivamente si ritira vendendo collezioni importanti focalizzate sul periodo ‘sartoriale’ delle produzioni fra il dopoguerra e la fine degli anni ‘70, le nuove generazioni si rivolgono alle auto ‘instagrammabili’ del nuovo millennio, e so avvalgono sempre più dei canali online per l’acquisto. E così l’età media delle auto offerte si attesta al 1975, con quasi 3.500 auto con meno di 20 anni, 10 volte il numero del 2015, e 1.250 auto nella fascia fra 20 e 30 anni, quella di transizione da ‘auto usata’ a ‘bene da collezione’. Le auto del nuovo millennio valgono oramai il 39% del mercato contro il 53% della seconda metà del ‘900.
La natura spesso speculativa di queste transazioni, non ancora pienamente supportate da un adeguato giudizio di storicità e rilevanza che solo il tempo può dare, incrementa la volatilità dei prezzi. Il progressivo allontanamento dagli anni 50-60, considerati sinora l’età d’oro, comporta revisioni di prezzo a favore di auto più recenti anche se meno rare o storicamente interessanti.

Due modi di vedere il mercato

Un chiaro esempio di questa dualità è stato offerto di recente alle aste americane ad agosto, quando una Ferrari Daytona SP3 ‘Tailor Made’ nuova, offerta per raccogliere fondi caritatevoli, è stata contesa fino a una decina di volte il suo prezzo da concessionario a 26 milioni di dollari, mentre una elegante e rara Ferrari 250GT California Spider una delle due ‘passo corto Competizione’ del 1961 si fermava a 25,3 milioni di dollari: prezzi simili per auto così diverse che non sembrano nemmeno provenire dallo stesso costruttore.

Maranello rimane quindi in testa alla classifica dei brand, e vale mezzo miliardo, quasi un quarto del mercato, tallonata da Porsche al 16%, mentre le altre italiane si fermano al 4% per Lamborghini e meno dell’ 1% per Maserati e Alfa Romeo, marchi storici che meriterebbero di più. A questi marchi mancano aggiudicazioni milionarie: metà del mercato è dovuto alle aggiudicazioni oltre il mezzo milione di dollari, e le 26 aggiudicate oltre i 5 milioni portano ben 330 milioni di dollari di ricavi.

Il fenomeno Pagani

Se si guarda al mercato dal punto di vista sei singoli produttori, emerge un nuovo player destinato a cambiare le dinamiche storiche degli ultimi decenni.
Il prezzo medio di un’auto da collezione si è attestato a 255mila dollari, ma vi è un produttore che raggiunge un valore 17 volte la media: non si tratta di Ferrari, che si ferma a 578mila dollari, nemmeno il doppio, né di Bugatti, che per molti anni ha guidato questa particolare classifica, che si attesta ora a 1,3 milioni di dollari: il leader è Pagani, le cui 7 auto vendute (su 11 offerte nel periodo 2024-25) hanno realizzato in media 4,3 milioni di dollari!

Per un produttore che esiste solo dalla fine degli anni ‘90 è un risultato straordinario, dovuto a sei modelli Huayra, ma sopratutto alla Pagani Zonda LM Roadster del 2014 piazzata da RM Sotheby’s a Dubai per oltre 11 milioni di dollari. Come si spiega questo fenomeno di nicchia osannato anche dal grande pubblico di appassionati, soprattutto i più giovani?

La progressiva espansione della produzione Ferrari nell’ambito del lusso senza artigianalità, in cui la rarità è ottenuta artificialmente con l’imposizione di ‘edizioni speciali’ e liste d’attesa, ha lasciato spazio al piccolo produttore nato dalla tenacia di Horacio Pagani. La fine del periodo Pininfarina a Maranello vede inoltre un abbandono del design destinato ad essere ‘eterno’ per la rincorsa della sensazione del momento. La cura costruttiva maniacale di Pagani e la ricerca di linee originali e scultoree, evidenti a chiunque visiti il Museo e la produzione a San Cesario sul Panaro vicino Modena, impongono naturalmente numeri produttivi limitati a poche decine, senza bisogno alcuno di artifizi come le serie numerate (nelle centinaia di esemplari peraltro) tipici degli altri brand, e sono la migliore garanzia per la ritenzione del valore nel tempo.

I collezionisti e il mercato prendono nota e la competizione al rialzo non può che essere milionaria, come confermato anche dalle recenti vendite a Zurigo da RM Sotheby’s l’11 ottobre: 4,5 milioni di franchi svizzeri per una Huayra Roadster BC del 2021, 2,4 milioni di franchi svizzeri per una Huayra R, e 3,3 milioni di franchi svizzeri per una recentissima Utopia del 2024.

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