Valeri è l’alto dirigente destinatario della mail notturna con cui, a poche ore dal crollo del Ponte Morandi, la responsabile commerciale del Cesi-Centro elettrotecnico sperimentale italiano (poi allontanata dall’azienda assieme al suo superiore) “certificava” che dai test fatti Aspi non avrebbe avuto colpe. Quindici anni fa, Valeri era uno dei manager che si occuparono di un’altra operazione delicata: lo sviluppo del Tutor, che l’anno scorso la Corte d’appello di Roma ha dichiarato frutto di contraffazione.
Pare ricoprire un ruolo fiduciario anche Marco Vezil, ingegnere della Spea (la società del gruppo che si occupa di progettazione e controlli tecnici, nell’occhio del ciclone per il Morandi), ora fra gli indagati dell’inchiesta di Genova sui sei ponti, i cui report sulla sicurezza sarebbero stati edulcorati. Nelle intercettazioni della Procura di Roma, Vezil appare molto attivo per sistemare più di un problema. In modo non sempre ortodosso: per esempio, nel chiudere dopo due anni i collaudi sulla pavimentazione della Torino-Savona rifatta nel 2010-2011, rileva che un collaudatore è ormai in pensione e organizza per far firmare il direttore tecnico della Pavimental, Mauro Martinelli, che acconsente. «Ci metto che c’eri tu?». «Sì, sì, fai così, fai così, dai, firmo io». Oggi Vezil dichiara : «Non ricordo questa circostanza, ma ritengo sia stata positivamente accertata, in quanto ritenuta non rilevante», visto che per lui il pm romano Francesco Dall’Olio non ha chiesto il rinvio a giudizio.
A Vezil, insieme con Marchi, viene dato il compito (col benestare di Mollo, ricostruisce la polizia) di scegliere una squadra che segua i delicati sopralluoghi a Ferentino, sul cavalcavia sequestrato, sul casello e sui portali segnaletici a rischio crollo. Nella squadra anche Maurizio Ceneri, oggi coordinatore dei tecnici Spea, sospettato di aver edulcorato i report sul Morandi.
«Non se ne rendono neanche conto»
Durante i sopralluoghi a Ferentino, il perito della Procura, Andrea Demozzi, dice di voler controllare anche i portali. Ciò fa impallidire Marchi, consapevole che erano tra quelli costruiti dai Vuolo come come quello crollato sempre in A1, a Santa Maria Capua Vetere, il 26 dicembre 2011. Tanto che Marchi e Vezil pianificavano di smontarli «uno per volta», così «probabilmente non se ne rendono neanche conto». Il tutto «di notte…di notte…capito?».
Le pressioni per sbloccare
Lo svincolo di Ferentino fu realizzato con un contributo di 1,1 milioni di euro della Regione Lazio. Che il sequestro mise a rischio, impedendo di chiudere la documentazione di collaudo. Il 10 dicembre 2013, Mollo chiese a Marchi di convincere il collaudatore a rilasciare un documento provvisorio «che copra il manufatto al netto della…della…del cavalcavia», muovendolo «eventualmente a compassione, visto che non possiamo minacciarlo».