Da dove vengono (e dove ci porteranno) i nuovi populismi
di Brigitte Granville
12' di lettura
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Nell’ultimo anno, il populismo ha gettato nello scompiglio le democrazie occidentali. Forze populiste diverse, sotto forma di partiti, leader e idee, hanno contribuito alla vittoria dei sostenitori della Brexit nel referendum britannico sulla permanenza nell’Ue e all’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Oggi, venti populisti soffiano sinistramente sulle elezioni generali dei Paesi Bassi, che si terranno a marzo, e sulle elezioni presidenziali francesi, che avranno luogo nei mesi di aprile e maggio.
Malgrado la sua apparente ubiquità, però, il populismo è un concetto difficile da definire. I populisti sono spesso intolleranti nei confronti degli outsider e dei diversi, ma nel caso di Geert Wilders, il leader olandese di estrema destra, ci troviamo di fronte a un convinto sostenitore dei diritti dei gay. Spostandoci negli Stati Uniti, la campagna presidenziale di Trump era stata inizialmente descritta come un movimento di opposizione alle élite, ma ora già sembra che la sua amministrazione sia diventata una succursale di Goldman Sachs.
Se l’odierna rinascita populista trae origine dalla destra nazionalista, alcuni dei principali esponenti populisti degli ultimi decenni, come il defunto presidente del Venezuela Hugo Chávez, erano invece schierati a sinistra. Quello che li accomuna è una visione del mondo a somma zero, che necessita di capri espiatori su cui far ricadere la colpa di qualunque problema. Inoltre, dichiarando di incarnare la volontà unanime di un fantomatico “popolo”, i leader populisti considerano la democrazia come un mezzo per raggiungere il potere, anziché come un obiettivo auspicabile in quanto tale.
Ma i populisti hanno in comune ben più di un’ossessione per i confini culturali e le frontiere politiche; essi condividono anche una ricetta per la governance economica che i commentatori di Project Syndicate seguono con interesse da molto prima che il marchio populista iniziasse a campeggiare sulle prime pagine dei giornali. Guidati dalle loro analisi, possiamo cominciare a comprendere le origini della rinascita populista odierna, e cosa riserva ai Paesi occidentali l’ascesa al potere dei suoi avatar.
Diagnosticare il problema
Date le sue molteplici sfaccettature, è davvero possibile individuare una causa di fondo del populismo? Per Robert Skidelsky della Warwick University non è un caso che i due principali sconvolgimenti politici del 2016 – il successo dei sostenitori della Brexit al referendum dello scorso giugno e la vittoria elettorale di Trump – siano avvenuti nei «due Paesi che avevano abbracciato l’economia neoliberista con maggiore entusiasmo». Il modello economico degli Usa e del Regno Unito nelle ultime decadi, osserva Skidelsky, ha consentito «compensi scandalosi per una minoranza, elevati livelli di disoccupazione e sottoccupazione, e una riduzione del ruolo statale nelle prestazioni sociali». E questa crescente disuguaglianza, scrive, «strappa il velo democratico che nasconde agli occhi della maggioranza dei cittadini i veri meccanismi del potere».







