Da Dolce&Gabbana la ricetta per sostenere i territori e le Pmi
di Nino Amadore
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«Quando parliamo di persone come Nicola Fiasconaro e della sua famiglia, o della famiglia Rallo (Antonio e José), o di Giuseppe Di Martino, parliamo di persone con una visione. Sono le persone che costruiscono la storia e rendono credibili e realizzabili i progetti. Oltre al leader c’è un lavoro di squadra».
È il punto di partenza di questa chiacchierata con Alfonso Dolce, fratello dello stilista Domenico, siciliano di Polizzi Generosa in provincia di Palermo, amministratore delegato del gruppo Dolce&Gabbana. Al centro del ragionamento non c’è la moda ma la strategia del grande marchio che investe il mondo dell’agroalimentare di qualità grazie al cobranding con alcune aziende che rappresentano l’eccellenza: «La nostra non è una vera e propria attività di carattere commerciale – dice Alfonso Dolce –. Il nostro obiettivo iniziale era quello di dare luce e visibilità a quelli che chiamiamo arti e mestieri non legati a tessile o moda ma a uno stile di vita. Dolce&Gabbana parte da concetti molto semplici: amore e passione per quello che si fa e le radici e la famiglia. Senza l’amore della famiglia, senza l’amore e l’affetto per le cose, non costruisci un progetto vero, reale e credibile. Costruisci un progetto di marketing, di comunicazione non un progetto di storie».
Storie che possiamo ritrovare nella famosa vetrina di Natale di Dolce&Gabbana.
Esatto, la vetrina con la tavola imbandita: il messaggio non è l’abito ma stare insieme, unire la famiglia da qualsiasi parte del mondo si arrivi. Nel nostro messaggio il cibo diventa l’elemento di unione per vivere l’esperienza. In chiave contemporanea con il cobranding con i marchi del food diamo concretezza al racconto che la tavola è una parte social di come viene vissuta la famiglia: un piatto di pasta, un bicchiere di vino, un dolce come elementi che ci tengono insieme. Quando lavori con questo approccio sul territorio si apre il capitolo della responsabilità sociale: la possibilità di creare valore aggiunto con il vero rispetto etico. Si crea valore nei valori: valore umano nei valori economici quindi formazione, cultura. Si portano avanti le tradizioni e automaticamente si crea un territorio più effervescente e più ricco. Facciamo un esempio?
Prego.
Fiasconaro era un’azienda piccola e familiare, oggi è una realtà aziendale in Sicilia rilevante per la dimensione acquisita in termini di fatturato e ancor di più per la notorietà che nel mondo porta attraverso il panettone. Quando si parla di panettone si parla di Fiasconaro e di panettone Fiasconaro-Dolce&Gabbana con le luci accese da Dolce&Gabbana su un prodotto di qualità perché la nostra attività di cobranding è di vestire il prodotto, dare visibilità e raccontare la verità di quella storia, di quella famiglia. Di quel territorio.
Ma questo vostro approccio ha anche ricadute di rilievo sulle aziende e sulla cultura aziendale.
Non c’è dubbio. La nostra idea è di portare avanti il progetto di un nuovo modo di fare i mestieri: fai il pasticciere artigianale ma lo fai in maniera globale. Portare avanti il criterio artigianale e aumentare la linea produttiva attraverso il capitale umano. La tecnologia serve a umanizzare l’ambiente del lavoro: la tecnologia al servizio dell’uomo e non il contrario. Puntiamo a, oserei dire, risvegliare l’orgoglio umano e dire: io realizzo non per me ma per gli altri. Io faccio qualcosa non per gratificare me ma per far star bene gli altri.


