Oltre il digitale

Da concerti e stadi una lezione agli atenei sul valore della «presenza»

Le lezioni registrate sono sempre più diffuse, ma calcio e musica indicano la strada: alle università servono eventi e occasioni che facciano sentire lo studente parte di una comunità

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Negli atenei italiani è in corso un acceso confronto sul tema della riduzione della frequenza alle lezioni dopo il Covid. Al di là della difficoltà di misurare con precisione il fenomeno, la percezione è diffusa. Tra le possibili cause viene indicata la permanenza delle registrazioni delle lezioni sulle piattaforme universitarie: un’eredità della pandemia che gli studenti considerano un ausilio prezioso, perché consente di recuperare, rivedere e organizzare con maggiore flessibilità lo studio. Durante l’emergenza, l’80,3% degli studenti intervistati da AlmaLaurea apprezzava proprio la possibilità di rivedere le lezioni registrate.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’esempio di calcio e musica

La risposta più immediata sarebbe limitare le registrazioni o ribadire che la lezione in presenza «è migliore». Ma due industrie esposte alla stessa concorrenza digitale, pur con tutti i distinguo necessari, suggeriscono una strada diversa. Nel 2025 i concerti in Italia hanno raccolto 31,5 milioni di spettatori, l’8,7% in più dell’anno precedente, e superato 1,16 miliardi di euro di spesa al botteghino. Anche il calcio ha recuperato il pubblico perduto: nella stagione 2023-24, considerando campionati nazionali e coppe europee, gli stadi hanno registrato 21 milioni di presenze, contro i 15,8 milioni di prima del Covid; la Serie A ha raggiunto una media di 31.172 spettatori, la più alta dal 1992-93. Il dato Siae del 2025 segnala una lieve correzione per il calcio, ma non cancella la forza della ripresa.

Loading...

Il punto di contatto

Il punto non è ovviamente assimilare l’università allo spettacolo, ma osservare un principio economico comune. Quando il digitale rende il contenuto accessibile ovunque e quasi senza costi marginali, il valore dell’incontro fisico non può più dipendere dalla semplice erogazione dello stesso contenuto. Il valore della presenza deve nascere da ciò che non è replicabile a distanza.

Perché milioni di persone investono tempo e denaro per raggiungere uno stadio o un’arena, quando musica e partite sono disponibili a casa con costi e fatica inferiori? La risposta sembra poggiare su tre parole: esperienza, emozione e identità.

Il concerto non è semplicemente una versione acusticamente migliore di Spotify, così come lo stadio non è una televisione più grande. Sono esperienze: il viaggio, l’attesa, il luogo, le persone e i rituali fanno parte dell’evento. Sono emozioni: la prossimità (anche a parecchi metri di distanza e senza un dialogo diretto) agli artisti o agli sportivi genera un coinvolgimento che lo schermo attenua. Sono identità: esserci certifica l’appartenenza a una comunità, in particolare nel calcio, dove la presenza diventa una dichiarazione di fedeltà.

La lezione per gli atenei

Il paragone con l’università è certamente imperfetto ma non del tutto improprio: formazione e intrattenimento svolgono funzioni diverse. Eppure, quando una lezione è concepita soprattutto come trasferimento di contenuti, la registrazione diventa un sostituto molto efficiente. Le università rischiano allora di concentrarsi esclusivamente sul «merito» della presenza (“si impara meglio in aula”) trascurando le ragioni per cui gli studenti dovrebbero desiderare di esserci.

L’esperienza richiede campus accessibili e accoglienti, aule adeguate con un numero di studenti limitato, spazi per studiare e incontrarsi, servizi e orari che non trasformino la giornata universitaria in una sequenza di attese e spostamenti. L’emozione nasce dal gusto dell’apprendimento: discussioni, casi, laboratori, simulazioni, domande, feedback e confronto reale. Il docente in aula non può ridursi a un podcast umano. L’identità si costruisce attraverso gruppi stabili, progetti comuni, associazioni, tutoraggio, eventi e occasioni che facciano sentire lo studente parte di una comunità destinata a diventare la sua alma mater.

Le registrazioni non devono necessariamente scomparire. Possono servire per preparare, recuperare o approfondire; non dovrebbero però duplicare integralmente un’esperienza d’aula passiva e facilmente sostituibile. La sfida non è rendere peggiore il digitale per difendere la presenza, ma rendere la presenza, in modi e forme differenti dal passato, insostituibile. Concerti e stadi non hanno riconquistato il pubblico spegnendo Spotify o la pay tv. Hanno offerto qualcosa che lo streaming non può consegnare. Anche l’università dovrebbe ripartire da qui. Far uso delle tecnologie, anche a distanza, senza che a esse sia delegato tutto.

Università degli studi di Bergamo

Scuola, tutti gli approfondimenti

La newsletter di Scuola+

Professionisti, dirigenti, docenti e non docenti, amministratori pubblici, operatori ma anche studenti e le loro famiglie possono informarsi attraverso Scuola+, la newsletter settimanale de Il Sole 24 Ore che mette al centro del sistema d'istruzione i suoi reali fruitori. La ricevi, ogni lunedì nel tuo inbox. Ecco come abbonarsi

Le guide e i data base

Come scegliere l’Università e i master? Ecco le guide a disposizione degli abbonati a Scuola+ o a 24+. Qui la guida all’università con le lauree del futuro e il database con tutti i corsi di laura

Lo speciale ITS

Il viaggio del Sole 24 Ore negli Its per scoprire come intrecciare al meglio la formazione con le opportunità di lavoro nei distretti produttivi delle eccellenze del made in Italy. Tutti i servizi

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter Scuola+

La newsletter premium dedicata al mondo della scuola con approfondimenti normativi, analisi e guide operative

Abbonati