Sardegna

Da Cagliari a Capo Spartivento oltre il mare turchese, tra saline, foreste e miniere

E’ un territorio che racconta storie millenarie come quelle del Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline, del Sarrabus con la Foresta Demaniale dei Settefratelli e del Cammino Minerario di Santa Barbara

di Erika Scafuro

Cala Sinzias Foto Erika Scafuro

4' di lettura

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Chi arriva nel sud della Sardegna cerca quasi sempre il mare e le spiagge, ma è sufficiente spostare lo sguardo per immergersi in scenari diversi fatti di saline, boschi, antiche miniere. Un territorio capace di sorprendere e raccontare storie millenarie, da scoprire attraverso alcune delle esperienze più interessanti da sperimentare nell’area meridionale dell’isola.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Dove nasce l’antico legame con il sale

A Cagliari l’attività di estrazione del sale ha rappresentato per un lungo periodo una delle principali risorse economiche della città. Le tracce di questa storia millenaria, documentata già in epoca fenicia, si seguono ancora oggi specialmente in due luoghi: il Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline, un’oasi protetta nata dopo un percorso di trasformazione quando l’attività salifera si è fermata nel 1985, e le Saline Conti Vecchi, ancora attive nello stagno di Santa Gilla. Tra gli specchi d’acqua del Molentargius (il cui nome deriva dal termine sardo che indicava gli asini che trasportavano il sale) là dove un tempo si estraeva il sale, la presenza degli edifici industriali testimonia ancora le tracce della produzione dei primi anni del Novecento, oggi si cammina in un ecosistema con la maggiore biodiversità avifaunistica della Sardegna. Un’area umida riconosciuta come il principale sito di nidificazione dei fenicotteri nel bacino del Mediterraneo; un’oasi naturalistica che può essere esplorata in autonomia, o con visite guidate, a piedi e in bicicletta. Pochi chilometri più a ovest, nello stagno di Santa Gilla, le Saline Conti Vecchi, tutelate e valorizzate dal FAI, raccontano l’antica tradizione salifera sarda. Qui, con il percorso di visita che si snoda tra montagne di sale che abbagliano con il riflesso del sole, vasche e antichi edifici industriali, si conosce la storia iniziata alla fine degli anni Venti grazie alla visione dell’ingegnere Conti Vecchi che, attraverso un progetto di bonifica e valorizzazione dello stagno, trasformò l’area in uno dei più importanti complessi produttivi dell’isola.

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Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline. Foto Erika Scafuro

Nel regno del cervo sardo

Lasciata alle spalle la costa cagliaritana e dirigendosi verso l’entroterra sud orientale della Sardegna, si raggiunge il territorio del Sarrabus. È qui che si estende rigogliosa la Foresta Demaniale dei Settefratelli, così chiamata dal numero delle vette che costituiscono il massiccio montuoso che si estende nei comuni di Sinnai, Burcei, Castiadas e San Vito. Un’area protetta di quasi diecimila ettari capace di immergere nella natura più sorprendente dell’isola: boschi di lecci, sughere e macchia mediterranea si alternano e si integrano, dando vita ad un ambiente ricco di biodiversità popolato da numerose specie animali, tra cui il cervo sardo è senza dubbio la più rappresentativa. Introdotto in Sardegna circa ottomila anni fa, questo animale è così rappresentativo della fauna isolana da essere celebrato con uno spazio espositivo e didattico a lui dedicato. Il Museo del cervo sardo, che si trova presso il centro servizi del Settefratelli in località Campu Omu, immerge il visitatore nella vita e nella storia di questo regale mammifero. Particolarmente apprezzata da chi ama le escursioni a piedi e in mountain bike, la Foresta dei Settefratelli dispone di una vasta rete sentieristica. Un primo approccio agli ambienti che caratterizzano l’area, può essere quello di percorrere il sentiero natura che si sviluppa nei dintorni di Campu Omu oppure visitare il giardino botanico di Maidopis, dove è possibile approfondire gli aspetti floristici e faunistici che rendono unico il complesso dei Settefratelli.

Paesaggio del Sarrabus Sardegna. Foto Erika Scafuro

A passo lento lungo gli antichi sentieri dei minatori

La Sardegna meridionale è legata anche al suo passato minerario, che ne costituisce un importante tratto identitario. Uno dei modi migliori per coglierlo è percorrere il Cammino Minerario di Santa Barbara, un itinerario escursionistico che porta alla scoperta della millenaria storia mineraria della Sardegna e del patrimonio naturalistico, storico, culturale dei territori del Sulcis-Iglesiente-Guspinese. Lungo circa cinquecento chilometri, e suddiviso in trenta tappe, il percorso ad anello parte da Iglesias e può essere affrontato nella sua interezza, oppure in parte per alcuni tratti. Si cammina lungo antichi sentieri battuti dai minatori, con la costante presenza delle chiese dedicate alla loro patrona, santa Barbara, fra tracce di giacimenti e villaggi minerari, come Nebida, Montevecchio, e testimonianze di archeologia industriale che raccontano l’attività mineraria del territorio, emblematico in questo senso è Porto Flavia, sito minerario che sbuca dalla roccia a picco sul mare. Il Cammino Minerario di Santa Barbara è un’esperienza a passo lento che unisce storia e natura, si attraversano paesaggi costieri, si raggiunge anche il celebre faraglione di Pan di Zucchero, spiagge, borghi in cui il mare è protagonista - il percorso fa tappa anche a Carloforte, sull’isola di San Pietro, e Sant’Antioco – ma anche foreste rigogliose, montagne come il massiccio del Marganai e luoghi sorprendenti di cui sono esempio le grotte Is Zuddas, nel comune di Santadi.

Parco Molentarius Cagliari. Foto Erika Scafuro

Dove il mare sembra dipinto

Dopo aver scoperto saline, foreste e antichi siti minerari, è il mare a catturare l’attenzione, riportando lo sguardo verso lo scenario più celebre della Sardegna meridionale. Lunghi litorali di sabbia candida, fondali di acqua cristallina, dune modellate dal vento e pinete ombreggiate rendono inconfondibile questo tratto di costa. Il viaggio alla scoperta di questo paesaggio può iniziare già alle porte di Cagliari, con gli otto chilometri della spiaggia cittadina de il Poetto e un mare che si tinge di sfumature sempre diverse, seguendo il ritmo della luce dall’alba al tramonto. Tonalità che si susseguono lungo tutta la costa orientale della Sardegna, non sorprende quindi che la spiaggia di Mari Pintau, nel territorio di Quartu Sant’Elena, debba il suo nome ad un mare che sembra dipinto; per raggiungere poi Villasimius, una delle località balneari più rinomate del sud della Sardegna, che ospita calette e spiagge altrettanto suggestive, come quella di Cala Sinzias, nel territorio di Castiadas, dove una lunga distesa di sabbia fine incontra un mare dai luminosi riflessi turchesi. Non è da meno, per fascino e suggestione, il tratto di costa che abbraccia il versante sud-occidentale della Sardegna. Un paesaggio dominato dalle celebri spiagge caratterizzate da dune modellate dal vento, come quelle di Piscinas e Porto Pino, cui si affianca la varietà di litorali e calette dell’arcipelago del Sulcis con l’isola di San Pietro e la località di Sant’Antioco. Proseguendo nuovamente verso Cagliari, lo sguardo si posa sul versante più celebre della Sardegna, dove si incontrano scenari iconici come la spiaggia di Tuerredda, Chia e il promontorio di Capo Spartivento. Un alternarsi di mare cristallino e sabbia candida che racconta tutta la straordinaria varietà della sorprendente costa meridionale della Sardegna.

Spiaggia Mari Pintau. Foto Erika Scafuro

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