Da Bologna a Firenze, 140 km di dèi, colline, storia e trattorie deliziose
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Sono proprio tanti gli dèi della Via degli Dèi – Adone, Venere, Giove, Luario – ma ancor di più le colline fra Bologna e Firenze, e gli incontri, e i tuffi nel silenzio. Da Piazza Maggiore a Piazza della Signoria fanno 140 chilometri; cinque, sei o sette tappe a seconda di quanto vanno le gambe. Si parte da Piazza Maggiore, per prendere la credenziale e guardare con Lucio Dalla «gli innamorati in Piazza Grande / Dei loro guai, dei loro amori tutto so, sbagliati e no». Subito un’ascesa verso il Santuario della Beata Vergine di San Luca e da lassù un primo assaggio di dolcezze e mare verde.
Sasso Marconi, memoria di Enzo Biagi: «La libertà è come la poesia: non deve avere aggettivi, è libertà», lascia spazio al Reno placido e a Badolo per arrivare a Brento, ai piedi del Monte Adone, icona del cammino. La salita non è faticosa ma la giornata è stata lunga più di 30 km e la vista da lassù ripaga di tutto, come le tagliatelle alla Vecchia Trattoria Monte Adone o una fermata al B&b da Mara, con tutti i suoi consigli. Ancora su e giù verso Monzuno, dove incontrare Paolo e cinque amici stranieri. Vengono da ogni dove d’Europa, hanno studiato medicina a Lubiana per un anno di Erasmus e sono on the road: basterebbe la loro storia per raccontare quanto è unita l’Europa a dispetto di tutto. Poi, arrivano i boschi maestosi di castagni e querce, i piccoli borghi che portano a Madonna dei Fornelli. E pare di camminare fra le parole di Emiliano Cribari, dal suo Soltanto d’estate. Un viaggio tra case amate, perse e dimenticate (Bottega Errante): «Le case più belle le ho viste quassù. Povere e fiere, eleganti e asciutte: nate dalla nebbia del bisogno. L’Appennino è una montagna umana. Vissuta, seminata, combattuta; amata e sofferta; abbandonata». Vero, abbandonata ma la Via degli Dèi ha portato ricchezza e vita: negli ultimi 7-8 anni sono nate 70 nuove strutture e si calcola che l’indotto valga più di 12 milioni (escluse Bologna e Firenze).
L’andare lento fa correre l’economia: una quindicina d’anni fa, il Comune di Sasso Marconi si accorge delle potenzialità, fa un bando e da allora Appennino Slow gestisce il sentiero, gli dà spazio, fa opera di sensibilizzazione fra gli abitanti: «A fine 2025 – dice Stefano Lorenzi, che tutti chiamano “il nonno” della Via per la lunga militanza – puntiamo a superare le 24mila presenze e solo il tratto Lucca-Siena della Francigena fa numeri simili in Italia. Soprattutto siamo il primo cammino al mondo a ottenere la certificazione Gstc, Global Sustainable Tourism Council per lo sviluppo sostenibile». Quanta strada da quella prima intuizione di Domenico Manaresi che con i suoi studenti universitari aveva fondato l’associazione Dû pâs e ‘na gran magnè, per trovare una strada che portasse a Firenze a mangiare la fiorentina.
Quel tracciato oggi c’è, ed è storia da camminare: qui passava la Via Flaminia Militare costruita nel 187 a.C. e riscoperta dalla testardaggine di Cesare Agostini e Franco Santi. Dopo il Passo della Futa e il Cimitero militare germanico con più di 30mila ragazzi morti sulla Linea Gotica, tappa al B&b Podere Belvedere per una tagliata profumata. Le faggete brillano dell’oro dell’autunno e, dopo Sant’Agata (fermatevi alla Osteriola di Matteo: i primi piatti e i porcini sono favolosi), i cipressi incorniciano l’andare: «This is real Tuscany», dice Ian da Glasgow. A San Piero a Sieve, Franco e Monica del B&b La Pieve sono ospiti avvolgenti. Suggeriscono la Fortezza Medicea, il Castello del Trebbio. E poi, verso il santuario di Monte Senario, è un equilibrio fra silenzio, dolcezza e stupore, che sorprendono il gruppo in cammino, due aspiranti dottoresse, un ingegnere biomedico, un tatuatore, due nonni in pensione, una studentessa di beni culturali, un anatomopatologo, un insegnante di yoga. Dopo Bivigliano, appare per la prima volta la cupola di Brunelleschi e, da Fiesole, pare proprio di toccarla. Ancora 10 km per Piazza della Signoria con gli occhi pieni d’incanto e il cuore che canta Francesco Guccini: «Si alza sempre lenta come un tempo l’alba magica in collina». È una certezza dolce con cui tornare a casa.









