Progetto Tek

Da Bologna 1,5 miliardi per la Silicon Valley emiliana

Maxi-operazione al Tecnopolo di Bologna per riqualificare l’area nord e attrarre capitali e talenti per i supercomputer, la nuova Università dell’Onu e il Data Center per le previsioni meteo

di Ilaria Vesentini

4' di lettura

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La nuova realtà che sta nascendo al Tecnopolo di Bologna, tra i supercomputer, la nuova Università dell’Onu e il Data Center per le previsioni meteo, «è la grande occasione che ci offre la storia: immergerci da protagonisti nella nuova Europa, dove saremo uno dei più grandi centri con la capacità di calcolo necessaria per affrontare le nuove esigenze di università, centri di ricerca, imprese e pubbliche amministrazioni. Nostro compito è costruire attorno all’ex Manifattura Tabacchi il nuovo Archiginnasio. Costruirlo in modo da farlo vivere da coloro che lo dovranno abitare e da tutta la città». Così Romano Prodi, dopo la consegna dell’Archiginnasio d’oro - il maggior riconoscimento della città a personalità del mondo dell’arte, della cultura e della scienza - inquadra l’enorme investimento da 1,5 miliardi che la Giunta Lepore ha convogliato nel quadrante nord di Bologna, dalla fiera verso l’A13, per farne la Silicon Valley emiliana, il nuovo centro del sapere e della conoscenza – il medievale Archiginnasio - guidato ora da big data e AI.

«Non solo dovranno sorgere i nuovi studentati, ma le residenze dei ricercatori e le scuole internazionali per i loro figli. Dovremo anche reinterpretare i collegi che portarono a Bologna preminenti studiosi da ogni parte del mondo. E questa nuova Bologna non potrà essere separata dalla vita cittadina, ma dovrà immergersi in essa e vivificarla, e deve nascere con una visione, anche architettonica, che ambisca a collegarsi idealmente al senso di bellezza che si è costruito nei secoli attorno alla Bologna medievale. Non è una sfida da poco», sottolinea l’ex premier, primo sponsor della rivoluzione urbanistica condensata nell’acronimo Tek (Technology, entertainment, knowledge). Nome del distretto che ridisegnerà 277 ettari attorno a via Stalingrado, asse viario che sarà trasformato in un green boulevard, su cui convergeranno anche i progetti della nuova linea rossa del tram, del metrobus, della riqualificazione di aree dismesse militari e industriali come la caserma Sani e l’ex officine Casaralta, comprendendo l’espansione della Fiera (tra cui il nuovo padiglione polifunzionale davanti al quartiere che sarà anche arena Virtus del basket), un villaggio dell’innovazione digitale di fronte al tecnopolo per ospitare le imprese, nonché la rigenerazione del Parco Nord, da raddoppiare a 50 ettari di verde con un lido urbano balneabile di 14mila mq e uno stadio all’aperto da 25mila posti.

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Un cantiere enorme che ha già iniziato a stravolgere la città e che nei prossimi due anni subirà una accelerazione per tutti i tasselli legati al Pnrr, con il traguardo tra 10-15 anni, con la previsione che le risorse private eguaglieranno la spesa pubblica. Ci sono spunti presi dal nuovo campus di Cambridge, dalle superillas di Barcellona (i super blocchi sottratti al traffico), dall’east bank londinese di Stratford e dal porto industriale di Helsinki dentro il progetto che Arup ha presentato, come spiega Alejandro Gutiérrez, direttore Integrated City Planning Team a Londra e Milano: «Stiamo lavorando per assecondare l’ambizione di Bologna di diventare un polo di attrazione globale, attraverso la rigenerazione di una zona pericentrale di cui il tecnopolo è il motore. Al pari di Cambridge, la qualità urbana è determinante per le decisioni di insediamento di imprese e professionisti di alto livello in un gioco di competizione globale, da qui i servizi verdi, residenziali e di mobilità. Come a Barcellona abbiamo ridisegnato la struttura degli spazi pubblici e della viabilità per migliorare la salute delle persone: via Stalingrado viene desigillata, piantumata, dedicando aree a pedoni e bici per ridurre del 40% le emissioni e abbassare di 10 gradi le temperature al suolo. Come a Stratford abbiamo collegato l’acqua allo sviluppo di un hub creativo e innovativo, prendendo a esempio il modello finlandese per il recupero di calore e di efficientamento energetico delle aree industriali e commerciali».

Il distretto Tek va letto nel ridisegno complessivo di Bologna voluto da Matteo Lepore: una “Via della conoscenza” che attraversa la città, un piano dell’abitare da 10mila nuovi alloggi in dieci anni, il recupero di quel terzo delle aree cittadine dismesse e finora intercluse ai cittadini. «Tek non è solo un grande progetto urbanistico, è una ridefinizione della politica industriale di Bologna, lì c’è il cuore economico-finanziario del Paese, tra Unipol che è il secondo gruppo assicurativo italiano, Hera la prima multiutility, la Fiera seconda solo a Milano, e il Cineca, Legacoop Confcooperative, Cna, Unioncamere, la Regione. E l’algoritmo di questa piattaforma dello sviluppo in Europa sarà la conoscenza», spiega Raffaele Laudani, assessore all’Urbanistica di Bologna, evidenziando la scelta di lavorare sul progetto all’unisono con Regione e Mur, per creare la più potente infrastruttura pubblica e metterla a disposizione di tutti gli investimenti privati.

A partire dalle risorse di BolognaFiere, che tra conferimenti per aumenti di capitale e il Parco Nord in concessione trentennale ha oggi quasi un milione di mq di aree da gestire e recuperare. «Il piano complessivo di investimenti di nostra competenza deve ancora passare in CdA - precisa il dg Antonio Bruzzone - per ora siamo concentrati nell’espansione del quartiere a 140mila mq espositivi (il vecchio masterplan da 140 milioni di euro, ndr) e nel 2025 inizierà la ristrutturazione su piazza Costituzione con la costruzione del padiglione polifunzionale nonché arena della Virtus Segafredo (progetto da 55 milioni, ndr)».

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