Riforma elettorale

D’Alema contro lo Stabilicum: «Non tiene conto dell’astensionismo»

Secondo l’ex premier la legge di riforma del sistema elettorale proposta dalla maggioranza assegna un numero di seggi sproporzionato al reale consenso dei cittadini

di Pietro Menzani

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

«Da un punto di vista democratico, se si consegna a una parte politica il 55% dei seggi con il 42% dei voti, in un sistema in cui vota il 50% delle persone, il livello di consenso reale richiesto da questa legge è bassissimo». In occasione della presentazione del volume “Storia di una riforma mai nata. Quarant’anni di vani tentativi per rinnovare le istituzioni” del politico riformista Peppino Calderisi, l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema ha aspramente criticato la proposta di riforma della legge elettorale avanzata dalla maggioranza, lo Stabilicum.

La critica allo Stabilicum

All’evento di presentazione dell’opera di Claderisi, che si è tenuto a Roma, nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, oltre allo stesso autore e a D’Alema, sono intervenuti anche l’ex ministro per le Riforme costituzionali del governo Letta Gaetano Quagliariello e il costituzionalista e docente dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza Francesco Clementi. I lavori sono stati introdotti da Marcello Pera, presidente della commissione per la Biblioteca e l’Archivio storico del Senato.

Loading...

«Bisognerebbe ragionare sul fatto che un premio di maggioranza - ha proseguito D’Alema - dovrebbe poter scattare solo oltre una certa soglia degli aventi diritto, non dei votanti. Per avere il potere previsto dallo Stabilicum, dovrebbe essere prevista una soglia minima di cittadini che esprime consenso» nei confronti di una parte politica.

La proposta di D’Alema

Secondo l’ex primo ministro, che è stato presidente di una commissione bicamerale istituita nel 1997 nel tentativo di revisionare la seconda parte della Costituzione, «si dovrebbe dire che al di sotto del 30% di voti degli italiani aventi diritto non si può avere in mano il controllo delle istituzioni. Al di sotto di questa soglia, sia il Parlamento a formare il Governo e le alleanze, come avviene in tanti Paesi democratici: in Germania, dopo il voto, impiegano due mesi per formare il Governo».

D’Alema ha concluso che «o c’è una base di consenso minima che renda accettabile il fatto di dare tutto il potere a una parte oppure, secondo me, è persino rischioso farlo. E quando dico consenso mi riferisco al consenso dei cittadini italiani e non al solo consenso di chi va a votare».

Per l’ex premier, infatti, «non si possono riformare parti fondamentali della Costituzione senza un compromesso da cui escano sconfitte entrambe le parti. Per questo, il tentativo della Bicamerale é stato l’unico progetto di riforma serio nel nostro Paese. Guardiamo all’attuale proposta di legge elettorale: oggi siamo davanti ad un progressivo restringimento della partecipazione democratica e si propone un testo che rischia di fare governare con il premio di maggioranza forze politiche sostenute dal 18 per cento dell’elettorato attivo».

Quagliarello ha aggiunto che «la storia della nostra Repubblica si é rafforzata grazie ad un compromesso: questa é stata la Costituzione, come ci spiegano i Padri costituenti. Condivido la difficoltà in cui si trovano le democrazie, che ci deve portare ad una minore radicalizzazione e moderazione. Credo però che questa crisi ci dica che qualcosa da fare a livello costituzionale sia rimasto».

L’opera di Calderisi

Il volume di Calderisi, edito da Rubbettino Editore e arricchito da una prefazione di Augusto Barbera, ripercorre proprio i tentativi di riforma delle isituzioni italiane che si sono susseguiti negli ultimi quarant’anni. L’opera ricostruisce la storia delle proposte di revisione della Costituzione repubblicana, tra commissioni bicamerali, referendum, leggi elettorali e patti politici, che, in ultima analisi, secondo l’autore non sono stati capaci di portare a un reale ammodernamento dello Stato.

Il libro comincia con l’analisi dei referendum elettorali degli anni Novanta, fino ad arrivare alla riforma promossa da Matteo Renzi e bocciata dal Referendum del 2016, passando per la commissione bicamerale presieduta da D’Alema. Il volume offre uno spunto di riflessione sulle vicende politiche di un Paese che, nella visione di Calderisi, non si è ancora dimostrato capace di sciogliere i nodi della forma di governo, del bicameralismo perfetto e del rapporto tra Stato e regioni.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti