Figure aziendali

Cybersecurity, il ruolo chiave del CISO tra rischi crescenti e responsabilità

AI e nuove minacce spingono i Chief Information Security Officer a governare strumenti innovativi con responsabilità e pressione crescenti

di Gianni Rusconi

(AdobeStock)

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La cybersecurity non è più una variabile tecnica da gestire alla periferia dell’organizzazione: un assunto che trova sostanza nei dati contenuti nel rapporto “Vice of the CISO 2025” di Proofpoint, importante società americana attiva nel campo della sicurezza digitale per il mondo aziendale. Il rischio informatico, questa la doppia tendenza che emerge dallo studio, è ormai percepito come strutturale e destinato a incidere direttamente sulla continuità operativa e sul valore dell’impresa mentre il ruolo del Chief Information Security Officer è sempre più centrale nella strategia aziendale e (allo stesso tempo) esposta a una pressione crescente, sia sul piano operativo sia su quello personale.

La fotografia che riguarda i CISO italiani riflette una situazione di forte preoccupazione: l’84% di queste figure ritiene infatti probabile un attacco nei prossimi dodici mesi e la metà ammette che la propria organizzazione non è adeguatamente preparata a fronteggiarlo. La sensazione di vulnerabilità è quindi diffusa e riguarda non solo la sofisticazione delle minacce, ma anche la capacità delle imprese di assorbirne l’impatto. Non sorprende, in questo contesto, apprendere che più di tre quarti dei responsabili nazionali abbiano già sperimentato una perdita di dati significativa nel corso dell’ultimo anno, un dato che ribadisce come l’incidente cyber non sia più un’eccezione o un evento episodico, ma un’eventualità concreta con cui il management aziendale (Consigli di amministrazione naturalmente inclusi) deve convivere, facendo doverosa attenzione alle conseguenze economiche e reputazionali di questi incidenti.

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La sicurezza informatica, insomma, si consolida come tema di governance, chiamando in causa decisioni che riguardano investimenti, priorità e responsabilità a livello di vertice.

Il fattore più difficile da governare resta quello umano

Nonostante l’evoluzione delle minacce e degli strumenti di difesa sia in costante progresso, il punto più vulnerabile dell’organizzazione continua a rimanere il fattore umano. Il 68% dei CISO italiani indica, per esempio, le persone come il principale rischio per la sicurezza dell’organizzazione, pur evidenziando (nel 64% dei casi) come la maggioranza dei dipendenti conosca le buone pratiche di cybersecurity. Un paradosso evidente, che mette in luce il divario tra consapevolezza (dichiarata) e comportamenti reali. La maggior parte delle perdite di dati registrate nell’ultimo anno, secondo il rapporto di ProofPoint, è infatti riconducibile a errori, disattenzioni o azioni improprie degli insider; in particolare, il 94% dei responsabili di cybersecurity che ha subito incidenti attribuisce almeno una parte della responsabilità ai dipendenti in uscita, segnalando una criticità nella gestione delle fasi di transizione e delle informazioni sensibili. Il quadro che emerge riflette dunque la percezione di un livello di difesa insufficiente, che persiste anche in presenza di strumenti di protezione largamente diffusi. E a prescindere dalla natura della minaccia - dalle frodi via e-mail ai ben noti ransomware – il risultato finale tende a essere lo stesso, ovvero sia la perdita di dati. Non deve più di tanto stupire, in tal senso, il fatto che una quota significativa di CISO ammetta di prendere in considerazione il pagamento di un riscatto come estrema misura di contenimento del danno, a conferma dell’elevata posta in gioco.

L’intelligenza artificiale tra opportunità e nuove paure

In questo scenario già complesso, si inserisce la pervasiva diffusione dell’AI generativa, che rappresenta da un lato una priorità strategica da cogliere e dall’altra una grande fonte di preoccupazione. Il 69% dei CISO italiani ritiene infatti fondamentale abilitarne un utilizzo sicuro, ma il 60% teme la perdita di dati dei clienti attraverso piattaforme pubbliche, chatbot e strumenti di collaborazione basati su modelli LLM direttamente accessibili ai dipendenti.

Molte organizzazioni stanno quindi gradualmente spostando l’attenzione dalla semplice restrizione alla governance dell’AI, passando da un approccio difensivo a uno più propositivo, fatto di linee guida sull’adozione e l’impiego di questi strumenti e di soluzioni di difesa basate sull’intelligenza artificiale stessa. Il messaggio che si desume dalle indicazioni elaborate dagli esperti è di conseguenza chiaro: l’AI può rafforzare la postura di sicurezza, ma solo se governata con criteri chiari e responsabilità definite. Per i CISO, tale evoluzione di approccio significa l’assunzione di un ruolo sempre più strategico, che sappia bilanciare innovazione e protezione degli asset informativi con un impatto diretto sulla resilienza dell’impresa.

Più responsabilità ma anche più pressione

Alle complessità tecniche e organizzative si somma per i responsabili una pressione personale crescente, che il report descrive con chiarezza. Il 61% dei CISO italiani parla infatti di aspettative eccessive da dover affrontare rispetto alle risorse disponibili, mentre il 55% dichiara di aver sperimentato o osservato situazioni di burnout nell’ultimo anno. Segnali, entrambi, di una funzione divenuta sì centrale ma anche sempre più esposta e che fatica a reggere il peso di responsabilità sempre più ampie. Anche il rapporto dei responsabili della sicurezza con i Consigli di amministrazione, inoltre, appare meno allineato rispetto al recente passato. Se da un lato cresce l’attenzione del board sugli effetti (tempi di inattività e impatti economici) di un attacco informatico, dall’altro non sempre questo si traduce in un rafforzamento adeguato delle strutture di sicurezza. Il rischio è che al CISO venga chiesto di garantire risultati sempre più performanti senza un corrispondente supporto organizzativo e infrastrutturale.

Il quadro finale che emerge dal report è quello di un ruolo a un bivio, chiamato a “fare di più con meno”, mai così importante e decisivo per la strategia dell’impresa, ma anche mai così esposto a rischi operativi e personali. In un contesto in cui le minacce si moltiplicano e l’AI accelera il cambiamento di modelli e processi, il CISO è dunque parte attiva di una sfida che non riguarda solo la sicurezza informatica, e quindi la mera componente tecnologica, ma la capacità dell’organizzazione di ripensare la governance, la resilienza e la sostenibilità del proprio modello di difesa.

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