Cuneo, pensioni, sicurezza, i dossier aperti tra Calderone e parti sociali
Sul tavolo anche reddito di cittadinanza, welfare e le prime semplificazioni al decreto Trasparenza
di Claudio Tucci
4' di lettura
I punti chiave
- Cuneo, verso una riduzione graduale
- Incentivi per spingere le assunzioni
- Rafforzare premi e welfare
- Reddito di cittadinanza verso modifiche
- Pensioni, obiettivo evitare lo scalone Fornero
- I sindacati: affrontare anche il tema salute e sicurezza
- Politiche attive, il punto su Gol
- Decreto Trasparenza verso prime semplificazioni
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Dal cuneo fiscale contributivo alle pensioni. Passando per un rafforzamento delle misure di welfare alle prime semplificazioni al decreto Trasparenza, allo stato di attuazione di Gol, in vista dei primi obiettivi di dicembre. È un elenco che si allunga di giorno in giorno quello dei dossier lavoro-pensioni da affrontare, o quanto meno da iniziare ad “attenzionare”, in vista del primo faccia a faccia, in calendario il prossimo 4 novembre, tra il ministro del Lavoro, Marina Calderone, e le parti sociali. L’incontro sarà un primo giro di tavolo, servirà ad ascoltare imprese e sindacati, e a mettere sul tavolo i principali temi da affrontare anche alla luce della predisposizione della prossima legge di Bilancio, consapevoli che quasi tutti i dossier in pista richiedono risorse, e quindi un confronto con il Mef.
Cuneo, verso una riduzione graduale
A confermare un intervento, significativo, seppur graduale, sul cuneo fiscale contributivo è stata direttamente la premier, Giorgia Meloni, nel suo discorso di insediamento alle Camere. L’annuncio è di arrivare, gradualmente, a una sforbiciata di almeno cinque punti. Il cuneo fiscale e contributivo oggi in Italia ha toccato livelli insostenibili: 46,5%, secondo l’Ocse, tra i peggiori a livello internazionale, sfiora il 50% se aggiungiamo oneri e contributi sociali. Si raggiunge il 60% se facciamo riferimento alla massa salariale. Confindustria da mesi sta chiedendo una riduzione strutturale del cuneo fiscale contributivo con un intervento di 16 miliardi, due terzi a vantaggio dei lavoratori, un terzo imprese, che porterebbe una mensilità in più in busta paga per redditi fino a 35mila euro. Il governo Meloni intende muoversi su questo tracciato, con un’operazione che produca vantaggi tangibili, però in maniera graduale, a causa della limitatezza delle risorse disponibili. Nell’immediato c’è da rifinanziare con 3,5 miliardi il taglio del cuneo contributivo di 2 punti che scade a fine dicembre, a vantaggio dei lavoratori con redditi annui lordi fino a 35mila euro.
Incentivi per spingere le assunzioni
Sempre Giorgia Meloni, parlando in Parlamento, ha poi annunciato che per spingere le imprese ad assumere si stia ragionando su «un meccanismo fiscale che premi le attività ad alta densità di lavoro». Meloni ha richiamato la proposta di Fdi che prevede una superdeduzione del 120% del costo del lavoro per le imprese che creano maggiore occupazione rispetto al massimo conseguito nel triennio precedente, che sale al 150% in caso di assunzione di categorie svantaggiate. «Più assumi, meno paghi, lo abbiamo sintetizzato, ma ovviamente questo non deve far venire meno il necessario sostegno all’innovazione tecnologica», ha dichiarato nei giorni scorsi il presidente del Consiglio.
Rafforzare premi e welfare
Al tavolo tra Meloni e le parti sociali molto probabilmente si parlerà anche di come rafforzare il welfare e i premi di produttività; altro tema toccato da Giorgia Meloni nel suo discorso di insediamento in Parlamento. L’obiettivo è contrastare la perdita del potere d’acquisto delle buste paga dei lavoratori causata dall’inflazione crescente, dando, al tempo stesso, una spinta alla produttività, al palo da decenni nel nostro Paese.
Reddito di cittadinanza verso modifiche
Il governo punta, poi, a modificare il reddito di cittadinanza per gli “abili al lavoro”, distinguendo tra la misura di sostegno contro la povertà (da mantenere) e lo strumento di politica attiva del lavoro che è fallito. «Per chi è in grado di lavorare - aveva detto la premier Giorgia Meloni in Parlamento - , la soluzione non può essere il Rdc, ma il lavoro, la formazione e l’accompagnamento al lavoro, anche sfruttando appieno le risorse e le possibilità messe a disposizione dal Fondo sociale europeo».








