Cultura, con 12,6 mld di fatturato nel 2023 è uno dei motori dell'economia dell'Emilia-Romagna
L’industria creativa regionale nel 2023 ha generato 5,7 miliardi di euro di valore aggiunto, arrivando a pesare per il 3,8% dell'economia emiliano-romagnola
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Non solo svago, intrattenimento e sapere, la cultura è anche uno dei motori economici dell’Emilia-Romagna. Con 102.000 addetti occupati e 41.000 unità, l’industria creativa regionale nel 2023 ha generato 12,6 miliardi di euro di fatturato e 5,7 miliardi di euro di valore aggiunto. Una quota pari al 3,8% del totale dell’economia emiliano-romagnola. E il futuro promette ancora meglio: le previsioni per il 2025 stimano una crescita costante sia nel valore aggiunto, sia nel numero di occupati.
Questi sono alcuni dei numeri che emergono da un report dell’Osservatorio Cultura e Creatività della Regione e che descrivono un settore dinamico e in salute, nonostante le sfide della pandemia e le alluvioni che hanno colpito il territorio due anni fa.
Addetti in crescita
Dal 2019 al 2023 il numero di addetti delle Icc (Industrie culturali e creative) è aumentato del 12%, una percentuale che supera la crescita del +7,2% registrata nello stesso periodo dall'intero sistema produttivo regionale. In particolare, l’ambito dei Servizi Creativi - che comprende l'informatica, la progettazione architettonica e la pubblicità – si conferma il comparto più consistente, con 59,8 mila lavoratori, pari al 58,4% del totale, a testimoniare la trasversalità della filiera. A livello territoriale, un terzo degli occupati del comparto si concentra nella provincia di Bologna (con 34,6mila addetti al 33,8%). Seguono Modena con 15 mila addetti (il 14,7% del totale) e Reggio Emilia con 11 mila addetti (il 10,7%). Quest’ultima ha registrato una crescita del 5,4% rispetto al 2022 ed è insieme a Rimini (+8,2%) il territorio con il maggiore incremento su base annua.
Sostegni mirati per il recupero
Il settore culturale, in base a quanto emerge dal report, ha però ha bisogno di sostegni mirati per mantenersi competitivo e resiliente. Confrontando gli ultimi dati con quelli del 2019, vale a dire relativi al periodo pre-pandemia, le Icc devono infatti ancora completare il recupero dell’intero stock del valore aggiunto reale (-1,9%), a fronte del +5,0% registrato dall’intera economia regionale. Guardando più nel dettaglio ai comparti, l’andamento è eterogeneo. I Servizi di architettura e ingegneria, ad esempio, hanno superato il relativo livello di valore aggiunto pre-pandemia di dieci punti percentuale, mentre le Attività creative, artistiche, di intrattenimento e di fruizione del patrimonio culturale si attestano al -3,9% rispetto al 2019, seguiti da Cinema, audiovisivo, tv, radio e musica al -6,8% e da Editoria al - 10,6%.
Spostando poi la lente sui consumi culturali – che restituiscono le dinamiche della domanda da parte della collettività – la dinamica è diversa. Infatti, la maggior parte dei consumi delle famiglie si concentrano nei Servizi creativi, artistici e d’intrattenimento e nei servizi di biblioteche, archivi, musei e altri servizi culturali: parliamo di una spesa pari a 1.589 milioni di euro. Questo comparto è seguito da quello dell’Editoria, con un consumo pari a 878 milioni di euro, e Cinema, audiovisivo, tv, radio e musica, per cui le famiglie spendono 368 milioni di euro.



