Cucire l’eccellenza: la storia e il futuro della Sartoria Tammaro, atelier di moda militare
Dal 1922 nel quartiere Prati di Roma l’atelier realizza divise e capi per le forze armate italiane: Marco Tammaro, nipote del fondatore, racconta la lunga storia dell’azienda, i suoi incontri e i suoi progetti
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Un’uniforme non ammette stonature. La storia della sartoria militare Tammaro inizia con lo stesso rigore di uno spartito musicale. Gennaro è un primo violino del San Carlo di Napoli e maestro di Casa Savoia. Viaggia per tutta l’Italia, suona ai concerti e alle manifestazioni. Al suo rientro ad aspettarlo, nella casa di Roma, c’è la moglie Giuseppina. «Portare mia nonna in giro per lo stivale sarebbe stato complicato. Così mio nonno, su consiglio dell’amico e compositore Pietro Mascagni, decise di aprire per lei un’attività sartoriale, agevolato dalla vicinanza con la Caserma dei Carabinieri». È il 1922.
Da qui inizia il racconto di Marco, terza generazione della famiglia, oggi gestore dell’impresa, che ha sede nel quartiere Prati, a Roma.
«Mio nonno era un uomo di fine ’800, conosciuto da tutti. Mio padre raccontava sempre che un giorno citofonò un ragazzetto per chiedere di far scendere il “Professore”». Ad aspettarlo sotto c’era il Principe Antonio De Curtis, Totò, impegnato con le riprese del film “Guardie e ladri”, insieme ad Aldo Fabrizi. «Mangiavano e bevevano insieme, condividevano anche la passione per la musica e il violino, a cui mio nonno era legatissimo», ricorda. Così legato da riconoscerlo anche senza vederlo: «Dopo un incidente durante la leva, mio nonno sviene e si risveglia in un campo militare senza il suo violino. Passano cinque anni, la guerra finisce e mentre si trova a una serata d’onore - prosegue Marco - sente dal parcheggio un suono per lui inconfondibile». Il musicista che lo tiene in mano non sa di aver acquistato da un rigattiere il violino di Tammaro, le cui iniziali si trovano incise all’interno. «Lo abbiamo tenuto in casa per molti anni. È un orgoglio sapere che oggi appartiene a Uto Ughi, uno dei massimi esponenti della scuola violinistica contemporanea».
Tra un concerto e l’altro, l’attività di Gennaro e Giuseppina prosegue fino agli anni Settanta, quando il figlio Guglielmo sceglie di interromperla e trasformarla in vendita di forniture militari. Passeranno venticinque anni prima che Tammaro torni ad essere una sartoria, grazie alla determinazione di Marco, la stessa usata per parlare al padre delle sue ambizioni: “Voglio riprendere in mano ago e filo. Se vendo bene, se non vendo, vorrà dire che farò un altro mestiere».
Oggi il laboratorio ha superato i 100 anni di attività, tra aneddoti e soddisfazioni. «Un giorno ricevo la telefonata da una persona che mi chiede di preparargli alcune divise, in vista di un viaggio a Bruxelles». Dall’altra parte del telefono c’è il Generale Claudio Graziano, capo di Stato maggiore dell’Esercito Italiano, la cui tragica scomparsa, qualche anno dopo, riempirà le pagine di tutti i giornali. «Non mi sembrava vero. Avevo ricominciato da pochissimo e stavo già trattando con uni dei più importanti esponenti dell’Arma. Ansia e gioia allo stesso tempo», racconta.










