Craft 4.0

A tu per tu con Galib Gassanoff tra i finalisti del LVMH Prize

E’ entrato nella rosa dei nove finalisti del prestigioso premio per i giovani fashion designer, grazie alle sue scelte di recupero della tradizione per dar vita a collezioni di alto artigianato, a cavallo fra handmade e arte.

di Sara Sozzani Maino

Qui e nelle immagini dell’articolo, alcune delle lavorazioni di “Echoes of Craft” realizzate dal designer Galib Gassanof e liberamente ispirate ai capi dell’archivio di Sara Sozzani Maino. Si tratta di 15 capi creati con i lati di Consinee, fibre pregiate e cashmere a filiera controllata, e sono stati presentati durante l’ultima edizione di Pitti Uomo a Firenze, lo scorso gennaio.

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Attraverso le mani, la tradizione si trasforma, diventa linguaggio innovativo nella produzione di bellezza e valore. Craft 4.0 è il titolo della nuova rubrica che HTSI inaugura, a partire da questo numero, con Sara Sozzani Maino. La scelta è di valorizzare il talento dell’innovazione e della continuità, quell’handmade che oggi tesse la trama di un lusso definito da selezione e tempo, ben più che da esclusività, e che, su queste basi, intercetta le giovani generazioni. Una creatività strutturata, ma libera di esprimersi nel one-of-a-kind, in operazioni a cavallo fra artigianato e arte. Stando fuori dal ritmo assillante della produzione su scala globale, c’è una nuova generazione di talenti che è riuscita a ritagliarsi, nel sistema economico competitivo tradizionale, una cornice di senso oltre la nicchia.

È cultura del fare che innerva di energia i grandi sistemi della moda, del design, dei servizi. Senza farne parte, ne sostiene, e a volte anticipa, l’evoluzione. Proprio per questo, un osservatorio sulle voci più interessanti dell’handmade, lungi dall’essere nostalgica o di semplice tutela di un patrimonio storico e sociale, apre un affaccio sul futuro. Il protagonista di questa prima puntata è Galib Gassanoff, stilista georgiano di origine azera, cresciuto in una famiglia musulmana di un Paese ortodosso e immerso in una varietà di lingue e tradizioni artigianali locali. All’età di diciotto anni, si è trasferito dalla periferia di Tbilisi a Milano. E qui inizia il racconto di Sara.

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Ho conosciuto Galib nel 2016, quando aveva appena dato vita ad Act N°1 con Luca Lin. Fin da allora, la sua determinazione nel preservare e dare visibilità alle culture, così come nel difendere diritti e valori sociali, è stata una costante del suo percorso. Una visione chiara, radicata in un profondo rispetto per l’identità e la diversità. Galib si è formato a contatto con i gesti tramandati, i rituali quotidiani e le pratiche manuali delle comunità dei vari gruppi etnici del suo Paese. È in questo ambiente che nasce il suo rispetto profondo per la materia, per il tempo della creazione e per l’intelligenza delle mani.

Quando è arrivato in Italia ha portato con sé questo patrimonio e ha intrapreso una strada che ha unito da subito ricerca, sartorialità e visione contemporanea, prima come co-fondatore e co-designer di Act N°1, che ha accompagnato fino alla sfilata Primavera/Estate 23, e oggi con Institution, che porta la sua visione sulla responsabilità creativa e produttiva a una nuova e più matura espressione e che, tra l’altro, ha appena vinto il Zalando Visionary Award 2026.

La gonna pezzo unico della sfilata Institution P/E 26 fatta con i giunchi di Typha Latifolia, di solito usati per le borse, e lo schizzo di partenza.

Non si tratta semplicemente di moda: è un atto di continuità e consapevolezza che trasforma l’artigianalità e la memoria in strumenti di dialogo contemporaneo. Un ritorno alle radici e, allo stesso tempo, un gesto di costruzione verso il futuro. L’ultima collezione ha coinvolto le comunità femminili dei distretti di Masallı e Lankaran, nell’Azerbaigian sudorientale, che tessono a mano la Typha latifolia, il giunco che cresce nelle zone umide del mar Caspio. Tradizionalmente, la pianta viene raccolta, essiccata e intrecciata per realizzare ceste, recinzioni, oggetti per la casa, non capi indossabili. L’idea di Galib è di espandere una rete di artigianato comunitario, per sostenere il passaggio di conoscenze tra generazioni. Riprende, ad esempio, le tecniche di fabbricazione dei tappeti di Borchaly, ma invece della lana, usa lacci da scarpe in cotone, che sono il dna del marchio. Il suo progetto è la testimonianza di quanto cultura, heritage e saper fare siano elementi essenziali non solo per costruire un brand, ma per dare vita a un sistema di valori che mette al centro il fattore umano.

I giunchi e il filo intrecciato dalle donne azere della comunità che vive nei distretti di Masallı e Lankaran.

Institution è uno spazio intimo ed etico, una piattaforma socio-artistica che celebra la sartorialità come atto culturale, nuovo linguaggio in cui creare significa dare forma a valori. Va in questa direzione la collaborazione con eBay Endless Runway, che porta in passerella la moda circolare e il preloved. E va anche in questa direzione l’ultimo progetto realizzato per Pitti Uomo con il gruppo cinese Consinee, che non a caso si intitola Echoes of Craft. Da una parte, filati pregiati e fibre di cashmere da filiera certificata e sostenibile, dall’altra, un’estetica che, a partire dalla materia prima, fonde suggestioni personali e attuali con elementi provenienti dai cappotti pastorali usati nell’Asia centrale, dalla Mongolia al mar Caspio, dal Caucaso agli altopiani balcanici, in un ideale collegamento eurasiatico che arriva, filo dopo filo, capo dopo capo, fino alla Cina.

Un abito della collezione, creato con la tecnica georgiana di intreccio a telaio dei tappeti di Borchaly, sostituendo alla lana i lacci delle scarpe.

D’altronde, Galib lo aveva già raccontato ad HTSI appena vinto il Fashion Trust Grant 2025 di Camera della Moda Italiana: «Non rinuncerei mai al livello di qualità della produzione artigianale, anche se è lenta e costosa. La differenza la capisci vivendo dentro a una giacca o a un abito fatto in serie o a mano. A volte è meglio scegliere se stessi: quando sei autentico, puoi provare orgoglio per ciò che fai». Non ha cambiato idea, semmai le ha dato stabilità. Come avviene nel cucito, con Echoes of Craft, le ha messo un punto di rinforzo.

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