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Crypto, lo Stato alza la guardia: +300% di richieste di dati all’Oam da forze dell’ordine e Autorità

Il Registro Vasp - l’elenco pubblico degli operatori in criptovalute attivi in Italia - gestito dall’Oam, l’Organismo degli Agenti finanziari e Mediatori creditizi, è diventato lo strumento chiave per le indagini sul mercato crypto. Le richieste di informazioni da Guardia di Finanza, Forze di polizia e Autorità di vigilanza sono esplose tra il 2023 e il 2026

di Ivan Cimmarusti

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C’è un numero che vale più di mille analisi: 202. Sono le richieste di informazioni sulle criptovalute arrivate all’Oam - l’Organismo per la gestione degli elenchi degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi - tra il 2023 e i primi sei mesi del 2026 da parte di Guardia di finanza, forze di polizia e Autorità di vigilanza, come Consob, Banca d’Italia e Ivass. Un flusso in espansione vertiginosa, che racconta una storia precisa: l’Italia ha trovato un punto d’appoggio concreto per inseguire il denaro che corre sui binari della blockchain.

È quanto emerge dal volume “Criptovalute: domanda, offerta e regolamentazione”, presentato dall’Oam, l’organismo di diritto pubblico che dal 2022, per effetto del Decreto Mef, gestisce il Registro dei prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale (Vasp). Un registro che, nei fatti, si è rivelato molto più di un semplice elenco: un’infrastruttura di intelligence finanziaria al servizio delle istituzioni italiane.

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Registro Oam e vigilanza crypto in Italia

Prima del Decreto Mef del 2022, il mercato delle criptovalute in Italia era una terra largamente inesplorata dal punto di vista informativo. Nessun obbligo di trasmissione dati, nessun censimento strutturato degli operatori, nessun canale istituzionale per intercettare anomalie. Il Registro Vasp ha cambiato le regole del gioco.

Non si è trattato solo di mettere nomi in colonna. L’Oam ha costruito un sistema informativo sulle criptovalute che raccoglie trimestralmente dati granulari sull’operatività dei clienti: quanti sono, dove risiedono, quanto detengono in valuta virtuale, quante operazioni di conversione effettuano tra valuta legale e criptovaluta. Un patrimonio di dati che, come racconta il volume, ha attirato un’attenzione crescente e sempre più qualificata.

Le segnalazioni su operatori Vasp ricevute dall’Oam - 257 in totale tra il 2023 e il 2025 - arrivano da due direzioni. Da un lato le Autorità di vigilanza (Banca d’Italia, Consob, Ivass), con 75 segnalazioni in tre anni. Dall’altro i privati cittadini, che da soli ne hanno inviate 182. E qui il dato si fa interessante: le segnalazioni dei privati non sono generici reclami. Riguardano esercizio abusivo dell’attività crypto (16 casi), situazioni di presunta rilevanza penale (57 casi) e problemi di trasparenza (107 casi). Il Registro, insomma, ha finito per funzionare come un imbuto di segnalazione qualificata, smistando verso le Autorità competenti ciò che meritava approfondimento - andando, come nota il rapporto, ben oltre lo spirito originario della norma.

Indagini sulle criptovalute

Ma è sul versante delle indagini finanziarie sulle criptovalute che il salto è stato più spettacolare. Grazie al Protocollo d’intesa Oam-Guardia di finanza, l’organismo ha garantito alle Fiamme gialle un accesso diretto, completo e senza filtri al set informativo dei Vasp. Non una richiesta alla volta, caso per caso: un accesso strutturale, che ha trasformato il Registro in un punto di riferimento per le attività investigative e di contrasto agli illeciti finanziari nel mondo crypto.

I numeri parlano con una chiarezza che non ammette repliche. Nel 2023 le richieste di informazioni da parte delle Autorità erano 27, tutte provenienti dalla sola Guardia di Finanza. Nel 2024 sono salite a 44, con l’ingresso in scena anche delle Forze di polizia (7 richieste) e delle Autorità di vigilanza (4). Nel 2025 l’impennata: 107 richieste totali - 51 dalla GdF, 24 dalle Forze di polizia, 32 dalle Autorità. Un incremento del 300% in due anni. E i primi due mesi del 2026 hanno già prodotto 24 nuove richieste, a conferma che la curva non accenna a piegarsi.

È un’escalation che racconta due cose simultaneamente. La prima: il sistema di controllo sulle criptovalute in Italia funziona, e chi indaga lo sa. La seconda: il mondo delle criptovalute, anche nel nostro Paese, genera un volume di operazioni e di opacità che richiede strumenti di sorveglianza finanziaria sempre più raffinati.

E la partita è tutt’altro che chiusa. Entro il 2026 il quadro normativo italiano dovrà adeguarsi al MiCAR, il regolamento europeo sui mercati delle cripto-attività che trasformerà gli attuali Vasp in Casp (Crypto-asset service provider), ridisegnando obblighi, requisiti e perimetro di vigilanza. L’Oam, forte di un patrimonio di dati e relazioni istituzionali costruito in tre anni di Registro, si prepara a questa transizione da una posizione che pochi altri organismi in Europa possono vantare. Il denaro digitale corre veloce, ma chi lo sorveglia ha imparato a non restare indietro.

Riproduzione riservata ©
  • Ivan Cimmarustigiornalista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Sicurezza, giudiziaria, inchieste, giustizia tributaria

    Premi: Nel 2011 tra i vincitori del Premio Internazionale Antimafia Livatino-Saetta

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