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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
Ascoltalo oradi Paolo Di Carlo
6' di lettura
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Se c’è una lezione che l’Europa ha dovuto imparare a caro prezzo, quella è l’importanza della diversificazione negli approvvigionamenti energetici. Il Vecchio continente è dipendente dall’estero per quanto riguarda le forniture di gas e di petrolio. Di per sé ciò potrebbe non costituire un problema; quando tuttavia insorgono gravi instabilità o crisi gli effetti possono essere deleteri. I primi assaggi si sono avuti con lo scoppio della guerra russo-ucraina: si è smesso di importare da Mosca e il costo delle bollette è lievitato. Si è andati alla ricerca di altri mercati, e si sono contenuti i danni. Poi è stata la volta del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che ha causato la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia più importanti al mondo per quanto riguarda il traffico marittimo e il passaggio di gas e petrolio. E ora la criticità si è estesa fino allo Stretto di Bab el-Mandeb, bocca di accesso al Mar Rosso, e quindi, al Mediterraneo. Esistono alternative? Esistono, ma la questione è più complessa di sembri.
L’Europa sta costruendo nel Mediterraneo orientale una nuova architettura energetica che ha un merito evidente e un limite importante: da un lato può ridurre l’esposizione ai grandi colli di bottiglia marittimi del Golfo Persico e del Mar Rosso; dall’altro non consegna ancora ai governi europei un controllo integrato sulla catena del gas. Come spiega Gianclaudio Torlizzi, esperto di materie prime, fondatore e amministratore di T-Commodity e consigliere del ministero della Difesa, «il 28 luglio scorso Eni e la francese TotalEnergies hanno preso la decisione finale d’investimento sul giacimento cipriota Cronos, nel Blocco 6 (50% ciascuna), con oltre 3 Tcf (pari a 85 miliardi di metri cubi) di gas e quattro pozzi sottomarini per un plateau di circa 500 milioni di piedi cubi al giorno (5,2 miliardi di metri cubi annui)». «Il gas», spiega Torlizzi, «arriverà con una condotta alle strutture offshore egiziane di Zohr, a circa 105 chilometri, prima di passare a Damietta per la liquefazione. L’opzione egiziana costa circa 2 miliardi di dollari, la metà rispetto allo sviluppo di altri giacimenti in acque cipriote. Ne risulteranno circa 3,8 miliardi di metri cubi annui di Gnl, commercializzati separatamente dai due partner, con prima produzione prevista nel 2028».
Ne risulta un ruolo primario da parte del Cairo. Una sorta di dipendenza strutturale dal Paese guidato da Abdel Fattah al-Sisi nel punto più sensibile della catena: la conversione del gas in GNL esportabile.
Per capire il significato dell’operazione bisogna partire da un elemento semplice. Trovare il gas è soltanto il primo passaggio. Un giacimento offshore, per diventare una fonte di approvvigionamento per un Paese o un mercato, deve necessariamente essere collegato a una rete, raffinato, trasportato e solo all’ultimo venduto. È proprio in questo passaggio che si trova la ragione della scelta di Cipro. L’isola possiede il giacimento e quindi la risorsa, ma non dispone di una grande filiera industriale di liquefazione. L’Egitto, all’opposto, dispone già degli impianti necessari. Per Cronos la soluzione individuata da Eni e TotalEnergies consiste quindi nell’unire i due segmenti esistenti: estrazione a Cipro e trasformazione in Gnl in Egitto. Il progetto evita così di costruire sull’isola una nuova infrastruttura di liquefazione e consente di utilizzare impianti già esistenti. Cronos è il primo punto della storia. Da Cipro il gas prenderà la via dell’Egitto tramite il sistema collegato a Zohr, sarà liquefatto a Damietta e da lì potrà essere caricato sulle navi. Può sorgere una domanda: perché liquefare in Egitto il gas estratto a Cipro e non indirizzarlo immediatamente in un gasdotto diretto verso l’Europa? Il tema infatti è tutto qui, poiché un gasdotto vincola il prodotto a un’unica rotta – terrestre o marittima. Ma una nave metaniera invece può essere indirizzata verso diversi mercati a seconda dei contratti, dei prezzi e della domanda.