Crisi d’impresa, la sfida della continuità aziendale
Cambiano le competenze richieste: servono abilità di dialogo, confronto e mediazione
di Bianca Lucia Mazzei
2' di lettura
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Specializzazione ma anche capacità di dialogo, di confronto e flessibilità. Sono le skills sempre più richieste agli avvocati che operano nel mondo della crisi d’impresa alla luce delle novità introdotte dall’entrata in vigore, dopo molteplici rinvii e modifiche, della riforma prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
Il nuovo Codice mette al centro la continuità aziendale. Il valore della prosecuzione dell’attività era già contenuto nelle precedenti riforme parziali della normativa fallimentare, ma nel Codice diventa la stella polare della nuova normativa.
«La valorizzazione della continuità è un tema che si è imposto sempre con maggior forza - Diana Burroni, equity partner di LCA Studio Legale - e che ha affiancato il tradizionale principio della tutela dei creditori». «L’introduzione di strumenti che consentano di salvare aziende ancora vitali e di meccanismi volti ad anticipare l’emersione della crisi - continua Burroni - ha modificato e sta modificando l’approccio degli avvocati».
Per salvare un’azienda in difficoltà diventa infatti fondamentale il dialogo fra tutte le parti in gioco. «In passato si trattava soprattutto di tutelare una delle due parti contrapposte: il debitore o i creditori- spiega Burroni -. Ora invece, se l’obiettivo è salvare l’azienda bisogna entrare in dialogo con tutti i soggetti coinvolti. Serve quindi capacità di negoziazione e di confronto. Nella composizione negoziata questo cambiamento è al massimo livello ma è presente anche negli altri strumenti previsti dal Codice».
«È una consulenza a tutto tondo in cui bisogna capire qual è l’abito su misura giusto per la situazione che si sta affrontando. Per questo le conoscenze più specialistiche vanno combinate con flessibilità e capacità di confronto», conclude Burroni.


