Imprese e cultura

Crespi: «Partner privati decisivi per far crescere la Grande Brera»

Intervista al direttore generale di un o dei più grandi poli museali italiani. Leva su Art Bonus e partenariato speciale

5' di lettura

English Version

5' di lettura

English Version

«Ormai nessuno mi invita più a pranzo, perché appena mi siedo a tavola, chiedo 50mila euro di sponsorizzazione al mio interlocutore». Scherza Angelo Crespi, da due anni e mezzo direttore generale della Grande Brera, ovvero di uno dei più grandi poli museali d’Italia, che comprende Pinacoteca di Brera, Biblioteca Nazionale Braidense, Palazzo Citterio e Cenacolo Vinciano.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Scherza ma, come dietro ogni buona battuta, c’è un fondo di verità. Perché la riforma Franceschini del 2014, che ha istituito i musei autonomi di Stato, come Brera stessa, ha dato il via a una profonda trasformazione di questi istituti culturali che, attraverso una gestione di tipo manageriale, sono diventati realtà efficienti, in grado di investire per ampliare migliorare la propria offerta, e una risorsa per lo Stato stesso, oltre a essere importanti poli di attrazione turistica.

Loading...

In che modo siete una risorsa per lo Stato?

A differenza di altre istituzioni culturali pubbliche, come cinema o teatri, i musei autonomi di Stato come Brera, gli Uffizi, il Colosseo o Pompei, ricevono sempre meno trasferimenti statali. Ovviamente abbiamo un grande contributo dal ministero della Cultura, che si fa carico dei costi del personale ed eroga fondi per alcuni progetti speciali, soprattutto per i lavori di ristrutturazione degli edifici. Ma non ci vengono assegnate risorse paragonabili, ad esempio, al fondo unico per lo spettacolo. Al contrario, dallo scorso anno dobbiamo restituire annualmente al Mic il 30% dei ricavi da biglietteria che, nel nostro caso, per il 2026 ammontano a circa 3,5 milioni di euro. In questo modo si crea una sorta di fondo di solidarietà affinché lo Stato possa sostenere i musei più piccoli, che non hanno la possibilità di ricavare cifre elevate attraverso la vendita dei biglietti. È un processo in corso: quest’anno riceveremo ancora circa 700mila euro dal Ministero per spese di funzionamento, la metà rispetto alla cifra erogata nel 2025, mentre dal 2027 il museo raggiungerà una piena autonomia di bilancio e non avrà fondi di dotazione.

Un cambio di paradigma nella gestione museale: come evolve il ruolo di direttore generale?

Nel momento in cui diminuiscono i trasferimenti pubblici mentre aumentano le risorse che noi dobbiamo retrocedere allo Stato, è chiaro che il manager di un museo ha tra gli obiettivi principali la crescita dei visitatori e il fundraising, per aumentare ricavi e risorse private. Attività che non sono in contraddizione, ma anzi a supporto di quello che rimane lo scopo per cui esistiamo, ovvero la conservazione e la valorizzazione del nostro patrimonio artistico.

Come è cambiata Brera sotto la sua direzione, da questo punto di vista?

Le do alcuni numeri: Grande Brera comprende, oltre alla Biblioteca Braidense, alla Pinacoteca, a Palazzo Citterio e al Cenacolo, anche il Museo nazionale dell’arte digitale in fase di realizzazione, la Cavallerizza sede del Fai e la Mediateca, che è chiusa da dieci anni e presto riapriremo. Tutto questo genererà quest’anno circa 16 milioni di euro di ricavi, con oltre 11 milioni di proventi da biglietteria, e il resto frutto di concessioni, liberalità e sponsor e trasferimenti dallo Stato. Un dato in crescita rispetto ai 15 milioni del 2025, ma soprattutto rispetto ai 6 milioni di euro del 2024 e i 4,8 milioni del 2023. Anche i visitatori sono aumentati in modo significativo: al mio arrivo, nel 2023, la Pinacoteca di Brera contava 463mila ingressi per un totale di 3,5 milioni di incassi da biglietteria. Quest’anno arriveremo a 650mila visitatori, con 6 milioni di ricavi, superando per la prima volta il Cenacolo che, avendo gli ingressi contingentati, non può salire sopra le 540mila visite. Brera con il Cenacolo è diventata, se si escludono le aree archeologiche, il terzo museo d’Italia per numero di visitatori, dopo gli Uffizi e l’Accademia di Firenze. Con 200 dipendenti e un bilancio sopra i 15 milioni, di fatto siamo una vera azienda e come tale dobbiamo agire.

Anche i contributi privati sono in crescita? Milano ha una lunga tradizione di sostegno delle imprese alla cultura. 

E infatti è così. Quello che ho visto nelle mie diverse esperienze, è che le imprese e i professionisti, quando vengono coinvolti attivamente nei progetti, in particolare quelli di carattere sociale, rispondono in modo anche più generoso rispetto alla richiesta iniziale. Quando sono arrivato, nel bilancio 2023, i ricavi da sponsorizzazioni e da Art Bonus ammontavano a zero euro. Nel 2025 siamo arrivati a 200mila euro di sponsorizzazioni e a 950mila euro di erogazioni liberali, grazie soprattutto al Patto per Brera, che ho lanciato nel 2024, con il supporto dell’agenzia Comin&Partners. È un’iniziativa che fa leva sull’Art Bonus e si pone l’obiettivo di creare un circolo di mecenati, persone e aziende che si impegnano a sostenere il progetto della Grande Brera e con le quali condividere attività istituzionali e culturali. L’obiettivo è creare un museo all’avanguardia per nome, brand, progetti culturali e sociali, eventi e mettere Brera al centro della dinamica di crescita che sta vivendo Milano, di cui beneficiamo e che, al tempo stesso, alimentiamo.

Loading...

Brera ormai è un brand?

Siamo uno dei tre principali attrattori della città, assieme al Duomo e al Teatro alla Scala. Sono stato tra i primi, tra i musei di Stato italiani, a registrare il marchio Grande Brera Milano, che ora intendiamo dare in licensing. Abbiamo chiesto all’agenzia Makno di calcolare il valore del brand: l’indotto di Grande Brera sul sistema milanese, comprese tutte le parti che la compongono, contando l’Accademia e gli studenti, supera i 500 milioni di euro l’anno.

Torniamo al patto: come funziona?

Nel momento in cui siamo diventati un grande polo museale, che mette a sistema alcuni dei principali siti statal idi Milano, dobbiamo presentarci e agire in modo adeguato a questa dimensione, perciò abbiamo bisogno di imprenditori che sostengano questo progetto dal punto di vista economico, della visione e della reputation. A oggi abbiamo 16 partner, a cui chiediamo un contributo annuale di 50mila euro, rinnovabile per i successivi tre anni, volto a sostenere progetti specifici ad alto impatto sociale. Ma spesso fanno molto di più e finanziano anche altri progetti, anche tramite sponsorizzazioni. I nostri pattisti sono: ,Sabina Belli, ceo di Pomellato; Barbara Berlusconi, presidente della Fondazione Barbara Berlusconi; Marina Caprotti, presidente esecutivo di Esselunga; Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e Direttore Generale delle Gallerie d’Italia; Giovanna Dossena, Principal di AVM SGR e AVM Associati; Fabrizio du Chène de Vère Vicepresidente di IGPDecaux; Ernesto Fürstenberg Fassio, Presidente di Banca Ifis; Igor Garzesi, Direttore Generale di Banca Mediolanum; Massimo Giussani, Consigliere esecutivo della Fondazione Berti; Umberta Gnutti Beretta,Presidente di Holding Umberto Gnutti; Massimo La Greca General Manager di Swarovski Italia; Andrea Mascetti Avvocato e Fondatore dello Studio Legale Mascetti; Francesco Micheli Imprenditore; Sergio Solero Presidente e Amministratore Delegato di BMW Italia; Andrea Toselli, Presidente e Amministratore Delegato di PwC Italia; Emanuela Trentin CEO di Veolia Italia.

Ora si aggiungerà anche il Partenariato speciale pubblico-privato che avete presentato a metà luglio. In cosa si differenzia da altre forme di collaborazione?

È uno strumento interessante per la gestione di alcuni servizi, per costruire nuove forme di cooperazione pubblico-privata che garantiscano ovviamente ulteriori ricavi, ma soprattutto per garantire la valorizzazione dei luoghi. Ad esempio, faremo un Design Store, il primo in Italia, sul modello del MoMA a New York. È diverso dalle tradizionali concessioni, che rinnoveremo invece per servizi come la biglietteria e i bookshop. Inoltre vorrei ricordare l’importante contributo che proviene dalle concessioni degli spazi, che l’anno scorso hanno generato 1,8 milioni di euro.

Quali sono i suo obiettivi per questo primo mandato?

Sicuramente il completamento della Grande Brera anche dal punto di vista dei percorsi urbanistici, oltre ai lavori già avviati, che gestiamo grazie a circa 30 milioni di fondi vincolati. E poi la riapertura della Mediateca e i tanti progetti sociali. Ma soprattutto, le grandi mostre. Già quest’anno ne abbiamo previste 6 o 7 e l’anno prossimo aumenteranno. Obiettivi ambiziosi, per raggiungere i quali Brera avrà bisogno di nuovi partner e sostenitori privati.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti