Crespi: «Partner privati decisivi per far crescere la Grande Brera»
Intervista al direttore generale di un o dei più grandi poli museali italiani. Leva su Art Bonus e partenariato speciale
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«Ormai nessuno mi invita più a pranzo, perché appena mi siedo a tavola, chiedo 50mila euro di sponsorizzazione al mio interlocutore». Scherza Angelo Crespi, da due anni e mezzo direttore generale della Grande Brera, ovvero di uno dei più grandi poli museali d’Italia, che comprende Pinacoteca di Brera, Biblioteca Nazionale Braidense, Palazzo Citterio e Cenacolo Vinciano.
Chiedilo al Sole
Scherza ma, come dietro ogni buona battuta, c’è un fondo di verità. Perché la riforma Franceschini del 2014, che ha istituito i musei autonomi di Stato, come Brera stessa, ha dato il via a una profonda trasformazione di questi istituti culturali che, attraverso una gestione di tipo manageriale, sono diventati realtà efficienti, in grado di investire per ampliare migliorare la propria offerta, e una risorsa per lo Stato stesso, oltre a essere importanti poli di attrazione turistica.
In che modo siete una risorsa per lo Stato?
A differenza di altre istituzioni culturali pubbliche, come cinema o teatri, i musei autonomi di Stato come Brera, gli Uffizi, il Colosseo o Pompei, ricevono sempre meno trasferimenti statali. Ovviamente abbiamo un grande contributo dal ministero della Cultura, che si fa carico dei costi del personale ed eroga fondi per alcuni progetti speciali, soprattutto per i lavori di ristrutturazione degli edifici. Ma non ci vengono assegnate risorse paragonabili, ad esempio, al fondo unico per lo spettacolo. Al contrario, dallo scorso anno dobbiamo restituire annualmente al Mic il 30% dei ricavi da biglietteria che, nel nostro caso, per il 2026 ammontano a circa 3,5 milioni di euro. In questo modo si crea una sorta di fondo di solidarietà affinché lo Stato possa sostenere i musei più piccoli, che non hanno la possibilità di ricavare cifre elevate attraverso la vendita dei biglietti. È un processo in corso: quest’anno riceveremo ancora circa 700mila euro dal Ministero per spese di funzionamento, la metà rispetto alla cifra erogata nel 2025, mentre dal 2027 il museo raggiungerà una piena autonomia di bilancio e non avrà fondi di dotazione.
Un cambio di paradigma nella gestione museale: come evolve il ruolo di direttore generale?







