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Cresce il numero dei lupi in Europa. In dieci anni popolazione cresciuta del 58%

In dieci anni, complici le politiche di conservazione della fauna e progetti internazionali, gli esemplari sono passati da 12 mila e 21,5 mila

di Davide Madeddu

3' di lettura

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Cresce il numero dei lupi nei boschi dell’Europa. Complici le politiche di conservazione della fauna e progetti internazionali, la popolazione di questa specie è passata dai 12 mila di dieci anni fa ai 21,5 mila del 2022. A delineare questo scenario è uno studio effettuato su 34 Paesi e pubblicato sulla rivista PLOS Sustainability and Transformation dal gruppo internazionale di ricerca guidato dall’italiana Cecilia Di Bernardi, dell’Università svedese di scienze agrarie, e coordinato da Luigi Boitani della Sapienza di Roma.

Convivenza con bestiame, ungulati e persone

«Nell’UE, i lupi condividono il paesaggio con milioni di ungulati selvatici, 279 milioni di capi di bestiame e 449 milioni di persone - si legge nello studio -. Nella maggior parte dei paesi, le popolazioni di lupi hanno continuato ad aumentare e ora si trovano in tutti i paesi tranne i più piccoli dell’Europa continentale». Non solo:«Diversi paesi, Bulgaria, Grecia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Romani ora hanno più di 1.000 esemplari ciascuno - prosegue ancora lo studio -. Per una serie di motivi, tra cui gli obiettivi di gestione o la relativamente recente ricolonizzazione della specie dopo una lunga assenza, alcuni paesi hanno meno di 100 esemplari (Austria, Belgio, Danimarca, Ungheria, Lussemburgo, Norvegia e Paesi Bassi). I tre microstati di Monaco, San Marino e Vaticano rimangono gli unici paesi dell’Europa continentale a non aver sperimentato la ricolonizzazione dei lupi».

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Numeri cresciuti in 19 Paesi

La crescita si registra in Germania dove i lupi «sono passati da 1 branco nel 2000 a 184 e 47 coppie nel 2022». Lo studio evidenzia che il numero di lupi è aumentato in 19 paesi (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Slovacca, Slovenia, Svezia, Svizzera e la parte europea della Turchia), è rimasto ampiamente stabile in 8 paesi (Albania, Croazia, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Romania, Spagna, Ucraina), ha fluttuato in tre paesi (Estonia, Lettonia, Serbia) e diminuito in tre paesi (Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord) mentre la situazione in Kosovo è sconosciuta.

I risarcimenti valgono 17 milioni di euro

Uno degli aspetti affrontati è quello dei danni che vengono provocati dalle aggressioni agli animali domestici. Risarcire gli allevatori dalle perdite costa ai Paesi dell’Ue 17 milioni di euro l’anno. Secondo quanto elaborato nello studio, si stima che nell’ambito dei Paesi dell’Ue i lupi uccidano 56 milioni di animali domestici all’anno, su una popolazione totale di 279 milioni di capi di bestiame. Sebbene il rischio vari da Paese a Paese, in media un capo di bestiame ha una probabilità dello 0,02% di essere ucciso dai lupi ogni anno. Sono, invece, rari gli attacchi alle persone, mentre quelli segnalati in Italia e Grecia, a detta degli esperti, potrebbero essere cani oppure ibridi.

L’impatto positivo

Uno degli impatti positivi potrebbe essere quello di ridurre i danni alle piantagioni forestali con un controllo delle popolazioni dei cervi selvatici. «Il recupero dei lupi in Europa è stato reso possibile da più ampi processi sociali, economici e storici, come il rimboschimento, la migrazione rurale-urbana e la gestione sostenibile degli ungulati, combinati con un’opinione pubblica generalmente favorevole - si legge ancora nello studio -. Questa ripresa, tuttavia, non sarebbe avvenuta senza un sostanziale investimento istituzionale e politico da parte dei paesi europei». Per gli autori dello studio il recupero del lupo in Europa «dimostra che una grande specie predatoria può condividere con successo paesaggi con alte densità di esseri umani».

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