Cresce l’export extra-Ue ma verso il Golfo è quasi dimezzato
Nella media +4,5% grazie a Svizzera e Cina, l’area Opec cede il 42,9%. Cade la fiducia di famiglie e imprese
di Luca Orlando
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Quasi dimezzate le esportazioni verso i paesi dell’Opec. Mentre vanno vicine al raddoppio quelle dirette in Svizzera e crescono a doppia cifra in Cina. Il saldo dell’export extra-Ue di marzo è positivo, una crescita del 4,5% all’interno della quali gli effetti della crisi in Iran sono evidenti, per quanto circoscritti.
In mancanza dei dettagli sui singoli paesi è l’area dell’Opec quella che nelle statistiche preliminari Istat si avvicina più fedelmente al perimetro geografico del Medio Oriente, territorio verso il quale le vendite si riducono nel mese del 43%, segnale evidente dello shock nelle spedizioni innescato a fine febbraio.
Con il passare dei giorni iniziano così ad arrivare le prime statistiche ufficiali in grado di misurare l’impatto della guerra scatenata alla fine di febbraio da Usa e Israele contro l’Iran. Attacco che se da un lato ha provocato uno scatto verso l’alto dei prezzi dell’energia, poi tradottosi in un aumento dei listini industriali (i prezzi alla produzione tra febbraio e marzo sono cresciuti del 4,4%, con l’indice arrivato ai massimi da tre anni), dall’altro ha creato scompiglio nelle spedizioni internazionali, in particolare per quelle dirette nell’area del Golfo.
Alcune aziende, in particolare legate al settore Oil&Gas, hanno segnalato a le prime lettere in arrivo dai clienti del Middle East, citando le sopravvenute cause di forza maggiore per ritardare le spedizioni. Effetti per ora limitati, che tuttavia andranno valutati ora in termini di ordini, altro ambito in cui è possibile che si scarichi l’incertezza generata dal blocco di Hormuz e dai possibili nuovi attacchi militari nell’area.
Il crollo nelle vendite verso l’area Opec certifica questo scenario.








