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Il risiko bancario e le mosse dei francesi
Credit Agricole avverte: «Mai coinvolti su Mps-Bpm, nulla si può fare senza di noi»
I vertici della Banque Verte frenano sul progetto di fusione tra i due istituti italiani e mandano un chiaro messaggio ai protagonisti del risiko: «Siamo indispensabili». Lo scenario preferito? «La fusione tra Bpm e CA Italia»
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - I vertici di Credit Agricole frenano sui progetti di fusione tra Banco Bpm e Banca Monte Paschi Siena («è molto difficile immaginare come una combinazione possa creare valore per gli azionisti») e rilanciano il progetto di unire l'istituto di Piazza Meda con la loro controllata Credit Agricole Italia, definito come «lo scenario preferito». In ogni caso, avvertono, alla luce di una quota che ormai sfiora il 30% «nulla può essere fatto» senza di loro.
Incalzato dai cronisti in occasione della trimestrale, il ceo di Agricole, Olivier Gavalda, per la prima volta commenta così i rumors su un imminente M&A tra le due banche italiane: «Non abbiamo ricevuto alcun progetto, né alcuna informazione su una potenziale fusione tra Mps e Bpm». Subito dopo, però, dalla Banque Verte arriva un chiaro messaggio: «Con il 29,3% del capitale di Bpm, siamo indispensabili. Questo significa che nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi. Ma ovviamente non siamo gli unici a prendere le decisioni».
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«Non abbiamo ancora chiesto ok a Bce per controllo Bpm»
«Ad oggi, non abbiamo ancora chiesto alla Bce l’autorizzazione ad assumere il controllo» di Banco Bpm, ha poi chiarito in un’intervista con Bloomberg Tv è la deputy general manager di Credit Agricole, Clotilde L’Angevin, incalzata anche lei sul futuro dell’istituto di Piazza Meda, dove i francesi sono ormai a ridosso del 30%: «La nostra è una situazione solida e stabile, che ci permette di essere un attore chiave in questo contesto». L'Italia, prosegue la manager, è «un mercato strategico per noi», dove «vogliamo continuare a crescere». Tra le altre cose, abbiamo «una partnership solida e di lunga data con Banco Bpm, ecco perché abbiamo aumentato la nostra partecipazione al 29,3%».
Da questo punto di vista, «abbiamo una posizione forte» e – sulla falsa riga di quanto già detto dal ceo di Agricole – ribadisce che «nulla può essere fatto senza di noi o contro di noi», ma ad oggi «non abbiamo ricevuto alcuna proposta concreta riguardo, ad esempio, allo scenario di Mps e Banco Bpm». Per Agricole, conclude L’Angevin, «ciò che è veramente importante è continuare a svilupparci a lungo termine in Italia». La manager ricorda come tra le attività nel nostro Paese ci sia anche Credit Agricole Italia e, quindi, «vogliamo crescere anche organicamente».
Bpm-Mps? «Difficile crei valore per soci»
In call poi il tema è tornato "caldo". Agricole infatti ha reso per la prima espliciti per i suoi dubbi su un eventuale progetto di fusione tra l’istituto di Piazza Meda e il Monte dei Paschi: «In questa fase, è molto difficile immaginare come una combinazione tra Mps e Bpm possa creare valore per gli azionisti» del Banco, mette in chiaro il ceo di Agricole, Olivier Gavalda. «Qualsiasi operazione, che coinvolga Banco Bpm, dovrebbe creare valore a lungo termine per Credit Agricole e gli altri soci. Con la nostra partecipazione del 29,3%, siamo di gran lunga i primi azionisti e, quindi, avremo voce in capitolo su qualsiasi operazione che coinvolga la società e analizzeremo qualsiasi progetto solido in relazione al suo interesse strategico, al rischio di esecuzione e alla capacità di creare valore a lungo termine».
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«Per noi scenario preferito è fusione Bpm e CA Italia»
Ma i francesi mostrano di avere un'idea ben precisa del futuro di Piazza Meda: «Naturalmente, uno degli scenari preferiti per noi sarebbe una fusione tra Banco Bpm e Credit Agricole Italia, che ci permetterebbe anche di rafforzare la nostra presenza in Italia, dove vogliamo davvero crescere» ha aggiunto la deputy general manager di Credit Agricole, Clotilde L’Angevin, incalzata sul futuro dell’istituto.
Utile gruppo a 2,78 miliardi nel secondo trimestre
Nell'attesa che si chiarisca l'esito del risiko italiano, il cda di Credit Agricole ha dato il via libera ai conti del secondo trimestre, che chiudono con un utile netto di pertinenza del gruppo a 2,778 miliardi di euro, in aumento del +7,8% rispetto al secondo trimestre del 2025. I ricavi complessivi ammontano a 10,880 miliardi, in crescita del +12,9% con un aumento del margine di interesse netto delle banche regionali (+38%). Le spese operative si sono attestate a -6,143 miliardi (+4,6%) con un margine operativo lordo a 4,737 miliardi (+25,8%) e un rapporto cost/income del 56,5% (in miglioramento di -4,5 punti). Costo del rischio a -862 milioni (+2,7%). Allargando lo sguardo al semestre, il risultato netto di pertinenza del gruppo cresce a quota 4,875 miliardi (+6,8%) e del +14,5% escludendo l'effetto della plusvalenza Amundi.
In Italia utile a 1,05 miliardi, ricavi +5%
Nel nostro Paese, invece, nel semestre Credit Agricole ha conseguito un utile netto pari a 1,053 miliardi di euro, di cui 878 milioni di euro di pertinenza del gruppo, «confermando l’Italia come secondo mercato domestico» della banca. Stringendo lo sguardo solo sulla controllata Credit Agricole Italia, nel semestre chiude con un utile netto consolidato di 478 milioni, in crescita del +2,1%. Fronte entrate, interessi netti a 862 milioni (+1,8%) e commissioni per 707 milioni (+6,9%). Gli oneri operativi salgono (+1,7%) a 787 milioni. Le rettifiche di valore nette sono stabili a 97 milioni, mentre il costo del credito si attesta a 29 punti base (-1) e il Cet1 infine è al 13,2%.
In questa puntata parliamo dei nuovi mutui fino a 40 anni che possono aumentare la cifra finanziabile per gli under 36; delle nuove regole europee sugli imballaggi e di cosa cambia per imprese e consumatori;...