LETTERA AL RISPARMIATORE

Credem spinge la bancassurance. Focus sulla innovazione digitale

di Vittorio Carlini

Credem (Imagoeconomica)

5' di lettura

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Investire sull’innovazione tecnologica. È tra i focus di Credem a sostegno del business. L’istituto di credito, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, sborsa circa 40 milioni l’anno in tecnologie. Denari che, in parte, servono per adeguarsi alle nuove normative; in parte ad ammodernare la struttura informatica esistente; e, in parte, a sviluppare l’innovazione digitale. Proprio rispetto a quest’ultimo fronte la banca guarda a diverse aspetti. In primis ci sono i cosiddetti “analytics”, cioè l’analisi dei dati. Quelle grandi masse d’informazioni, essenziali ad esempio nel valutare il merito di credito del potenziale debitore, che senza sofisticati algoritmi sarebbe complesso sfruttare.

La banca scommette, poi, sull’ “Artificial intelligence” (Ai). L’istituto ne sperimenta l’applicazione, tra le altre cose, nel “Customer service” interno. Vale a dire: viene testata, ad esempio, l’efficacia delle risposte, rivolte dal dipendente umano all’Ai, in merito all’iter delle pratiche. Si tratta di un potenziale passaggio da inserirsi nella più ampia idea di “Robot process automation”. Una strategia che, nell’intenzioni di Credem, non sostituisce la persona fisica. Bensì l’affianca per liberarla da compiti meno rilevanti ed aumentarne così la produttività (ad esempio nell’ambito della consulenza). Non solo. L’impegno sull’innovazione digitale è finalizzato anche, e soprattutto, ad aumentare l’efficienza operativa della società e ridurne i costi.

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Gli oneri operativi

Già, i costi. Nel 2018 il Credem è stato contraddistinto dal rialzo del margine d’intermediazione (+0,8%) mentre l’utile netto è risultato piatto. Per quanto, senza contabilizzare la contribuzione ai fondi di risoluzione e di tutela dei depositi, il profitto netto sarebbe in rialzo del 2,6%. Orbene: in un simile contesto gli oneri operativi sono cresciuti del 2,7%. Una dinamica che, oltre a contribuire alla discesa del reddito operativo, ha fatto salire il rapporto tra costi e ricavi (il Cost/income) dal 62,7% di fine 2017 al 63,9% del 31 dicembre scorso. Il trend fa storcere il naso al risparmiatore, anche perché il “ratio” è già di per sé elevato. Il Credem, conscio della situazione, non condivide il disappunto. Dapprima l’istituto, riguardo allo specifico andamento nel 2018 del Cost/income ricorda che è anche l’effetto del consapevole incremento, nella seconda metà dell’anno, delle spese per aumentare la notorietà del marchio. Al di là di ciò la società sottolinea che un vero problema si avrebbe se il rapporto salisse perché scende il denominatore, cioè i ricavi. Il che non è. In realtà si tratta del voluto incremento del numeratore. Vale a dire: è l’effetto degli investimenti a sostegno della crescita organica. Esborsi che, sottolinea Credem, a fronte della sua stessa solidità patrimoniale, vanno realizzati ora per garantire l’espansione nel medio-lungo periodo. Peraltro, aggiunge sempre l’istituto, se si guarda la salita dei ricavi “core” (+2,6%) il loro rialzo è allineato a quello degli oneri operativi. In conclusione Credem dice di volere governare il Cost/income e di non vedere particolari problemi rispetto ad esso.

Il mondo dei servizi

Ma non è solamente una questione di costi. L’istituto punta a sfruttare la leva dei ricavi. Qui una priorità è il “wealth management”. Cioè: la crescita delle commissioni da risparmio gestito. Una delle strade per perseguire l’obiettivo, oltre allo sviluppo dei prodotti finanziari, è quella dei servizi. La società va ricordato, al di là della tradizionale erogazione del credito, è articolata in diversi business. C’è l’importante bancassurance (vedere domanda in basso). Senza, poi, scordare: i prestiti personali, il factoring e il leasing. Un mix di competenze ed attività che la banca vuole sfruttare. La strategia? Spingere sulla consulenza a 360°. Un “advisory” capace, da un lato di rispondere alle diverse esigenze del cliente; e, dall’altro, di agevolare il “cross selling”. Così, ad esempio, può pensarsi alla gestione del patrimonio dell’imprenditore cui viene già erogato un credito. Oppure alla consulenza per una polizza danni sull’impresa.

Sennonché il risparmiatore esprime una preoccupazione. Al di là del tema della consulenza a 360° la maggiore esposizione al mondo del risparmio gestito può avere un impatto sullo sviluppo del business. Sul settore infatti, anche in prospettiva dell’effettiva entrata in vigore della Mifid2, è prevista una pressione dei margini. Il che darà non poco fastidio ai vari player, Credem compresa.

L’istituto professa ottimismo. In primis, come dimostra la creazione della Sim e la conseguente separazione della consulenza dalle fabbriche prodotto, la società dice di avere già impostato la propria attività in modo conforme alla nuova normativa. Inoltre, viene spiegato, il focus sulla tecnologia permette, da un lato, di mantenere i prezzi dei prodotti finanziari competitivi; e, dall’altro, di riuscire comunque ad estrarre margini interessanti. Ancora: la qualità dei servizi offerti, afferma sempre Credem, è un atout che il mercato apprezza, riconoscendo spesso un “premium price”. Infine, conclude la banca, la stesso aumento dei clienti dà una mano. Nel 2018 sono saliti di circa 100.000 unità lorde (intorno a 50.000 nette), arrivando complessivamente a circa 1,2 milioni. Il target, anche nel 2019, è proseguire sugli stessi tassi di crescita. Un obiettivo cui, a ben vedere, potrà contribuire il focus sul cosiddetto “small business”. Vale a dire: imprese con ricavi inferiori a 2,5 milioni rispetto alle quali, nell’anno in corso, diverrà completamente operativa la nuova filiera distributiva dedicata ad esse. Ciò detto, tuttavia, può ulteriormente obiettarsi che il crollo dei mercati nel 2018 riduce la propensione ad acquistare prodotti finanziari. Prova ne sia che, lo scorso anno, la raccolta gestita netta di Credem si è fermata a 331 milioni a fronte dei 2,8 miliardi del 2017. Corretto, dice l’istituto. E però la banca sottolinea che, seppure potrà aversi qualche difficoltà nell’immediato, l’attività va analizzata sul medio-lungo periodo. In particolare, ricorda sempre il gruppo, la sua raccolta diretta netta nel 2018 è arrivata a 1,4 miliardi. Una somma che, escludendo indesiderati “Cigni neri”, costituisce un’importante base di partenza per incrementare l’Asset under Management (AuM). Così Credem, per la fine del 2018, indica l’obiettivo di una raccolta netta di circa 3 miliardi: di questi due miliardi dovrebbero essere proprio nell’AuM.

L’erogazione del credito

Dalla raccolta agli impieghi. Questi, a fine 2018, hanno raggiunto lo stock di 25,497 miliardi con circa 800 milioni di nuova produzione. In un siffatto contesto l’istituto, oltre a spingere i prestiti personali e quelli alle famiglie, ha tra le sue priorità l’erogazione dei crediti alle imprese, soprattutto medio-piccole. In particolare è interessante rilevare che c’è uno sforzo sul fronte del finanziamento del circolante delle aziende. Un’attività che, viene spiegato, consente anche di avere il reale polso della situazione economico-contabile dei clienti. Riguardo, invece, ai mutui residenziali? Restano rilevanti ma, a fronte dei ribassi fuori mercato sui prestiti praticati dalla concorrenza, il gruppo volutamente non schiaccia sull’acceleratore. Ciò detto sorge un timore. L’Italia è in recessione. Uno scenario in cui le imprese, per l’appunto importanti clienti di Credem, possono o affrontare difficoltà oppure ridurre gli investimenti. Una situazione che rischia di impattare i ricavi delle banche italiane, tra cui la stessa Credem.

L’istituto, pure consapevole della situazione, invita ad un’analisi più articolata. La società dapprima ricorda che, dal 2010 al 2018, è stata in grado, nonostante il difficile contesto, di ampliare la sua quota di mercato negli impieghi, passando dall’1,07% all’1,79%. Inoltre l’istituto afferma, allo stato attuale, di non avere segnali di rallentamento degli investimenti da parte delle imprese. Infine la banca ricorda che oltre il 90% dei sui debitori ha un alto merito di credito. Una condizione che, se la congiuntura peggiorasse, consente al gruppo, unitamente alla sua solidità patrimoniale (Cet1 al 31/21/2018 del 12,7%), di potere contare su una resilienza importante del suo business. A fronte di ciò Credem stima sul 2019 sia la nuova produzione di impieghi che il margine finanziario in rialzo tra il 2,5 e 3%.

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