Intervista

Covip, Mario Pepe: «Fondi pensione al via il 1° luglio senza rinvii, collaborazione dalla Commissione di vigilanza»

Parla il presidente della Covip. Per un periodo transitorio di un anno ci sarà più tolleranza sui Fondi nell’attuazione dei nuovi adempimenti. La leva fiscale può favorire gli investimenti degli investitori istituzionali nell’economia reale

di Giorgio Pogliotti

MARIO PEPE PRESIDENTE COVIP IMAGOECONOMICA

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Si avvicina la data del 1° luglio, quando scatterà l’adesione automatica dei neo assunti ai fondi pensione, e da più parti arriva la richiesta di un rinvio a fine anno per poter completare i nuovi adempienti. Presidente Pepe, serve uno slittamento e che approccio avrà l’autorità di vigilanza nei confronti dei fondi pensione?

Voglio tranquillizzare i fondi che vigileremo sull’applicazione delle nuove norme con equilibrio e massima collaborazione. Per un periodo transitorio di un anno ci sarà più tolleranza, ma non serve nessuno slittamento. Ci sono fondi che già hanno i comparti azionari e possono partire subito. Noi siamo pronti e rafforzeremo la struttura con 40 assunzioni che abbiamo in programma.

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Condivide le preoccupazioni delle parti sociali che hanno firmato un avviso comune contestando la portabilità dal 31 ottobre dei contributi datoriali da parte degli aderenti a forme di origine collettiva, in caso di trasferimento ad altra forma pensionistica?

È un fenomeno da guardare con attenzione, anche in questo caso serve equilibrio, con un atteggiamento collaborativo e pragmatico vedremo la portabilità che conseguenze avrà sul sistema. È importante però che i fondi negoziali dialoghino con i loro iscritti, che comunichino quali sono i vantaggi in termini di costi.

Come risponde alle critiche della premier Meloni, per le poche risorse investite dai fondi pensione nel sistema produttivo italiano?

Alla premier Meloni vorrei ricordare che i fondi pensioni amministrano un risparmio che serve a garantire prestazioni future a milioni di cittadini. Devono operare secondo principi di prudenza, diversificazione, liquidità e tutela degli iscritti. La loro missione primaria non è sostenere il sistema produttivo. È vero dei 227 miliardi di investimenti dei Fondi solo il 19,3% va all’economia italiana. Il tema è rendere l’Italia più attrattiva per il capitale previdenziale di lungo periodo. Vanno create le condizioni affinchè le riserve previdenziali possano trovare opportunità di investimento adeguate sotto il profilo del rischio, del rendimento e della liquidità. Ci sono iniziative interessanti, penso al Fondo nazionale strategico indiretto promosso dal Mef, alla Mansion House Compact del governo britannico che impegna i fondi a investire una quota in economia reale. Bisogna guardare agli investitori istituzionali, con la creazione di megafondi, perché la massa critica può meglio assorbire i rischi. Invece tra le 273 forme pensionistiche operanti nel nostro Paese, ci sono molte realtà di piccole dimensioni.

Quali misure possono essere utili per convogliare più risorse verso l’economia reale?

Si potrebbe operare con la leva fiscale, con una detassazione di scopo riportando l’aliquota dall’attuale 26% al 20% per le Casse previdenziali sugli investimenti in economia reale. Un altro strumento da mettere in campo è il conto di risparmio pensionistico sin dalla nascita, sul modello di quanto fatto in Germania con un piccolo sostegno dello Stato. Se venisse aperto ad un anno d’età, con un versamento minimo mensile di 100 euro a 18 anni si avrebbe un montante di 35mila euro che all’età per la pensione diventano 650mila euro. Considerando le attuali 350mila nascite annue in 10 anni gli aderenti sarebbero 3,5 milioni. Con un patto di durata lungo, una quota di queste risorse potrebbero finanziare l’economia reale.

I 775mila neo iscritti del 2025 rappresentano il massimo decennale, ma il tasso di partecipazione dei giovani è ancora al 33,2%, le donne sono solo il 38,8%. Come estendere il secondo pilastro a imprese e settori scoperti?

Vogliamo assicurare la copertura a settori scoperti. Abbiamo raggiunto un accordo che coinvolge 90mila religiosi in Previfonder che sarà operativo entro l’anno, con l’estensione a operatori di scuole cattoliche, strutture sanitarie religiose una platea di 500-600mila persone può essere coperta. Ho proposto al ministro Crosetto che del 5% da destinare alla difesa una quota sia impiegata per creare un fondo di categoria delle forze armate.

Quando sarà operativo l’arbitro previdenziale introdotto con il decreto Pnrr?

Il regolamento è pronto, stiamo preparando la piattaforma informatica ed entro la fine dell’anno, o al massimo all’inizio del 2027 sarà in grado di operare. Il grosso dei contenziosi riguarda i fondi sanitari, i rimborsi o il rispetto dei contratti. La Covip sarà la sede per la risoluzione stragiudiziale delle controversie. L’altro passaggio è avere nella Covip un’unica Autorità di controllo per il welfare integrativo, valorizzando le competenze maturate in un ambito affine come quello della previdenza complementare e promuovendo sinergie tra fondi pensione e fondi sanitari integrativi.

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