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Coverings al via, la ceramica italiana prende la scena negli Usa

All’Orange County Convention Center di Orlando, in Florida, taglio del nastro della più importante fiera oltreoceano per l’industria ceramica italiana

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

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Sarà metà pomeriggio in Italia quando all’Orange County Convention Center di Orlando, in Florida, si taglierà il nastro della più importante fiera oltreoceano per l’industria ceramica italiana. La 35esima edizione di Coverings che si inaugura oggi sarà la cartina di tornasole delle prospettive sul terzo mercato di sbocco per importanza – ma primo per tassi di crescita - per un Made in Italy che dipende per oltre l’80% dalle esportazioni.

Il distretto di Sassuolo si presenta a Coverings con oltre 80 marchi, nel cuore del Padiglione Italiano organizzato da Confindustria Ceramica, co-proprietaria del salone americano assieme ad Ascer (le ceramiche spagnole), TNCA (Tile Council of North America), NTCA (i contractors amerciani), CTDA (l’associazione dei distributori oltreoceano). Un banco di prova importante in un mercato americano che, nonostante la contrazione del 2024 (-5,1% i consumi e -3,5% le importazioni di ceramica), sta mostrando segnali di ripresa nei primi mesi del 2025, con un +15,9% di esportazioni italiane in volume e +11,9% in dollari Usa, secondo l’U.S. Department of Commerce.

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«La questione principale oggi è l’incertezza sui dazi - sottolinea Vittorio Borelli, vicepresidente di Confindustria Ceramica e amministratore delegato di Fincibec, in partenza per Orlando -. A giugno, infatti, scadrà la sospensione annunciata da Trump e, se non sarà trovato un accordo tra Washington e Bruxelles, entrerà in vigore il dazio aggiuntivo trasversale di un ulteriore 10% anche sulle ceramiche italiane, che si andrebbe a sommare all’8,5% cui siamo abituati da sempre e al 10% imposto a inizio aprile. Ogiorno in più che passa senza una soluzione pesa sulle decisioni dei distributori americani». Il clima di incertezza sta spingendo infatti molti operatori a fare scorte, gonfiando le importazioni dei primi mesi, come confermano i dati non solo italiani ma anche dei ceramisti spagnoli, con il timore che seguirà un rimbalzo negativo nei trimestri successivi.

I produttori di piastrelle italiani - 125 stabilimenti e oltre 18mila addetti concentrati per l’85% nel distretto di Sassuolo, con una produzione 2024 di 370 milioni di mq e circa 6 miliardi di euro di vendite - non possono rischiare di perdere il mercato statunitense: nel 2024 il nostro Paesi si è confermato primo esportatore in valore verso gli Usa, con 707 milioni di dollari di vendite, pari al 29,2% dell’import totale, e un prezzo medio di quasi 25 dollari al mq. Una leadership che si fonda su qualità, design e sostenibilità, come ribadisce la nuova campagna “I choose responsibility” lanciata da Ceramics of Italy. «A dir la verità ci aspettavamo di essere esentati dagli extra dazi americani – racconta Borelli - considerando che abbiamo un prodotto top di gamma che non fa concorrenza alle produzioni locali e che gli Usa non sono autosufficienti per la produzione ceramica. Oltre al fatto che da anni produciamo già sul mercato americano attraverso stabilimenti locali e partnership con le loro aziende».

Fino al 2 maggio saranno 1.100 gli espositori di piastrelle, pietre naturali e superfici dure di rivestimento presenti all’Orange County Convention Center di Orlando su 360mila mq di spazi fieristi e sono oltre 26mila i professionisti attesi del settore, tra distributori, rivenditori, progettisti, architetti, costruttori e installatori. Ricco il programma formativo su temi quali sostenibilità, innovazione tecnologica e tendenze di design, in cui è il Made in Italy a fare scuola da sempre a livello globale. E sono temi ai quali si sta avvicinando ora anche il mercato Usa, sempre più attento ai parametri Leed e alle logiche di costruzione green.

Nonostante i segnali positivi del primo trimestre, il quadro rimane fragile sui due versanti oltreoceano. Il 2024 è stato il terzo anno consecutivo di calo per il mercato residenziale statunitense, penalizzato da tassi ipotecari ancora elevati. Mentre l’industria ceramica tricolore ha alle spalle un anno complesso, in cui è riuscita a tenere le posizioni ma non a recuperare i livelli pre-Covid: mancano ancora 10 punti percentuali di export e 7,5 di produzione. E alla minaccia dei dazi americani si sommano la frenata della Francia e della Germania, i primi due mercati di destinazione, e la concorrenza internazionale sempre più agguerrita, in particolare dall’Asia, India in prima fila. «I tempi della trattativa li dettano Trump e von der Leyen. Ma più si procrastina, più pesa l’instabilità commerciale», ribadisce Borelli. Coverings sarà anche l’occasione per confrontarsi con il sentiment dei concorrenti in arrivo da 40 Paesi e dei clienti statunitensi. «I distributori che abitualmente incontriamo in fiera ci hanno confermato la loro presenza anche quest’anno e pure loro sperano che questo clima di incertezza si risolva, nessuno ne trae vantaggio».

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