Ci sono altre sfide. Per esempio lo scienziato Roberto Di Salvo sta collaborando negli Usa al progetto del reattore Usnc, cioè Ultra Safe Nuclear, nel quale il combustibile atomico è racchiuso in pastiglie ceramiche e che, asseriscono gli inventori, in caso di problemi si spegne da solo.
Sulla frontiera delle tecnologie miniaturizzabili, già mezzo secolo fa venne costruito un pacemaker cardiaco nucleare, ma dal punto di vista pratico oggi non si scende sotto la taglia dei reattori per sottomarini o per i nuovi rompighiaccio varati in Russia, in genere 4 o 6 reattori compatti per nave. I satelliti non hanno reattori a bordo ma sorgenti di calore, detti Rtg, radioisotope thermal generator, ma èrogano pochissima potenza; per le missioni spaziali oltre Marte saranno indispensabili, dato che da Giove in poi il sole è troppo debole e lontano per dare energia ai pannelli fotovoltaici.
L'energia da fusione nucleare, la stessa che accende il sole e l’altre stelle, è ancora lontana. Ma se ne vede all’orizzonte la sagoma. Le esperienze internazionali condotte per il progetto Iter a Cadarache, alla periferia di Marsiglia, lo Sparc e l’Arc allo studio con il Mit di Boston, il Dtt di Frascati cui lavorano l'Eni e l'Enea mostrano dov’è questa nuova forma di energia nucleare pulita.
Si tratta di far fondere insieme due atomi di minuscolo idrogeno, che si uniscono insieme e si trasformano formano in un più grosso atomo di elio. Ma le temperature sono così smisurate, milioni di gradi, che non esistono materiali capaci di resistere alla reazione senza fondere. Così la reazione del plasma viene tenuta sospesa con la forza magnetica senza che vi sia alcun contatto con le pareti del reattore, che è fatto come una ciambella e viene denominato con l'acronimo russo Tokamak. Serve ancora molto tempo, forse decenni, ma la fusione si raggiungerà di sicuro, anche perché è già stata ottenuta decenni fa su dimensioni piccole e sperimentali.
La diffusione futura della fusione dipende soprattutto dalla capacità di sviluppare componenti meno cari per i Tokamak. Uno dei limiti della fusione è il costo dei materiali necessari per produrre campi magnetici così potenti e stabili che siano capaci di tenere sospeso il plasma. Oggi si usano in genere superconduttori basati su leghe di niobio-titanio o niobio-stagno: sono carissimi, formati da materiali rari, sono difficili da lavorare, sono estremamente delicati e fragili. Perfino il diboruro di magnesio, messo a punto a Ginevra dal Cern diretto dall'italiana Fabiola Gianotti, sembra resistere troppo poco agli scossoni generati dal suo stesso campo magnetico.