Il caso del Politecnico

Così la Scuola di Design a Milano inverte la fuga dei cervelli

L’ateneo è polo di attrazione dall’estero: straniero uno studente su tre alle magistrali. Al via nuovo percorso per disegnare le piattaforme hi-tech

di Luca Orlando

 Politecnico Bovisa Edifici del campus Bovisa Candiani/Durando.

5' di lettura

5' di lettura

Uno su tre. Dei 1500 giovani iscritti alla Scuola di Design del Politecnico di Milano, quasi il 35% proviene dall’estero. Francia o Germania, oppure Cina e Iran o ancora Spagna, Portogallo e Sudamerica alimentano un flusso continuo di giovani che punta ad isciversi alle lauree magistrali proposte in lingua inglese, prese d’assalto con una richiesta complessiva che supera in media di 5-6 volte i posti disponibili.

Se il nodo del nostro Paese è storicamente la fuga dei cervelli, qui alla periferia nordovest della metropoli, nel quartiere della Bovisa, accade esattamente il contrario. «Noi abbiamo con altri atenei di tutto il mondo numerosi rapporti di scambio di studenti - spiega il preside Francesco Zurlo - ma abbiamo un problema strutturale di gap tra domanda e offerta: se dall’estero abbiamo tantissime richieste per venire a studiare qui, i nostri ragazzi non vogliono invece allontanarsi da questa città».

Loading...

Difficile dar loro torto. Tenendo conto anzitutto del ranking internazionale della Scuola di Design del Politecnico di Milano, stabilmente da anni nella top ten mondiale in questa categoria e in grado nell’ultima graduatoria diffusa pochi giorni fa di guadagnare una posizione salendo al settimo posto assoluto.

Pubblico e privato

Ranking che si innesta però, a differenza di quanto accade altrove, ad esempio al Mit di Boston, in un ambiente esterno che sul design ha costruito un intero habitat: fatto di stilisti e case di moda, produttori di mobili e complementi d’arredo, eventi iconici e di richiamo per l’intero settore, dalle settimane delle sfilate al Salone del Mobile. Contesto economico alimentato a monte da una formazione di alto livello, che vede nel Politecnico di Milano la propria punta di diamante.

«Parlare di ecosistema - spiega Zurlo - in questo caso è assolutamente appropriato, tenendo conto della presenza in questa città di un complesso di elementi che si rafforzano a vicenda, avendo raggiunto nel tempo una massa critica sufficiente per questo salto di qualità. Ogni anno abbiamo richieste fino a sei volte oltre le nostre capacità e questo accade anche perché Milano è riconosciuta universalmente come la capitale del Design».

I numeri

La Scuola del Design del Politecnico di Milano è oggi la più grande università internazionale, sia per numero di studenti sia per numero di docenti, per la formazione dei progettisti di prodotto, di comunicazione, di interni e di moda.

Sono attualmente attivi 4 Corsi di Laurea di primo livello (3 anni): Design del Prodotto Industriale, Design della Comunicazione, Design della Moda, Design degli Interni.

Sono inoltre attivi 7 Corsi di Laurea Magistrale presso la sede di Milano Bovisa e 1 inter-ateneo attivo presso l’Università degli studi di Genova. A Milano Bovisa si studia dunque Integrated Product Design, Design della Comunicazione, Design for the Fashion System, Interior and Spatial Design, Design&Engineering (Progetto e Ingegnerizzazione del Prodotto Industriale), Product Service Systems Design. Digital and interaction design

Gli studenti iscritti sono 4300, con un flusso costante di un migliaio di giovani che si avviano nelle lauree triennali e altri 700 che entrano nel percorso magistrale, dove gli insegnamenti sono prevalentemente svolti in lingua inglese. Tra questi, una quota variabile tra 30 e 35% arriva dall’estero.

Il campus di Via Durando alla periferia nord ovest di Milano

Milano, Politecnico, sede di Milano Bovisa, . veduta del cortile interno del campus. Foto di Corrado Crisciani.

«Il ranking tiene conto anche di questo e siamo contenti di essere arrivati in questa posizione di classifica. Tenendo conto di non poter lottare ad armi pari: mentre noi siamo una struttura pubblica, tutte le altre realtà che ci precedono sono private. Il Mit ha da poco ottenuto una donazione privata da 100 milioni di dollari per riorganizzare completamente le proprie sedi, cosa che a noi non potrà mai capitare. Mentre se prendiamo le rette pagate, i nostri 2-3mila euro all’anno si confrontano con i 70mila dollari pagati per entrare alla Parsons School di New York, differenza che evidentemente consente degli investimenti ben diversi».

Gli studenti in uscita dalla scuola di Design del Politecnico non hanno difficoltà a collocarsi sul mercato, tenendo conto di un tasso di occupazione che ad un anno dal titolo conseguito è in media del 95%, per arrivare al 100% nel Design Engineering.

Il lavoro

«Qui i giovani ricevono offerte già ampiamente prima di terminare la tesi - spiega Zurlo - anche perché la platea di aziende che assume si sta allargando. Non solo stilisti o brand di mobili e complementi d’arredo ma recentemente anche società di consulenza che stanno avviando dei reparti di design per tutto ciò che ha che fare con il mondo digitale. Molti ragazzi che arrivano qui dall’estero a studiare trovano lavoro in aziende italiane: guardando al saldo tra fuga e attrazione in termini di “cervelli” questa Scuola è in grado di svolgere un ruolo positivo».

In fase di avvio sui temi del design digitale c’è ora una nuova laurea triennale (la quinta) dedicata al design delle piattaforme hi-tech (Interaction Design), per imparare a “disegnare” gli oggetti che plasmano la nostra vita. «Se prendiamo uno smartphone oppure uno smartwatch - spiega Zurlo - non viene in mente in modo immediato l’interfaccia a monte, che invece è un elemento chiave per la sua funzionalità. Serve comprensione dell’ergonomia, degli schemi mentali con cui si approccia un prodotto. Si studierà tanta elettronica ma non solo. Partiamo con 50 studenti in un percorso in lingua inglese, avviando questo percorso nella nostra sede distaccata di Lecco».

Lo studio

Contiguità ai temi del Salone del Mobile che hanno spinto gli organizzatori dell’evento fieristico ad affidare proprio al Politecnico di Milano lo studio di impatto di questa rassegna sul territorio, andando a costruire un Osservatorio ad hoc.

Si parte con un progetto di ricerca “Salone-come-ecosistema”, che intende indagare sul campo in chiave scientifica il fenomeno della settimana del Design di Milano. Iniziativa promossa da Federlegno Arredo Eventi - Salone del Mobile.Milano, e realizzata dal Dipartimento di Design, in collaborazione con la Scuola del Design e con il Comune di Milano. Ricerca che ambisce ad approfondire il fenomeno nella sua portata socioeconomica sul territorio (in termini di impatto ma anche di legacy), attraverso la raccolta e l’analisi di nuovi indicatori, oltre che tramite riflessioni collettive e plurali degli stakeholder attivi sulla scena. Questa prima operazione, svolta nel 2024, porrà le basi per un futuro Osservatorio del Salone del Mobile, una piattaforma di ricerca permanente dedicata ad identificare opportunità e sfide che interessano Salone del Mobile.Milano e la città. L’Osservatorio informerà le future decisioni riguardanti la Settimana del Design, per renderla più sostenibile, inclusiva e dialogante con Milano e le sue attuali politiche. L’indagine si avvarrà di una metodologia di ricerca mista, basata su analisi di basi dati eterogenee fornite da soggetti privati e pubblici, un processo di coinvolgimento degli stakeholder della Settimana del Design ed un’attività di monitoraggio e osservazione condotta dalla Scuola del Design. I risultati verranno raccolti in un report finale dal format divulgativo, la cui pubblicazione è prevista per la fine dell’anno.

«Partiamo da una ricerca sul campo affidata a 150 studenti - spiega Zurlo - per valutare cosa accade davvero in questa settimana, dentro e fuori la rassegna. L’obiettivo finale è quello poi di mettere a sistema tutte le banche dati esistenti sul tema, in modo da poter arrivare ad indicatori condivisi».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti