Salone del Mobile

Così in cucina la tecnologia sposa il design

Elettrodomestici connessi, nuove funzioni, forme e geometrie innovative in rassegna a Milano. Per oggetti cult che arrivano anche a 150mila euro.

di Luca Orlando

4' di lettura

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Il connubio esiste da tempo, anche se visitando gli stand del Salone del Mobile a Milano è evidente come nel settore delle cucine le direttrici tecnologiche e quelle del design siano sempre più incrociate, interdipendenti e “necessarie”.

Il Salone Eurocucina, arrivato alla 24esima edizione si svolge infatti in contemporanea con la rassegna FTK, Technology for the Kitchen, raggruppando più di 100 imprenditori in uno spazio di 24mila metri quadri.

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Le novità

Accanto a quelli tradizionali, si diffondono con sempre maggior forza i piani cottura a induzione

Le nuove possibilità offerte dalla tecnologia sono evidenti nelle presentazioni delle aziende e uno dei filoni di sviluppo è chiaramente quello della “connessione” degli oggetti. Gli elettrodomestici oggi possono essere collegati in rete e questo non solo consente di programmane in modo diretto l’attività ma permette anche di realizzare a distanza alcune attività di manutenzione. In alcuni casi la diagnosi remota consente di identificare il problema e di risolvero via software, evitando così l’invio dirfetto di un tecnico in casa.

Trend di forte sviluppo è quello dei piani cottura a induzione, dove i miglioramenti riguardano il design ma anche le funzionalità, come l’accensione parzializzata delle zone su cui si appoggia una pentola, in modo da evitare inutili sprechi di energia. Rotta, quella dei piani cottura, che sta seguendo ad esempio con forza Elica, diversificandoi il proprio business oltre gli strumenti da aspirazione. Le cappe, tradizionale business del gruppo, 2600 addetti, 80% dei ricavi realizzati grazie all’export, sono in questo caso ancora presenti ma integrate nel piano cottura, aspirando quindi verso il basso. Altra incursione hi-tech è quella di integrare in un unico oggetto piano a induzione, cappa di aspirazione e forno. «Abbiamo riorganizzato l’attività e diversificato in modo ampio le nostre linee di prodotto, lavorando anche con grandi designer e architetti - spiega l’ad di Elica Giulio Cocci - e siamo pronti per approfittare della nuova domanda in arrivo. Per lanciare questo messaggio il Salone del Mobile è fondamentale, vogliamo essere visibili e “rumorosi” nella nostra comunicazione».

Elica e l’hi-tech: induzione, cappa integrata e forno

Girando tra gli stand si vedono frigoriferi di dimensioni “monstre” anche di oltre 1000 litri, strumenti programmabili, forni in grado di riconoscere il piatto inserito, in modo da programmare la cottura più adatta. Percorso, quello tecnologico, che continua a percorrere anche Smeg, storico produttore di elettrodomestici (poco meno di un miliardo dio ricavi), che lancia qui al Salone nuove linee, una delle quali firmata da Stefano Boeri.

Colori e tecnologia

Lo stand di Smeg al Salone del Mobile

«Proseguiamo con la nostra filosofia - spiega il direttore commerciale Guido Bertelli - e devo dire che nonostante tutto, anche in presenza di mercati difficili, anche nel 2024 la nostra crescita prosegue. Il Salone del Mobile è fondamentale nella nostra strategia di comunicazione ed è l’evento ideale per promuovere in generale le produzioni Made in Italy, che noi vogliamo continuare a rappresentare con forza».

Tecnologie e design che si integrano anche in prodotti più tradizionali, come i piani cottura della trentina De Manincor, produttore di impianti su misura arrivato alla quinta generazione imprenditoriale, 15 milioni di ricavi, con una forte enfasi sul mondo professionale, cucine scelte anche da decine di chef stellati in Italia e non solo.

Le cucine degli chef stellati

Un piano cottura della trentina De Manincor

Oggetti da decine di migliaia di euro, in qualche caso a gas, in altri modelli a induzione, dove la particolarità è quella di avere gli impianti di collegamento (ad esempio il quadro elettrico o le connessioni per il gas), segregate in uno spazio ad hoc unico, raggiungibile in modo agevole per manutenzioni e interventi vari.

Oggetti custom che sono il core business anche della fiorentina Officine Gullo, che realizza isole cottura “cult” che possono costare anche 150mila euro. Oggetti in acciaio (con finiture anche in oro, su richiesta) che finiscono nelle case dei vip globali, con clienti quali Tommy Hilfigher, Andrea Bocelli o Jessica Chastain.

L’isola cottura dei vip

Oggetti anche da 150mila euro per la toscana Officine Gullo

«Ciascuno di questi oggetti - spiega il Ceo Pietro Gullo - richiede mesi di lavorazione ed è realizzato su un progetto specifico per ciascun cliente. L’export è la parte preponderante del nostro business e devo dire che nel nostro settore il Made in Italy continua ad essere un punto di forza rilevante, come si vede anche dalla ressa di buyer stranieri che vediamo qui a Milano in questi giorni».

Incursioni nella tecnologia che si allargano, come dimostra il caso del gruppo piemontese Gessi, in grado di realizzare un miscelatore elettronico in grado di erogare in modo immediato acqua a diverse temperature, con differenti gradi di “frizzantezza” e capace di realizzare anche un caffè espresso.

Altro trend rilevante nel settore è quello legato alla sostenibilità, con le imprese italiane impegnate a modificare processi e prodotti in questa direzione.

Lo stand di Scavolini

«Per noi è un mantra da molti anni - spiega l’ad di Scavolini Fabiana Scavolini - e fin dal 2004 siamo certificati in questo senso. L’idea è quella di modificare prodotti e processi verso una maggiore circolarità, con risultati importanti: il 96% di ciò che facciamo può essere riutilizzato all’interno del ciclo produttivo mentre in parallelo si lavora inserendo elettrodomestici che progressivamente richiedono minori consumi di energia».

Scavolini va al rilancio sulla sostenibilità

Veneta Cucine al Salone

«Portiamo qui l’esito del lavoro di due anni - racconta Denise Archiutti, membro del board di Veneta Cucine - con nuovi prodotti e nuove finiture. I materiali stanno cambiando e non solo per motivi estetici. Si punta infatti a guardare l’intero ciclo di vita per massimizzare il riutilizzo».

 

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