Cos’è il Business Wallet europeo e perché potrebbe semplificare la vita alle imprese
di Danilo Cattaneo*
4' di lettura
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Per chi fa impresa, l’Europa è spesso un mercato unico… solo sulla carta. Basta provare ad aprire una filiale in un altro Paese, partecipare a una gara pubblica transfrontaliera o anche solo fornire un servizio oltreconfine: ricominciano i moduli, le certificazioni, le prove di identità e di rappresentanza legale, spesso da rifare da capo per ogni amministrazione e per ogni interlocutore, senza una vera interoperabilità cross-border. È proprio qui che l’Unione europea sta provando a inserire un “pezzo mancante” della digitalizzazione: un’identità digitale riconosciuta e utilizzabile in tutti gli Stati membri anche per le imprese, non solo per i cittadini.
Il nome tecnico è European Business Wallet, letteralmente un “portafoglio digitale europeo per le imprese”. Arriva all’interno del pacchetto di riforme presentato dalla Commissione europea il 19 novembre 2025, insieme al cosiddetto Digital Omnibus, cioè un insieme di misure pensate per semplificare più regole digitali in un colpo solo. L’idea dichiarata è ridurre burocrazia e frammentazione normativa e, soprattutto, tagliare i costi amministrativi. La Commissione nel suo programma di semplificazione derivato dal “Rapporto Draghi” indica un obiettivo di semplificazione che vale fino a 150 miliardi di euro di risparmi annui per le aziende e una riduzione degli oneri amministrativi del 25% entro il 2029 (fino al 35% per le PMI).
Non è “un’altra app” ma un’identità legale interoperabile, cui agganciare tutti i documenti, le informazioni, gli attributi fondamentali per il business. Il Business Wallet è pensato come un’infrastruttura di fiducia, cioè un sistema che garantisce valore legale alle interazioni online. In pratica, diventa una sorta di portafoglio digitale per le persone giuridiche e per i professionisti che le rappresentano,con la possibilità di scambiare online in tutta Europa in modo sicuro e con valore legale dati, documenti, informazioni in maniera semplice, automatizzata e sicura.
C’è poi un dettaglio che spesso sfugge. Nell’ecosistema europeo dei wallet – termine che qui non indica una singola app, ma un contenitore digitale regolato da norme comuni – non esiste “una sola applicazione uguale per tutti”. Potranno coesistere più soluzioni, pubbliche o private, purché rispettino gli stessi standard. In altre parole, conta l’interoperabilità, cioè la capacità di essere riconosciuti automaticamente anche fuori dal proprio Paese.
Questo anche in virtù del fatto che tra le funzionalità espressamente previste dalla proposta di regolamento figura il Servizio Elettronico di Recapito Certificato Qualificato (SERCQ): individuato come il servizio fiduciario che trasforma il Business Wallet in un canale di comunicazione con pieno valore legale, per la prima volta standardizzato e interoperabile in tutta l’Unione, tanto nei rapporti tra imprese quanto con le pubbliche amministrazioni. Sarà particolarmente interessante nel nostro Paese osservare come il Business Wallet e la PEC, che è in procinto di evolvere in PEC qualificata, interagiranno e si potenzieranno a vicenda.








