Stati Uniti

Corte Suprema americana blocca la stretta di Trump sul voto per posta

La decisione giudiziaria blocca un ordine esecutivo che vuole limitare il voto per corrispondenza, con un impatto significativo sul processo elettorale

 Corte Suprema degli Stati Uniti a Washington, D.C., Stati Uniti, 1° settembre 2026. REUTERS/Aaron Schwartz/Foto d'archivio REUTERS

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La Corte suprema degli Stati uniti ha bloccato le nuove restrizioni proposte dall’amministrazione Trump sul voto per corrispondenza, in una battaglia legale che si avvicina rapidamente alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il giudice distrettuale Carl J. Nichols, nominato da Donald Trump durante il suo primo mandato, ha stabilito che il piano del presidente «probabilmente eccede l’autorità conferita dal Congresso al Servizio postale».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Cosa prevede il piano di Trump

L’ordine esecutivo emanato dalla Casa Bianca, e ora sospeso dalla Corte Suprema, impone agli Stati di caricare gli elenchi degli elettori su un portale in corso di realizzazione da parte del Servizio postale. Il punto è che, secondo una denuncia presentata da un whistleblower federale, il sistema potrebbe impedire a numerosi elettori di ricevere le schede.

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Il Servizio postale avrebbe adottato una politica di “zero per cento di errori” in base alla quale un intero lotto di schede potrebbe essere respinto qualora anche un solo codice a barre controllato da un dipendente non corrispondesse alle informazioni presenti sul portale. Un singolo lotto potrebbe contenere decine di migliaia di schede.

«Il Servizio postale ha progettato un sistema per privare del diritto di voto milioni di americani», ha affermato il senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal, che ha reso pubblica la denuncia del whistleblower. Un portavoce del Servizio postale ha invece sostenuto che il sistema funzionerà correttamente. «Gli americani possono avere fiducia nel fatto che la posta elettorale sarà gestita in modo sicuro e consegnata in modo affidabile», ha dichiarato.

Perché Trump vuole restringere il voto postale

Quella del presidente è una battaglia legale cominciata mesi fa. Ad agosto la Corte Suprema aveva emanato un primo provvedimento che dava il via libera alla direttiva dell’amministrazione, mentre oggi è arrivato uno stop. Questa battaglia legale mette in evidenza l’urgenza con cui Trump sta cercando di rendere operativo l’ordine esecutivo in vista delle elezioni di novembre. Tradizionalmente, infatti, gli elettori democratici hanno fatto un uso maggiore del voto per corrispondenza, per cui una stretta su questa possibilità potrebbe avvantaggiare il partito repubblicano.

In alcuni Stati, tra cui Wisconsin, North Carolina e Alabama, è già iniziato l’invio delle schede per il voto per posta e in alcuni casi gli elettori hanno già restituito le proprie. Diversi tribunali di grado inferiore, peraltro, hanno dato ragione a una ventina di Stati e a gruppi per la tutela del diritto di voto, stabilendo che l’amministrazione Trump non ha il potere di regolamentare la gestione delle elezioni statali.

In questo contesto, cento funzionari elettorali di tutto il Paese hanno presentato alla Corte Suprema un documento sostenendo che il piano potrebbe provocare gravi disfunzioni e che ormai è troppo tardi per applicarlo alle elezioni di novembre, mentre una dozzina di Stati a guida repubblicana ha invece chiesto di consentirne l’attuazione, sostenendo che le modifiche rafforzerebbero la fiducia nel voto e definendole misure di «buon senso».

Trump sta cercando in diversi modi di aumentare il controllo federale sulle procedure elettorali. L’amministrazione ha già chiesto alla Corte Suprema di consentire il controllo della cittadinanza degli elettori da parte degli Stati. La Casa Bianca, inoltre, sta facendo pressione sul Senato perché approvi il Save America Act, che imporrebbe di dimostrare la cittadinanza per registrarsi al voto e di presentare un documento di identità con fotografia al momento di votare.

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