Energia

Corre la geotermia avanzata ma la Ue sottovaluta il potenziale

Secondo Ember l’energia dal sottosuolo di nuova generazione potrebbe coprire quasi metà del fabbisogno elettrico Ue ora soddisfatto da fonti fossili

di Elena Comelli

In Baviera la società canadese Eavor ha fatto partire un impianto commerciale che non ricava energia elettrica da acqua calda sotterranea, ma la produce grazie a un sistema a ciclo chiuso che sfrutta rocce calde e secche

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Davanti all’ennesima crisi energetica dovuta al blocco delle forniture di combustibili fossili, che si rivelano ancora una volta inaffidabili, cresce la necessità di sviluppare fonti alternative, per alleggerire la dipendenza dalle importazioni di idrocarburi. La geotermia di nuova generazione (Egs in inglese, ovvero “Enhanced Geothermal Energy”) potrebbe aiutare l’Europa a liberarsi dalle sue dipendenze, coprendo a un costo competitivo quasi metà del fabbisogno elettrico europeo oggi soddisfatto dalle fonti fossili. A rivelarlo è un nuovo rapporto pubblicato del think tank indipendente Ember, secondo cui 43 gigawatt di capacità geotermica ad alta entalpia (quella con cui si produce energia elettrica) potrebbero essere sviluppati nell’Ue a costi inferiori ai 100 €/MWh e quindi paragonabili agli impianti a fonti fossili, con un potenziale produttivo di 301 terawattora di elettricità all’anno, ovvero il 42% della produzione da carbone e gas registrata l’anno scorso.

Anche Washington ci crede

La geotermia è una fonte rinnovabile continua, non intermittente, e può contribuire anche allo stoccaggio termico. Da qui il revival globale, su cui si è pronunciato perfino Chris Wright, il nuovo segretario all’Energia dell’amministrazione Trump, generalmente avversa alle rinnovabili: all’inizio di marzo, in un discorso a Washington, Wright ha auspicato una forte crescita del geotermico, sostenendo che «potrebbe contribuire a favorire l’intelligenza artificiale, la produzione manifatturiera, il rientro delle attività produttive e a fermare l’aumento dei prezzi elettrici».

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Investimenti a +80% in un anno

Secondo l’ultimo rapporto dell’International Energy Agency, nel 2025 i finanziamenti per la geotermia avanzata hanno raggiunto infatti quasi 2,2 miliardi di dollari, con un aumento dell’80% su base annua e del 280% rispetto al 2018. La crescita è trainata dall’innovazione tecnologica, dall’ingresso di nuovi attori finanziari e da una domanda sempre più forte di energia elettrica continua e programmabile.

Tecnologie più affinate

In pochi anni, il comparto ha affinato le tecnologie di analisi e perforazione del suolo, così come quelle di estrazione del calore, aprendo un ventaglio di possibilità nuove. Il merito è in parte del recente know-how dell’industria fossile nelle trivellazioni orizzontali e in parte dell’intelligenza artificiale utilizzata oggi per analizzare i dati geologici, ottimizzando la ricerca dei siti.

Le ultime innovazioni non hanno solo ampliato la profondità delle perforazioni ben oltre i 2mila metri correnti — è già possibile sfruttare risorse a profondità di 4-5mila metri e si punta ai 7mila — ma riescono anche a creare la permeabilità necessaria, grazie all’iniezione di fluidi in pressione, che allargano micro-fratture naturali, aprendo canali dove il fluido termovettore possa circolare. La geotermia di nuova generazione non ha neanche bisogno di trovare nel sottosuolo fluidi ad alta temperatura per funzionare - come succede nei siti tradizionali di Larderello e Monte Amiata, già sfruttati dalla fine dell’Ottocento - ma li immette a freddo per raccogliere il calore del sottosuolo lungo perforazioni orizzontali ed estrarlo poi con un’altra conduttura, spesso tramite sistemi a circuito chiuso, dove i fluidi circolano senza venire in contatto con la roccia.

In Germania un impianto a ciclo chiuso

Sistemi di questo tipo ampliano moltissimo la platea di siti potenziali, ben oltre quelli già sfruttati sul territorio italiano - come noto uno dei più “caldi” del continente - tanto che la prima centrale geotermica europea di nuova generazione è entrata in esercizio pochi mesi fa in Baviera, dove la società canadese Eavor ha fatto partire un impianto commerciale che non ricava energia elettrica da acqua calda sotterranea, ma la produce grazie a un sistema a ciclo chiuso che sfrutta rocce calde e secche.

Gli Stati Uniti seguono a ruota e potrebbero presto superare l’Europa: la Fervo Energy di Houston, dopo un progetto pilota in Nevada, sta costruendo nello Utah una centrale geotermica di questo tipo da 500 megawatt, con i primi cento megawatt operativi entro il 2026. Molti progetti negli Usa e in Canada stanno ampliando i metodi sperimentati per la prima volta in Europa, con il supporto di incentivi mirati e investimenti privati. Fervo, ad esempio, ha già presentato in via riservata la documentazione per la quotazione in Borsa, puntando a un possibile debutto già quest’estate per finanziare progetti su larga scala, con una valutazione stimata tra i due e i tre miliardi di dollari.

Nuovi paesi protagonisti in Europa

L’Europa ha svolto un ruolo centrale nello sviluppo del geotermico e nel 2024 contava 147 centrali in funzione (comprendendo anche quelle turche), che hanno prodotto circa 20 terawattora di elettricità da una capacità installata di poco più di 3,5 gigawatt (un quinto della capacità geotermica globale). La maggior parte della produzione proviene da Italia, Islanda e Turchia, che insieme coprono la quasi totalità della produzione geotermica europea. Al di là di questi mercati consolidati, però, l’attività si sta espandendo: diversi Paesi hanno già avviato una piccola produzione di elettricità geotermica, tra cui Croazia, Francia, Germania, Ungheria, Austria e Portogallo, mentre circa 50 centrali geotermiche di nuova generazione sono attualmente in fase di sviluppo, con la Germania in testa per numero di progetti attivi.

L’Italia ancora indietro

È un peccato che l’Italia sia ferma dal 2014 a 0,9 gigawatt di capacità geotermica, corrispondenti ad appena 5,2 terawattora all’anno di produzione, l’1,7% della richiesta elettrica nazionale. Tuttavia anche nell’Ue lo sviluppo della geotermia rimane lento, aumentando il rischio che in futuro l’espansione avvenga altrove. Già oggi, in base al report di Ember, la pipeline geotermica negli Stati Uniti è più robusta di quella europea, con 5,4 gigawatt già in via di sviluppo contro i 2,4 pianificati in Europa. Per correggere il tiro serve una politica lungimirante.

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