Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Francesca Barbieri
5' di lettura
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(articolo aggiornato il 24 marzo)
L’Italia è “blindata” fino al 3 aprile: resteranno aperte solo farmacie, generi alimentari di prima necessità, le imprese dei servizi essenziali. Per il lavoro domestico, si stanno chiedendo tante famiglie italiane, come ci si comporta? Ecco 10 domande e risposte elaborate con la collaborazione di Domina, associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico.
1) Le colf e badanti non conviventi devono restare a casa propria o possono continuare a lavorare dalla famiglia che le ha assunte?
È possibile ridurre l'orario di lavoro? L’attività di lavoro domestico può proseguire sia a ore sia atempo pieno anche nel periodo di emergenza per coronavirus. «L’indicazione che stiamo dando alle famiglie - risponde Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina - è di sospendere l’attività, salvo casi eccezionali, come atto di responsabilità e per dare attuazione alle disposizioni introdotte dal Governo italiano». Ci sono famiglie che lo stanno facendo e continuano a retribuire la colf, altre che si accordano tra di loro per sospendere l’attività e recuperare le ore perse una volta finita l’emergenza.
A prescindere da questo momento di emergenza, poi, è sempre possibile operare una riduzione del rapporto di lavoro. Si consiglia sempre al datore di lavoro di mettere per iscritto tutte le modifiche contrattuali.
2) Se la colf vuole continuare a lavorare e la famiglia vuole sospendere come ci si regola?
Posto che la soluzione migliore sarebbe quella di trovare un accordo, possibilmente scritto, in cui si sospende l’attività con l’impegno di recuperare più avanti le ore perse, se la colf insiste per venire la famiglia potrebbe tentare la strada di ferie, visto che nel lavoro domestico non esiste il congedo ordinario. E se il lavoratore non ha ferie? Si possono anticipare, garantendo così una retribuzione al dipendente senza dover interrompere il rapporto di lavoro.