L’addio di Cingolani: «Nato difficile da smantellare, ma l’Europa si rafforzi»
di Celestina Dominelli
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La Cina cerca di tranquillizzare: i nuovi casi di coronavirus sono diminuiti domenica nel Paese, a dimostrazione del fatto che gli sforzi messi in atto da Pechino per tenere sotto controllo il contagio iniziano a produrrre risultati concreti. Questo almeno quanto sottolineano fonti ufficiali.
Intanto però è polemica sulla tempestività della reazione e delle informazioni da parte cinese, dopo che è emerso che l’esplosione del virus era già stata rilevata dalle autorità ben prima che venisse dato l’allarme a livello nazionale, rendendo così nota la situazione a livello internazionale.
Lo stesso presidente Xi Jinping era stato informato della gravità della situazione almeno due settimane prima dell’allarme. Tanto che il leader aveva garantito in un discorso a inizio febbraio con la leadership nazionale di avere «dato istruzioni scritte e verbali» fin dal 7 gennaio e di aver personalmente ordinato la quarantena per i 60 milioni di abitanti della provincia di Hubei, epicentro del contagio, più tardi lo stesso mese.
Il video del discorso è apparso sabato sul sito di Qiushi, pubblicazione ufficiale del Partito comunista. Allora non era stata diramata alcuna informazione pubblica sul virus: solo il 20 gennaio Xi aveva fatto riferimento al contagio con una direttiva che chiedeva ai comitati locali del partito e alle amministrazioni di adottare misure per arginare la diffusione dell’epidemia.
«Dai giorni del Capodanno cinese a oggi, la prevenzione e il controllo della situazione è stata la mia preoccupazione principale. Ho tenuto sotto controllo l’evoluzione dell’epidemia e delle misure di contrasto, dando continue istruzioni verbali e scritte».