Fino al 15 marzo Si allarga a Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria lo smart working agevolato per ora previsto solo per le imprese degli 11 comuni della zona rossa interessati da coronavirus. A stabilirlo il decreto della presidenza del Consigli dei ministri in via di approvazione che, all’articolo 2, prevede la possibilità di applicare le modalità di lavoro agile a ogni rapporto di lavoro subordinato e anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla legge 81 del 2017.
Iter rapido per lo smart working
Un’eccezione, insomma, rispetto a quanto stabilisce la legge secondo cui lo smart working può essere attivato sulla base di un accordo tra impresa e lavoratore.
Viene stabilito inoltre che gli obblighi di comunicazione dello smart working possono essere «assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile suil sito Inail».
Lo smart working o il telelavoro possono essere una valida modalità di gestione dei dipendenti quando non svolgano compiti che non richiedono la presenza in azienda.
Il nodo dei lavoratori della ristorazione e delle pulizie
Resta però aperto il problema dei tanti lavoratori - che dalle pulizie alla ristorazione - svolgono attività per le quali resta difficile applicare lo smart working. «Molti di questi - spiegano dalla Fisascat Cisl di Milano - nell’incertezza generale vengono invitati a mettersi in ferie o a prendere permessi retribuiti».
«A livello lombardo, Cgil Cisl Uil hanno chiesto ai Prefetti di provvedere affinché si adottino comportamenti uniformi per il personale addetto al front-office in tutti i settori- si legge nel comunicato stampa Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Uilpa, della Lombardia -. Occorre una cabina di regia che assicuri omogeneità negli interventi a tutela delle lavoratrici e lavoratori dei servizi pubblici, oltre al tavolo chiesto a Regione Lombardia per trovare misure a sostegno dell'emergenza lavorativa che si sta determinando».
Mense scuole e università: «Oltre 20mila posti a rischio»
La chiusura delle università e scuole di ogni ordine e grado in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Marche, Friuli Venezia Giulia e nel territorio metropolitano di Palermo e nella provincia di Taranto a causa dell'emergenza Covid-19 rischiano di produrre effetti negativi sul settore della ristorazione collettiva