Fondo perduto: dai bar agli alberghi, quando l’aiuto è automatico e quando no
Il calcolo del contributo intreccia codici Ateco, zone e coefficienti dal 50 al 400 per cento. L'Esecutivo lavora al «Ristori-ter» e stanzia altri 4 miliardi per il 2021, attivabili con Dpcm
di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente
3' di lettura
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Fare i conti con carta e penna spesso sarà inevitabile. L’accredito automatico del nuovo contributo a fondo perduto – in corso in questi giorni da parte delle Entrate – non azzera le complicazioni di un meccanismo che funziona per zone, codici Ateco e coefficenti, e che imporrà a molte imprese di fare comunque domanda per ricevere gli aiuti.
Tra coloro che dovranno inviare l’istanza in via telematica all’Agenzia ci sono tutti quelli che – per un motivo o per l’altro – non hanno ricevuto il primo fondo perduto da 6,5 miliardi previsto dal decreto Rilancio (Dl 34/2020) e ora hanno diritto al nuovo aiuto da 2,5 miliardi del Dl Ristori (Dl 137), già ritoccato dal Ristori-bis (Dl 149). A partire da chi non aveva neppure richiesto il primo aiuto, perché non era ammesso (circa 1.600 imprese con ricavi oltre i 5 milioni annui) o perché non ha presentato la domanda pur avendone diritto per una svista o un disguido.
Ci sono poi coloro che l’istanza l’avevano presentata, ma se la sono vista respingere per un errore – ad esempio nella digitazione dell’Iban – e adesso possono fare domanda in autotutela alle Entrate. Per loro, in attesa che si chiuda l’iter sul vecchio contributo, andrà comunque presentata una richiesta per il “nuovo” ristoro. Con una nota dell’11 settembre, l’Agenzia ha riferito al Mef che le domande “a rischio” (quindi soggette a controllo manuale) valevano 128 milioni di euro, cifra cui potrebbero corrispondere tra le 40 e le 60mila istante.
Fatturato di aprile e coefficienti
Oltre a questi soggetti ci sono le imprese che alla data del 30 aprile tecnicamente non esistevano ancora. Quelle che sono state aperte in seguito, ma anche quelle che hanno rilevato aziende già esistenti. Può essere il caso, ad esempio, di chi ha acquistato un negozio il 13 giugno e potrà chiedere il nuovo contributo a fondo perduto usando come parametro il calo di fatturato registrato ad aprile 2020 rispetto ad aprile 2019 dal precedente negoziante (si vedano gli esempi).
Proprio l’ancoraggio al fatturato di aprile è stato da più parti criticato per la sua arbitrarietà. Se aveva senso nell’urgenza della primavera – si è detto – oggi sarebbe servito un parametro più oggettivo. Oltretutto, il riferimento ad aprile rischia di perpetuare eventuali colpi di fortuna (l’impresa che nel 2019 ha venduto un macchinario, fatturando molto) o di sfortuna (l’azienda che ad aprile 2020 si è trovata a fatturare alcuni grossi lavori dei mesi precedenti e poi è rimasta ferma da lì in poi).



