Coronavirus, ecco il decreto che blocca le attività non essenziali. Vietati gli spostamenti dal comune in cui ci si trova
Definito l’elenco di quelle essenziali tenendo conto delle osservazioni delle imprese. In vigore da lunedì 23: le aziende avranno tempo fino a mercoledì 25 per chiudere totalmente le attività
di Nicoletta Cottone e Celestina Dominelli
7' di lettura
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É stato firmato poco dopo le 19 di domenica 22 il decreto che definisce le attività essenziali che potranno continuare a essere aperte (qui l’elenco completo) dopo la nuova stretta del Governo legata all’emergenza coronavirus. Il decreto è in vigore da lunedì 23, le aziende avanno tempo per completare la chiusura fino a mercoledì 25.
Il placet al decreto è arrivato dopo una lunghissima giornata al ministero dello Sviluppo economico per mettere a punto il Dpcm varato sabato notte da Palazzo Chigi. Dopo la comunicazione del premier Conte sono arrivate infatti numerosissime richieste da parte delle aziende, culminate nella lettera aperta al premier Giuseppe Conte inviata dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che aveva chiesto di far proseguire le attività non espressamente contenute nella prima lista, ma funzionali a quelle essenziali. E i correttivi alla nuova stretta per contenere l'epidemia del Coronavirus sono arrivati.
Lista di attività aperte in 87 voci
Il decreto autorizza le attività che erogano servizi di pubblica utilità o servizi essenziali. Un elenco in 87 voci che riguarda le attività che continueranno a rimanere aperte dopo la nuova stretta per contenere l'epidemia del Coronavirus. Consentita anche attività legate alle famiglie, dalle colf e badanti conviventi.
Resteranno in funzione l'intera filiera alimentare per bevande e cibo, quella dei dispositivi medico-sanitari e della farmaceutica e, tra i servizi, quelli dei call center. E la lista potrà essere aggiornata tramite decreto del Mise, sentito il Mef.
Aperte le attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere autorizzate, previa comunicazione al prefetto della provincia dove è ubicata l’attività produttiva. Il prefetto può sospendere le attività se reputa non sussistano le condizioni per farle operare. Il decreto specifica che fino al provvedimento di sospensione dell’attività, le imprese possono operare sulla base della comunicazione resa.



