Volkswagen e Audi: Wv sta lavorando perché le sue joint venture in Cina tornino a produrre secondo la normale pianificazione: SAIC Volkswagen, partnership con SAIC Motor, ha rinviato l'avvio delle attività al 24 febbraio; FAW-Volkswagen, jv con FAW Group, ha ripreso i lavori in alcuni impianti e stima la piena operatività per i prossimi giorni. Secondo la Cnbc, ci sono ritardi su supply chain e logistica, oltre che per i limiti agli spostamenti dei lavoratori. Audi ha riaperto il suo stabilimento cinese il 17 febbario.
Tesla: lo stabilimento a Shanghai, chiuso a partire dalle festività per il Capodanno cinese, ha ripreso la produzione il 10 febbraio.
Renault: la sua filiale sudcoreana Rsm ha sospeso la produzione nello stabilimento di Busan per quattro giorni a partire dall’11 febbraio a causa di interruzioni della catena di approvvigionamento in Cina.
Toyota e Honda: le due case hanno parzialmente ripreso la produzione in alcune fabbriche cinesi. Toyota ha parzialmente ripreso negli impianti di Guangzhou e Changchun, dove opera assieme ai partner locali, Guangzhou Automobile Group e FAW e martedì, anche lo stabilimento Toyota di Tianjin dovrebbe riavviare parzialmente la produzione. Honda ha ripreso parzialmente la produzione nei suoi stabilimenti di Guangzhou. La casa automobilistica stima inoltre la riapertura dell'impianto di Wuhan, focolaio del coronavirus, il prossimo 21 febbraio. La produzione di auto è programmata per la settimana a partire dal 24 febbraio.
Hyundai: ha sospeso la produzione in Corea del Sud a causa dell’interruzione nella fornitura delle parti.
Kia: ha sospeso parte della propria produzione in Corea del Sud a causa del mancato rifornimento di pezzi da parte dei fornitori cinesi.
Elettronica
Apple: il 14 febbraio riapre alcuni dei negozi chiusi in Cina, insieme uffici e contact center. Il 17 febbraio l’azienda ha avvisato gli investitori che a causa del coronavirus non rispetterà le previsioni di ricavi del primo trimestre. La società di Cupertino ha spiegato che i suoi impianti in Cina sono fuori dalla provincia di Hubei, al centro dell'epidemia, e che hanno tutti riaperto ma
che la produzione sta risalendo lentamente. La domanda di iPhone sta inoltre calando in Cina perché i negozi al dettaglio sono chiusi del tutto o parzialmente.
Foxconn: il fornitore di Apple ha riaperto gli impianti e spera di riprendere metà della sua produzione in Cina entro la fine del mese. Ha riadattato parte della sua linea per produrre maschere e abbigliamento medico.
Samsung: ha esteso la chiusura delle ferie per alcune fabbriche in linea con gli orientamenti del governo cinese.
Sony: ha aumentato le prospettive di profitto annuali, dichiarando che l’impatto del virus potrebbe controbilanciare l’upgrade.
Lusso
Burberry: ha chiuso 24 dei suoi 64 negozi in Cina, quelli rimasti aperti hanno orario ridotto perché l’afflusso dei clienti è diminuito dell’80%.
Ralph Lauren :ha chiuso quasi metà dei suoi 110 negozi.
Tiffany: ha chiuso molti negozi in Cina.
Capri Holdings: l’azienda che detiene i marchi Versace, Jimmy Choo e Michael Kors ha annunciato la chiusura di 150 negozi in Cina. Ha annunciato agli investitori che si aspetta che il coronavirus riduca le entrate di 100 milioni di dollari in questo trimestre.
Kering: il proprietario di Gucci ha temporaneamente chiuso metà dei suoi negozi in Cina e ha sospeso nuove aperture e campagne pubblicitarie.
Pvh: ha chiuso la maggior parte dei negozi Calvin Klein e Tommy Hilfiger in Cina.
Abbigliamento
H&M: ha chiuso 334 dei suoi 520 negozi.
Nike: ha chiuso metà dei negozi in Cina, quelli rimasti aperti operano a orario ridotto. Per l’azienda americana è cinese il 18% dei ricavi.
Adidas: lscoppio del coronavirus a fine gennaio e la conseguente chiusura dei negozi ha portato a un crollo dell’85% delle vendite dell’Adidas nella «Grande Cina», una delle aree geografiche più profittevoli per il gruppo. Lo ha annunciato il marchio di abbigliamento sportivo in una nota. Nel comunicato Adidas spiega di aver affrontato «un numero significativo di chiusure di negozi» tra i 500 di proprietà e gli 11.500 in franchising in Cina. Ma anche in quelli rimasti aperti il numero di clienti si è drasticamente ridotto. La regione «Greater China» del gruppo, che comprende Taiwan e Hong Kong, è stata per anni una delle aree in più rapida crescita del mondo per le vendite di Adidas. E la regione Asia-Pacifico nel suo insieme ha rappresentato circa un terzo dei ricavi di Adidas, pari a 6,4 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2019. Guardando al futuro, Adidas sottolinea di non poter prevedere l’entità dell’impatto del virus sui suoi risultati annuali.