Il costo della transizione
Il passaggio a sistemi di produzione e consumo compatibili con l’ambiente e in grado di fermare l’aumento delle temperature globali richiede costi altissimi, anche se secondo l’Fmi (per esempio), sarebbero superati dai danni provocati dal global warming.
Chi dovrebbe pagare e come mobilitare risorse private restano tra i nodi più difficili da sciogliere, tanto che la Cop26 ha dedicato al tema la terza giornata di lavori, dopo gli interventi dei leader mondiali e con le delegazioni al lavoro per raggiungere un accordo condiviso. È qui che entra in gioco la Gfanz. Secondo Carney, per sciogliere i timori sui costi della transizione energetica, «serve un approccio radicalmente nuovo, con nuove strutture di finanza mista e piattaforme per portare insieme i fondi pubblici e privati. Queste iniziative possono dare fiducia per investire». Con Gfanz, ha sottolineato Carney «abbiamo i soldi per transizione, ora dobbiamo pianificarla».
Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, ha detto che «distribuire quel capitale sarà molto più difficile» che garantire gli impegni. Per l’amministratrice delegata di Citigroup, Jane Fraser, «è straordinario che l’iniziativa possa influenzare asset per 130mila miliardi, ma se non si lavora insieme, si fanno tanti bei discorsi, ma si corre il rischio di essere fuori dalla realtà».
Il fronte degli scettici
Cifre astronomiche, insomma, che non convincono tutti. Anzi. Secondo l’organizzazione no profit francese Reclaim Finance, nessuna delle sotto alleanze che compongono Gfanz richiede ai firmatari di interrompere i finanziamenti alle fonti fossili. E da Parigi 2015, le banche mondiali hanno incanalato 4mila miliardi di dollari in petrolio, gas e carbone: 500 miliardi solo quest’anno, secondo i dati Bloomberg. Mark Campanale, fondatore e presidente esecutivo di Carbon Tracker Initiative, sottolinea che manca ancora chiarezza su come potranno essere raggiunti gli obiettivi della Gfanz.
Londra hub della finanza verde
Per il cancelliere dello scacchiere britannico, Rishi Sunak, gli impegni presi dalla coalizione hanno portata «storica». Il governo britannico propone Londra come centro finanziario della lotta al climate change. Sunak ha annunciato regole per spingere le principali aziende del Paese a dettagliare a partire dal 2023 i rispettivi piani di adeguamento al target delle emissioni nazionali zero entro il 2050, sottoponendoli a un comitato di esperti indipendenti.