La corsa alla Casa Bianca

Usa, alla Convention dem l’assist di Biden a Harris: «Siete pronti a eleggere Kamala Presidente?»

Il discorso del presidente primo atto della Convention democratica di Chicago, per rivendicare i successi raggiunti e lanciare la candidatura della sua vice

di Marco Valsania

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden con Kamala Harris e la first lady Jill Biden alla convention dei democratici di Chicago (AP)

6' di lettura

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CHICAGO - Una giornata, la prima della Convention democratica a Chicago, per celebrare la natura senza precedenti della candidatura di Kamala Harris alla presidenza americana. La prima donna di colore, di origine afroamericana e indiana, dipinta quale portabandiera della lotta per i diritti civili, le liberta’, la qualità di vita dei ceti medi e popolari. Segnata non a caso da ovazioni convinte, accanto a quelle per il Presidente uscente Joe Biden, per Hillary Clinton, finora la politica statunitense arrivata piu’ vicina allo Studio Ovale.

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E’ stato Biden a concludere la serata tra il caloroso tripudio dei delegati in piedi e introdotto dalla First Lady Jill Biden e dalla figlia Ashley. “Thank you Joe”, grazie Joe, le parole a lungo rimbombate nell’arena. Ma il Presidente uscente non ha perso tempo guardando alla missione politica davanti ai delegati e al partito: “Siete pronti a votare per la libertà’, per la democrazia. A eleggere Kamala Harris Presidente degli Stati Uniti?”, ha chiesto ottenendo in risposta un corso di Yes, si’, in risposta. “Abbiamo salvato la democrazia nel 2020 - ha detto riferendosi alla sua vittoria contro Trump tacciato di vocazioni autoritarie -. Dobbiamo farlo di nuovo nel 2024”. In chiusura, parole che sono sunate come un commiato: “America, ti ho dato il meglio di me”.

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“Siamo in un momento raro nella storia, dove le decisioni che prendiamo influenzeranno il nostro futuro per decenni”, ha dichiarato scagliando un durissimo attacco a Donald Trump, bollato come portatore di divisioni e odio, a alla possibilita’ di una sua nuova vittoria a novembre. ”Abbiamo lavoro da fare - ha detto Biden - ma stiamo andando nella giusta direzione”, ha continuato rivendicando le iniziative della sua amministrazione, dalle infrastrutture alla sanità. e passando il testimone a Harris.

Prima ancora e quanto e forse più di lui è stata Hillary Clinton, ex Segretario di Stato, senatrice, First Lady e candidata alla Casa Bianca (sconfitta da Trump nel 2016) a elettrizzare i delegati convenuti allo United Center di Chicago. “Kamala ha il carattere, esperienza e visione e per guidarci portandoci avanti” ha detto. “Riportera’ il diritto d’aborto”. Soprattutto ha affermato: “Il futuro e’ arrivato, e’ il nostro momento”. Clinton ha posto fermamente Harris nell’ambito all’ascesa delle donne in politica. “Siamo cosi’ vicino a rompere una volta per tutte il piu’ duro, il piu’ alto dei glass ceiling”, quei tetti di vetro che discriminano le donne. Di Donald Trump d JD Vance, con ottimismo, ha aggiunto: “we have them on the run”, li abbiamo messi alle corde.

Non sono mancati altri momenti cruciali: su tutti la sorpresa di Kamala Harris salita sul palco a meta’ serata, verso le 8 locali, salutando i delegati tra ovazioni di “When we fight, we win”, quando lottiamo vinciamo. E in uno dei momenti piu’ drammatici, sul palco sono salite donne con tragiche esperienza dei divieti d’aborto che si sono diffusi nel Paese su spinta dei repubblicani più radicali, storie di stupri e di rischi di vita della madre. Simbolo delle liberta’ che i democratici accusano i rivali di voler eliminare. Il governatore dello stato del Kentucky Andy Beshear ha citato come nel suo stato un referendum abbia ribaltato simili divieti. Lui ha vinto la sua campagna per la rielezione focalizzandosi proprio sull’aborto.

E’ stata, nell’insieme, una protratta celebrazione della diversità dell’America che il partito demcratico ritieene di incarnare, con speaker che hanno alternato, accanto a donne leader, politici di colore, sindacalisti, personaggi di sport e spettacolo. Si sono susseguiti protagonisti afroamericani nuovi e vecchi, dal sindaco di Chicago al primo mandato Brandon Johnson al chief executive della storica associazione di diritti civili Naacp, Derrick Johnson e al reverendo Jesse Jackson, comparso brevemente sul palco in sedia a rotelle per essere onorato.

Mtiv di fondo è rimasto tuttavia la presentazione di Harris al Paese. La senatrice californiana Laphonza Butler, unica donna afroamericana alla Camera Alta, ha sottolineato la carriera di Harris da procuratrice, da combattente che non si piega ai bulli. Tra gli applausi piu’ scroscianti, quelli che hanno accolto Alexandria Ocasio-Cortez, deputata newyorchese e tra i leader riconosciuti della sinistra del partito, che ha citato l’impegno non solo in politica interna ma anche in politica estera di Harris, “per un cessate il fuoco a Gaza e riportare gli ostaggi a casa”. E ha invitato a eleggere anche maggioranze democratiche al Congresso per coadiuvare una sua nuova amministrazione. Tra gli speaker anche il senatore afroamericano della contesa Georgia Raphael Warnock.

 

Gina Raimondo, segretaria al Commercio, ha denunciato le idee economiche di Trump, dai tagli delle tasse ai ceti abbienti ai dazi, come fallimentari e che non devono tornare. Ha parlato anche il governatore di New York Kathy Hochul, stato che ha in palio una mezza dozzina di seggi alla Camera abbastanza per deciderne il controllo. E Steve Kerr, ex campione di basket dei Chicago Bulls e allenatore della nazionale che ha vinto l-oro alle Olimpiadi dei Parigi. Ancora ecco Shawn Fein, segretario generale della union dell’auto. Ha ricordato come Joe Biden abbia fatto storia unendosi ai picchetti nello sciopero di settore per il contratto. E ha proseguito: “Kamala Harris e’ una di noi, una combattente per i lavoratori”.

Sulla Convention all’arena dello United Center, fin dal pomeriggio, avevano aleggiato slogan cari a Biden. «Let’s win this». Coraggio, andiamo a vincere. A eleggere appunto Harris alla Casa Bianca. In quattro giorni l’apputamento ha in programma di sancire la trasformazione di Harris da opaca vicepresidente di Biden e candidata imprevista dopo il suo ritiro, in leader nazionale capace di far fruttare il ritrovato entusiasmo del partito e prevalere su Donald Trump a novembre. Con Biden che le offre un assist chiave, consacrandola quale erede.

Manifestanti pro-Gaza alla convention Dem di Chicago

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Sullo sfondo, non a caso, Chicago, “capitale” del Midwest e da sempre grande porta sul cuore conteso del Paese. Suo lo skyline di grattacieli più iconico dopo New York. Sotto una città con 2,7 milioni di abitanti, terza nel Paese, e un’area metropolitana che sfiora i dieci milioni.

Protagonista industriale, commerciale, finanziario e culturale, con un Pil da 800 miliardi. E già mostratasi capace di infrangere tabù: è la città dove si fece le ossa Barack Obama, il primo presidente afroamericano. Chicago è però oggi anche simbolo delle divisioni dell’America: per Trump è sinonimo di declino, come tutte le grandi metropoli in mano ai democratici, malata di senzatetto, immigrati illegali e crimine, nonostante i delitti siano calati di un quinto negli ultimi anni.

Harris è giunta a Chicago per ascoltare Biden nel discorso di addio, che tiene fede alla sua iniziale promessa: d’essere un leader di transizione, volto a riportare stabilità dopo il caos di Trump, e a spianare la strada a una nuova generazione. Quella scommessa resta tutta da vincere, racchiusa in sondaggi che vedono Harris in ascesa ma restano incerti: il suo gradimento è migliorato, al 48% dal 39% pochi mesi or sono. Ma se batte Trump su sei temi caldi, soprattutto sociali, arranca su cinque, anzitutto l’economia e la guerra a Gaza.

Proprio il conflitto in Medio Oriente è tra le incognite della Convention, test di unità del partito e della sua coalizione, dalla sinistra ai moderati, dalle donne alle minoranze. Proteste con migliaia di dimostranti, anzitutto pro-palestinesi, sono iniziate fin da domenica e proseguiranno a cadenza quotidiana. Il governatore dell’Illinois JB Pritzker ha mobilitato 250 dei 13.000 soldati della guardia nazionale a fianco della polizia per garantire la calma e i democratici contano su una città abituata a dimostrazioni come a eventi con il doppio dei 50.000 partecipanti alla Convention.

Da parte sua Harris cercherà di evitare tensioni e superare i dubbi d’un elettorato che ancora dice di conoscerla poco. Ha da poco sollevato il sipario sui capisaldi di un’agenda progressista, centrata su interventi per i ceti medi e popolari, “l’economia delle opportunità”, che tacitamente ammette il malessere nel Paese e aspetta maggiori contenuti. Sarà aiutata da quattro serate che vedono schierati ex presidenti e leader: dopo Biden (tema ufficiale “Per la gente”) toccherà oggi a Obama (“Una visione coraggiosa per l’America) e mercoledì a Bill Clinton e al vice da lei scelto, Tim Walz (“La lotta per le nostre libertà”, dall’aborto al diritto di voto). Giovedì spetterà poi a Harris, da Chicago, convincere il Midwest e la nazione d’essere leader non solo legittima (Trump assale la sua nomination come un golpe dei vertici democratici) ma efficace «per il futuro».

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