L’intervista

«Contro la povertà culturale del Sud serve una grande alleanza tra pubblico e privati»

Florindo Rubettino, editore

di Vera Viola

L’editore. Florindo Rubbettino , delegato al Mezzogiorno dalla presidenza dell’Aie

3' di lettura

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«Partiamo da due precisazioni: il tema del divario di lettura e di consumi culturali al Sud non è un problema solo del Sud ma di tutto il Paese. Così come non è un problema solo di editori e librai, ma è questione anche di carattere economico e sociale». Florindo Rubbettino, editore calabrese di seconda generazione, delegato al Sud della presidenza di AIE, l’Associazione italiana editori che ha ingaggiato una campagna di informazione sul divario culturale delle regioni meridionali partita a Napoli e che toccherà tutte le regioni.

Quindi coinvolgerete operatori non solo meridionali, ma dell’intero Paese?

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Si. Il divario culturale è uno dei divari che purtoppo si registrano nel Paese, e come in altri campi anche in questo, riteniamo che si tratti di un problema di carattere nazionale. Bene ha fatto il presidente dell’AIE, Innocenzo Cipolletta, a porre il Mezzogiorno al centro della sua azione.

Si parte da una fotografia della realtà che svela dati sconcertanti.

È proprio così. Abbiamo voluto fare un’indagine molto innovativa che tiene insieme numerosi parametri. E il primo dato che salta all’occhio è l’esistenza di una relazione diretta tra l’indice di lettura e la dotazione di infrastrutture culturali del territorio. Pensiamo a librerie, eventi, biblioteche, fiere del libro...Siamo perciò convinti che, se non si r«afforzano le infrastrutture per la lettura non si risolve alcun problema.

Come far crescere il numero e la qualità di tali infrastrutture, se c’è poca domanda, al punto che le edicole chiudono, le librerie sopravvivono a stento....

Pensiamo che si debba promuovere azioni di promozione della lettura con un’ampia partecipazione. Pensiamo ad azioni che coinvolgano soggetti pubblici in primo piano spesso assenti, ma anche privati, istituzioni, operatori, cittadini e soprattutto il terzo settore.

Soprattutto?

La ricerca di Pepe Research evidenzia che nel Mezzogiorno il volontariato culturale ha spesso una funzione di supplenza per fronteggiare le carenze nelle infrastrutture pubbliche. Un’altra nostra analisi mostra come la partecipazione del Terzo settore al Sud e nelle Isole è del 29% ed è superiore a quella al Centro-Nord pari al 24%.

Come intervenire?

Occorre agire su leve facilmente attivabili. Per far crescere il numero delle librerie, è necessario fornire stimoli alla imprenditorialità trattandosi di un comparto con basse marginalità e sostenere chi non ha molte possibilità ad acquistare libri.

È solo questione di risorse da investire dunque?

Ci vuole senza dubbio altro, rimanendo sul tema delle librerie e più in generale della cultura che si compra, pensiamo anche che sia necessario proporre con creatività. Si deve pensare a nuovi punti vendita non convenzionali per rilanciare cartolibrerie ed edicole e altri presidi.

Come le biblioteche, che vengono frequentate poco.

Qui parliamo di un paradosso. Non mancano le strutture, ma sono pochi gli accessi e i prestiti. Mancano servizi, personale, formazione. Eppure abbiamo numerosi esempi di nuove biblioteche che si costruiscono nel mondo e che fungono da grande attrazione per i giovani, come la biblioteca di Tromso in Norvegia o Nikken Sekkei in Giappone. Inoltre, le biblioteche devono essere anche una risposta alla povertà educativa. Ancora una volta emerge l’assenza dei soggetti pubblici. Eppure dopo il Covid il governo aveva fatto un piano straordinario di investimenti nelle biblioteche, ma i Comuni hanno ridotto le risorse ordinarie vanificando l’azione statale.

La scuola? ha responsabilità?

Enorme. Il focus viene riposto sulla quantità di cosa da studiare piuttosto che sul piacere di apprendere e quindi di leggere. Bisognerebbe sperimentare pratiche di lettura libera, uscendo dai ranghi per dare spazio alla curiosità.

Insomma, l’Aie invoca una grande alleanza contro la povertà culturale del Sud?

È proprio così. Ma c’è una categoria a cui rivolgerei un appello particolare. È quella degli scrittori di successo, meridionali e non, che potrebbero con le loro capacità di racconto, attrarre giovani e non solo.

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