Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Vera Viola
3' di lettura
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«Partiamo da due precisazioni: il tema del divario di lettura e di consumi culturali al Sud non è un problema solo del Sud ma di tutto il Paese. Così come non è un problema solo di editori e librai, ma è questione anche di carattere economico e sociale». Florindo Rubbettino, editore calabrese di seconda generazione, delegato al Sud della presidenza di AIE, l’Associazione italiana editori che ha ingaggiato una campagna di informazione sul divario culturale delle regioni meridionali partita a Napoli e che toccherà tutte le regioni.
Quindi coinvolgerete operatori non solo meridionali, ma dell’intero Paese?
Si. Il divario culturale è uno dei divari che purtoppo si registrano nel Paese, e come in altri campi anche in questo, riteniamo che si tratti di un problema di carattere nazionale. Bene ha fatto il presidente dell’AIE, Innocenzo Cipolletta, a porre il Mezzogiorno al centro della sua azione.
Si parte da una fotografia della realtà che svela dati sconcertanti.
È proprio così. Abbiamo voluto fare un’indagine molto innovativa che tiene insieme numerosi parametri. E il primo dato che salta all’occhio è l’esistenza di una relazione diretta tra l’indice di lettura e la dotazione di infrastrutture culturali del territorio. Pensiamo a librerie, eventi, biblioteche, fiere del libro...Siamo perciò convinti che, se non si r«afforzano le infrastrutture per la lettura non si risolve alcun problema.